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Corsa al gas globale: Eni e Abu Dhabi sbarcano in Argentina per salvare le casse di Milei

Eni e Abu Dhabi entrano nel mega-progetto gas di Vaca Muerta in Argentina. Una mossa strategica da miliardi di dollari fondamentale per l’energia globale e decisiva per salvare le casse in rosso del governo Milei.

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L’Italia si lancia nell’arena del gas sudamericano, in una mossa che potrebbe ridefinire gli equilibri energetici globali. Eni e il colosso arabo XRG hanno appena chiuso un accordo cruciale nella sterminata regione di Vaca Muerta.

Sul piatto c’è molto più di un semplice affare energetico. Si tratta della spinta vitale per l’Argentina di Javier Milei, che cerca disperatamente di riempire le casse della Banca Centrale con preziosi dollari.

Nel dettaglio, Eni e XRG (il braccio per gli investimenti della compagnia nazionale di Abu Dhabi, ADNOC) hanno comprato quote di minoranza in tre blocchi di gas non convenzionale. Parliamo delle aree di Meseta Buena Esperanza, Aguada Villanueva e Las Tacanas.

Ecco come sarà divisa la proprietà:

  • Eni: 32%
  • XRG (Abu Dhabi): 32%
  • YPF (Stato argentino): 36%

La decisione finale sugli investimenti operativi è attesa per la seconda metà del 2026. Notiamo che, comunque, lo stato argentino si tiene una quota molto rilevante. Milei non è un fesso.

Da questi giacimenti uscirà il gas per il gigantesco progetto “Argentina LNG“. L’obiettivo finale è produrre 12 milioni di tonnellate all’anno di gas naturale liquefatto (GNL). L’Argentina vuole disperatamente trasformarsi in un esportatore globale di primo piano.

Per la lavorazione, verranno impiegate due enormi navi galleggianti (FLNG), posizionate nella provincia patagonica di Río Negro. Ognuna avrà una capacità di 6 milioni di tonnellate.

FLNG ENI

Per Eni, l’operazione garantisce un accesso a lungo termine a una delle più grandi riserve di gas del pianeta. Una mossa molto pragmatica per diversificare le forniture e mettersi al riparo dalle solite instabilità geopolitiche mondiali.

L’impatto economico per Buenos Aires è profondo. Il governo Milei sta forzando un piano da 30 miliardi di dollari per esportare energia. Il fine pratico? Incassare valuta estera forte per stabilizzare un’economia storicamente a pezzi e dipendente dall’inflazione.

In questa strategia rientra anche un nuovo grande oleodotto da 2,6 miliardi di dollari. L’opera porterà il greggio dal bacino di Neuquén fino a un nuovo terminale marittimo.

Vaca Muerta, posizione

A livello puramente macroeconomico, i consorzi di GNL galleggiante dovrebbero sbloccare circa 2,5 miliardi di dollari di entrate ogni anno. Una vera e propria terapia d’urto per i conti pubblici.

Tutto questo si regge sul RIGI (Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones), il nuovo pacchetto di norme voluto dal presidente argentino. Si tratta di un piano a dir poco aggressivo per attirare i grandi capitali stranieri.

Il RIGI offre sconti fiscali garantiti per 30 anni, esenzioni doganali e regole di esportazione deregolamentate. È il classico intervento per far costruire ai privati quelle infrastrutture che lo Stato, rimasto senza un soldo, non potrebbe mai permettersi.

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