Economia
Coesione, a Dublino la partita sul futuro dei territori. Fitto spinge su flessibilità e meno burocrazia

La politica di coesione europea entra in una fase decisiva. A Dublino, nel Castello della capitale irlandese, ha preso il via la riunione informale dei ministri dell’Unione responsabili della Coesione, con al centro il futuro di quella che resta una delle principali politiche di investimento dell’Europa e uno degli strumenti fondamentali per ridurre le distanze tra territori forti e regioni più fragili.
La posta in gioco è alta. La politica di coesione rappresenta circa un terzo del bilancio europeo e continua a essere uno degli strumenti principali attraverso cui l’Unione cerca di ridurre le distanze economiche, sociali e territoriali tra le diverse regioni. Il ministro irlandese della Spesa pubblica Jack Chambers, che presiede la riunione, ha ricordato come la Coesione abbia avuto un impatto concreto sulle comunità di tutta Europa, soprattutto nelle aree più svantaggiate, contribuendo allo sviluppo economico e sociale dei territori. Il confronto di Dublino servirà soprattutto a capire come questa politica potrà evolvere nel prossimo ciclo finanziario.
Al tavolo partecipa anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, titolare della delega alla Coesione e alle riforme. La riunione, in programma il 14 e 15 settembre, deve cominciare a costruire il consenso sul futuro assetto della politica di coesione in vista del prossimo bilancio pluriennale europeo. La presidenza irlandese ha indicato proprio nel finanziamento, nella struttura e nelle modalità di attuazione della futura Coesione i temi centrali del confronto.
Il ministro irlandese Chambers ha ricordato come la Coesione rappresenti circa un terzo del bilancio europeo e abbia un impatto concreto soprattutto nelle aree maggiormente svantaggiate. L’obiettivo del confronto è capire come questo enorme strumento finanziario possa continuare a ridurre i divari territoriali e, nello stesso tempo, diventare sempre più un motore della competitività europea. È esattamente il terreno sul quale Fitto sta lavorando da mesi.
L’impostazione portata avanti dal vicepresidente italiano parte da un principio: la Coesione non va indebolita, ma modernizzata. Deve restare ancorata alla propria missione originaria — ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali — ma deve contemporaneamente diventare più semplice, più flessibile e maggiormente capace di reagire alle nuove necessità dell’Europa.
Una trasformazione già iniziata con la revisione intermedia della politica di coesione. Nella relazione sull’attività della propria delega, Fitto ha indicato esplicitamente tra gli obiettivi il rafforzamento degli investimenti sulle priorità strategiche comuni, accompagnandolo a una maggiore flessibilità nell’attuazione dei programmi. E soprattutto ha posto la semplificazione come criterio trasversale delle nuove politiche europee.
Negli ultimi anni Regioni, Comuni e imprese hanno spesso denunciato una eccessiva complessità delle procedure europee, tempi lunghi e una sovrapposizione di regole che rischia di rallentare l’effettivo utilizzo delle risorse.
La direzione verso cui si sta muovendo Bruxelles punta invece a rendere i programmi più semplici, più adattabili alle esigenze concrete dei territori e maggiormente capaci di reagire alle nuove priorità economiche. Più flessibilità, dunque, ma senza snaturare la missione originaria della Coesione.
Perché il rischio, in una fase in cui l’Europa parla sempre più di competitività e sicurezza economica, è che le risorse finiscano per concentrarsi esclusivamente sui grandi poli produttivi e sulle regioni già più forti.
Al contrario, uno dei principi che dovrà essere preservato è proprio quello di non lasciare indietro le aree interne, le regioni meno sviluppate, i territori montani e tutte quelle zone che affrontano problemi di spopolamento, carenza di infrastrutture e difficoltà di accesso ai servizi. E in questa direzione va anche la strategia Right to stay per le zone interne e ultraperiferiche a cui Fitto sta lavorando in queste settimane.
Per anni amministratori locali, Regioni e imprese hanno denunciato la complessità delle procedure europee: regole differenti, tempi lunghi, passaggi amministrativi che rischiano di trasformare una opportunità finanziaria in una corsa a ostacoli. La sfida di Fitto è fare in modo che ogni euro europeo possa essere utilizzato più rapidamente, senza rinunciare ai controlli ma riducendo la sovrapposizione delle procedure.
Nella proposta per il bilancio 2028-2034 la Commissione punta infatti a programmi più semplici e armonizzati, maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse e nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato, destinati a integrare investimenti e riforme e a rendere gli interventi più aderenti alle esigenze concrete dei singoli territori. La Commissione sostiene che questi strumenti dovranno essere costruiti coinvolgendo non soltanto gli Stati, ma anche Regioni, comunità locali e altri soggetti interessati. Ed è proprio su questo equilibrio che si gioca una parte importante della partita politica.
Semplificare non può significare centralizzare. Rendere più flessibili i fondi non può voler dire allontanarli dalle Regioni e dai Comuni. La nuova Coesione dovrà continuare a partire dai territori, soprattutto da quelli che rischiano di rimanere ai margini delle grandi trasformazioni economiche: Mezzogiorno, aree interne, zone montane, territori colpiti dallo spopolamento e regioni alle prese con difficoltà strutturali.
È anche qui che emerge uno dei punti più caratterizzanti dell’impostazione di Fitto: collegare sempre più strettamente coesione e competitività, evitando però che la seconda finisca per cancellare la prima.
Perché un’Europa competitiva che continua a concentrare sviluppo, popolazione e opportunità soltanto nelle grandi aree urbane e nelle regioni già forti rischierebbe di diventare economicamente più efficiente ma politicamente e socialmente più fragile.
Il confronto di Dublino serve dunque a costruire quel consenso che Chambers conta di raggiungere nelle prossime settimane. Non sarà semplice: gli interessi degli Stati sono diversi e il negoziato sul prossimo bilancio europeo è destinato a essere duro. Ma Fitto arriva a questo appuntamento dopo mesi di lavoro proprio sulla trasformazione della Coesione da grande macchina di spesa a politica più agile, strategica e vicina alle esigenze dei territori.
La sfida sarà ora dimostrare che semplificazione e flessibilità possono convivere con il principio che ha fatto della Coesione uno dei pilastri dell’Unione: non lasciare indietro nessuna regione europea.










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