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Come gli “Heavy truck” hanno causato la guerra commerciale fra USA e Canada

La devinizione di cosa sia un heavy duty truck ha fatto saltare l’accordo fra USA e Canada e scatenato un conflitto commerciale

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Alla fine una categoria di auto particolari è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso verso una guerra commerciale. Gli «heavy duty trucks», quei pick-up da tre tonnellate progettati per i lavori più pesanti e di cui gli americani vanno pazzi, sono automobili o autocarri?

Questa domanda, che può sembrare puramente tecnica o da appassionati d’auto d’oltreoceano, ha portato alla rottura delle trattative in modo definitivo. Un fallimento che costerà molto caro alle case nordamericane, perché gli Heavy Truck costruiti in Canada continueranno ad essere sottoposti a un dazio del 25%, tranne che non abbiano una percentuale sensibile di componenti Made in USA, tale da ridurre l’aliquota, come avveniva da un anno a questa parte.

Ciascuna parte attribuisce la colpa all’altra

Secondo l’amministrazione statunitense, se i negoziati con il Canada avessero avuto successo, Washington avrebbe ridotto i dazi di ben dieci punti percentuali, portandoli al 15%. Per i veicoli che rispettano determinate percentuali minime di contenuto americano, questa aliquota verrebbe addirittura dimezzata, scendendo al 7,5%, cioè, considerando che parliamo di prezzi all’ingrosso, quasi niente per il consumatore.

Tutto sembrava proseguire nel migliore dei modi: il Canada, che aveva già accettato di sospendere i dazi di ritorsione imposti un anno fa sulle auto statunitensi, quando, secondo il canada Washington ha deciso di escludere  all’ultimo momento questi mezzi dalla lista dei veicoli che avrebbero beneficiato della riduzione. Gli Stati Uniti, invece, ribattono che sia stato proprio il Canada a chiedere di includerli all’ultimo minuto, causando così la rottura definitiva.

Secondo l’esperto Brad Setser, i grandi pick-up sarebbero soggetti a una normativa commerciale diversa rispetto al resto del settore automobilistico, ovvero la stessa applicata all’acciaio e ai suoi derivati.

Gli «heavy duty trucks» rientrerebbero quindi nella competenza del segretario al Commercio statunitense, Howard Lutnick, molto più favorevole ai «dazi» di Donald Trump rispetto ad altri membri dell’amministrazione americana. Questo avrebbe fatto saltare l’accordo quando sembrava già concluso.

Un approccio irrazionale

«Non c’era alcuna razionalità nel loro approccio, solo [la volontà] di escludere [gli heavy truck dall’accordo]», ha dichiarato alla stampa sabato sera il primo ministro canadese Mark Carney. In sostanza, si trattava di imporre una serie di condizioni che avrebbero reso la produzione [di questi veicoli] sempre meno redditizia nel corso del tempo. » Due stabilimenti canadesi producono «autocarri pesanti». La Ford assembla i suoi pesanti F-350 a Oakville, mentre la General Motors il suo Silverado a Oshawa, entrambi situati in Ontario. La domanda statunitense avrebbe quindi potuto compromettere la redditività di questi siti e provocarne la chiusura a più o meno breve termine.

Per l’industria automobilistica canadese, il fallimento dei negoziati fa presagire un futuro difficile. Il mercato canadese è troppo piccolo per giustificare il numero di fabbriche che ospita, senza le esportazioni verso gli USA. Inoltre, se per altri prodotti si può provare ad esportare in altri mercati, come l’Europa, questo non vale per l’auto.  Ancor prima della proroga dei dazi del 25% derivante dalla mancata conclusione di un accordo sabato sera, Stellantis aveva comunicato nelle ultime settimane ai sindacati che stava valutando la chiusura del proprio stabilimento di Brampton (Ontario) con i suoi 2.200 dipendenti. Il costruttore intende trasferire la produzione della Jeep Compass, prevista in questo stabilimento, dall’altra parte del confine, nell’Illinois.

Far rientrare i posti di lavoro

L’industria automobilistica nordamericana si è sviluppata, a partire dal dopoguerra, approfittando dello storico abbassamento dei dazi doganali tra Stati Uniti, Messico e Canada e della manodopera a basso costo. La situazione è così complessa che spesso i componenti riattraversano i confini più volte nelle diverse fasi di assemblaggio.

È proprio questo sistema integrato che Donald Trump minaccia da un anno, con l’obiettivo di riportare i posti di lavoro sul suolo americano, a qualunque costo, anche quello di avere delle auto un po’ più costose. Washington è ben conscia che le auto probabilmente costeranno qualcosa di più, ma è disposta a correre il rischio pur di veder aumentare la produzione nazionale di auto e componentistica. Il fatto che poi Carney abbia portato ad un livello superiore, politico, lo scontro, nel tentativo di forzare la mano prima delle elezioni di Mid Term, non faciliterà l’accordo. Però a rischiare è il Canada, che ha esportato pr 410 miliardi di dollari negli USa nel 2025, il 71% del proprio export, contro solo 330 di Washington verso Ottawa, per un 15%. I dazi di Trump si faranno sentire, e in modo molto pesante.

 

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