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Citi Viganò? Sei colpevole di istigazione alla violenza (di Ilaria Bifarini)

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Siamo giunti alla stretta finale di un regime che non ha più bisogno di nascondere la sua natura agli occhi dei cittadini. La finestra di Overton è ormai spalancata e la rana bollita è priva di sensi. Rimane giusto qualche personaggio fuori dal perimetro spinato del pensiero unico, additato come pericoloso nemico, da mettere a tacere con tutti i mezzi. Così per l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, voce dissidente e altisonante della Chiesa cattolica, uno dei primi a denunciare il piano distopico e diabolico del Grande Reset.

Le sue lettere pubbliche sono delle cannonate contro il pensiero unico del politicamente corretto e del nuovo terrorismo sanitario di cui lo stesso Bergoglio è promotore.  Così il suo ultimo video, in cui invitava a denunciare l’inganno del reset come dovere di ognuno di noi,  è stato immediatamente censurato da YouTube. Ma la nuova dittatura è spietata e agisce in modo capillare, senza lasciare faglie di dissenso che potrebbero instillare il dubbio su quanto sta accadendo e in particolare risvegliare qualche coscienza tra il nutrito popolo dei fedeli. Così non si limita a censurare il diretto interessato, ma addirittura chiunque osi citarlo e riportare il suo pensiero.

E’ quanto mi è accaduto ieri per aver pubblicato un virgolettato delle parole dell’arcivescovo nemico giurato del mainstream: il post è stato valutato “contrario agli standard in materia di disinformazione che potrebbe causare violenza fisica”, poiché, spiegano, “non consentiamo la divulgazione di informazioni che potrebbero provocare danni fisici” (quali?).

Arrogandosi un potere che trascende la giurisdizione nazionale in tema di libertà di espressione,  mi è stata comminata una sospensione di ben 3 giorni da Facebook.

Fedele paladina del discorso dogmatico del nuovo scientismo imperante, la creatura di Zuckerberg, che detiene di fatto il monopolio dei social e gestisce l’80% dei dati, spiega che “In alcuni casi, secondo le organizzazioni sanitarie riconosciuto (ndr., come l’Oms, finanziata proprio dal citato Gates) queste informazioni potrebbero fuorviare le persone su come curare e prevenire una malattia o potrebbero spingerle a non cercare cure mediche”.

E’ a dir poco paradossale come,  al contrario, siano proprio i diktat del nuovo regime pseudosanitario a bocciare le cure mediche e le terapie domiciliari precoci, che hanno salvato molte vite.

Poi, a corollario dell’opera di ortopedizzazione della comunità virtuale, chiude il messaggio con : “Ricevi informazioni affidabili e aggiornate sul Covid-19 dall’OMS. Visita who.int.”

Non paghi del ban impostomi, gli uomini di Zuckerberg -non vi illudete infatti che ci siano solo algoritmi a gestire queste azioni punitive, che non a caso colpiscono solo personaggio scomodi e non allineati- hanno inviato un messaggio a ciascuno degli utenti (circa mille!) che ha interagito col mio post:

Che uso possiamo fare ormai  dei social se persino una citazione, con tanto di virgolette e indicazione dell’autore, viene censurata e comminata una pena a chi la riporta?

Prima ci hanno lasciato l’illusione di trovare in queste piattaforme uno spazio di libertà di espressione, alternativo a quello dei media mainstream, che ha effettivamente permesso a voci liberi e fuori dal coro di avere un seguito e di divulgare il pensiero critico, poi hanno deciso di reprimere anche questo spiraglio lasciato libero. Dove porterà questo soffocamento del dissenso, una volta impedita ogni valvola di sfogo?

Potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang per i padroni/feudatari del de-pensiero unico.


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