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COI PENSIONATI RENZI SBAGLIA TUTTO! (di Gianni Pardo)

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Un articolo di Francesco Manacorda, sulla Stampa(1), prezioso per la sua brevità, sostiene la tesi che Matteo Renzi è stato coraggioso, in periodo elettorale, a dichiarare che il governo rimborserà ai pensionati – la cui rivalutazione del trattamento di quiescenza è stata bloccata dal governo Monti – soltanto due miliardi. Infatti è noto che, se si fosse dovuta dare applicazione integrale alla sentenza della Corte Costituzionale, ne sarebbero stati necessari sedici. Questa riduzione è stata inevitabile dall’obbligo di tenere conto della “sostenibilità dei conti pubblici”. E Manacorda chiede che “i soldi risparmiati a spese dei pensionati siano il più possibile indirizzati per aumentare l’occupazione”.
Senza offesa per l’editorialista, raramente si è vista una tale serie di affermazioni discutibili. In primo luogo, se il governo tiene conto della sostenibilità dei conti pubblici, non dovrebbe dare nemmeno i due miliardi. Semplicemente perché non li ha. Il famoso “tesoretto”, di cui tanto s’è parlato, è costituito da una differenza “stimata” fra il disavanzo che si prevedeva e quello che (forse) si avrà.

Dunque, se abbiamo capito bene, si tratterebbe soltanto della possibilità di fare una spesa in deficit all’interno di quel tre per cento di disavanzo che ci consente la Comunità Europea. E se poi a novembre una disastrosa alluvione imponesse al governo un esborso straordinario, che si farebbeper rimanere entro il 3%, si chiederebbero indietro i rimborsi ai pensionati beneficiati?

Inoltre la preoccupazione del governo per la sostenibilità dei conti pubblici convince fino ad un certo punto. Se esso tenesse conto dell’uguaglianza di tutti dinanzi allo Stato e si preoccupasse seriamente dei conti, non avrebbe concesso a una parte dei cittadini ottanta euro al mesein più, e niente a tanti altri, inclusi i pensionati al minimo. Questa regalia politica non qualifica Renzi ad aprir bocca in materia di conti pubblici. Quella manovra elettorale non soltanto è costata dieci miliardi, ma continuerà a costarli anche in futuro.

E tuttavia l’argomento principe è un altro. C’è una sentenza della Corte Costituzionale che impone il rimborso a tutti i pensionati delle somme indebitamente sottratte. Ora i casi sono due: se il governo non ha i soldi per obbedire alla sentenza, che non rimborsi nessuno. Ad impossibilia nemo tenetur, dicevano i romani: nessuno è tenuto a fare l’impossibile. Necessitas legem non habet, la necessità non ha legge. I giuristi dell’antichità ci hanno cantato su tutti i toni che una sentenza ineseguibile non si esegue. E basta. E se invece il governo voleva a tutti i costi obbedire alla Corte Costituzionale, bastava che stampasse tutti e sedici i miliardi in questione. Ché tanto, dello sforamento del limite del 3%, dinanzi all’Italia e dinanzi al mondo, avrebbero risposto i giudici togati della Corte Costituzionale. O almeno quella metà di essi che ha votato a favore di questa sentenza. E ancora una volta, perché dieci miliardi per gli ottanta euro sì, senza stretta necessità, e sedici miliardi no, quando lo impone il giudice?

Come se non bastasse, la decisione di rimborsare solo una parte dei pensionati – sia pure i più poveri – va contro la Costituzione. Questa all’art.3 dice che tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge. Non dice che sì, sono tutti uguali, ma i più ricchi, o – se si vuole – i meno poveri, possono essere taglieggiati e fatti oggetto di odiose discriminazioni.

A questo punto è facile profezia prevedere una valanga di ricorsi, che immaginiamo facilmente vittoriosi. Probabilmente il coraggioso Renzi e i suoi ministri li hanno messi in conto, reagendo con un’alzata di spalle: “Al futuro pensa Dio”. Magari, quando il nodo verrà al pettine, al governo ci sarà un altro.

La brevissima nota si conclude con l’invito a usare i soldi risparmiati per aumentare l’occupazione. Decenni di esperienze, di Cassa del Mezzogiorno, di incentivi alle industrie, e di assunzioni clientelari (ricordiamolo, i forestali calabresi sono più numerosi di quelli canadesi) “a favore dell’occupazione” non sono stati sufficienti a convincere i Manacorda italiani che al governo si deve chiedere di abbassare le tasse, non di spendere i nostri soldi per nobili cause. Il meglio che può fare è risparmiare e portare una corona di fiori sulla tomba di John Maynard Keynes. Forse fino ad ora non l’ha fatto perché non sa che è morto.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
(1)http://www3.lastampa.it/fileadmin/mobile/editoriali.php?articolo=1,

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