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CHE COSA FARE CONTRO IL TERRORISMO

P.Battista, sul Corriere(1), lancia un grido d’allarme che certamente sarà condiviso da molti, anche se non ha il pregio della novità. I terroristi colpiscono dovunque vogliano, in Francia, in Tunisia, in Kuwait, a un passo dall’Italia, e noi: “Facciamo finta di niente”. Registriamo l’orrore ma continuiamo a pensare che è lontano, non ci minaccia direttamente, non ci riguarda.
Ammettiamo che Battista abbia ragione. Poniamo che gli attentati che hanno avuto luogo altrove siano avvenuti tutti in Italia, perché effettivamente ciò che è accaduto a Grenoble poteva accadere a Cuneo, e ciò che è accaduto a Sousse poteva accadere a Porto Empedocle. Quali dovrebbero essere le nostre risposte?
Battista, nel porre queste domande, non tiene sufficientemente conto della natura umana. Il fatto che questi attentati non si siano verificati in Italia conta più di quanto lui non creda. Le persone normali non sono molto razionali. Finché non hanno un incidente, reputano la cintura di sicurezza un fastidio e l’assicurazione soldi buttati. Dunque, finché non saremo sommersi dall’orrore, noi italiani continueremo a pensare che la cosa non ci riguardi. E infatti se Battista, invece di limitarsi a lanciare l’allarme, avesse proposto un qualunque rimedio, si sarebbe visto dare addosso da tutti.
Il terrorismo è di due tipi. C’è quello organizzato, che tende a costituirsi se possibile in Stato e a dominare un territorio: Al Qaeda, Boko Aram e ora lo Stato Islamico, e contro queste entità la risposta è la guerra. Ma essa è ormai inverosimile. Da un lato per anni si sono condannati gli Stati Uniti per aver portato la guerra in Afghanistan, dall’altra l’Europa e l’Italia sono troppo pacifiste per roteare una fionda.
Il secondo tipo di terrorismo è quello individuale. Quello realizzato da un fanatico non collegato a nessuna organizzazione, praticamente impossibile da scoprire. Anche se, a posteriori, le organizzazioni terroristiche ne rivendicano l’azione. Contro questo tipo di terrorismo non c’è difesa. O, più esattamente, qualunque mossa si immagini, risulta “politicamente scorretta”. Si ricordi con quali toni di virtù oltraggiata l’Europa ha considerato quel “Patriot Act” di George W.Bush, che dopo l’Undici Settembre ha impedito ogni serio attentato negli immensi Stati Uniti.
E tuttavia, se in Italia ci fosse una serie di attentati terribili e sanguinosi, si potrebbe star sicuri che i nostri connazionali passerebbero da un giorno all’altro dal buonismo alla rabbia furiosa, dal perdonismo alla richiesta di una tremenda vendetta , e dimenticherebbero in un solo giorno il garantismo di molti decenni. È la natura umana.
Facciamo l’ipotesi che, a Milano, un giovane originario della Puglia e rosso di capelli, provochi una strage. Poi, un cinquantenne disoccupato dai capelli rossi provoca una strage a Palermo, e infine una donna dai capelli rossi, a Roma, si metta a gettare acido sulla folla che aspetta la metropolitana. Ecco la conclusione: non tutti i “rossi” sono terroristi, ma tutti i terroristi sono “rossi”. Dunque bisogna guardarsene. Ciò sarebbe contrario all’uguaglianza di tutti i cittadini, al principio della responsabilità personale e, per così dire, all’intera civiltà occidentale: ma ci sarebbe modo di impedirlo?
Se gli attentati fossero tutti di matrice islamica, vedremmo di colpo ribaltarsi la temperie nazionale. Improvvisamente ci sarebbe uno stato d’animo da pogrom per cui tutti i musulmani sono terroristi e tutti i musulmani devono essere buttati in galera. Si ripete, sarebbe stupido, perché contro il terrorismo individuale si può fare ben poco. Ma probabilmente, spinto dalla pressione popolare, lo Stato sarebbe costretto ad adottare misure contro la presenza sul territorio di alcuni stranieri. Potrebbe negare il permesso di soggiorno a tutti i musulmani; potrebbe chiudere tutte le moschee, come stanno facendo in Tunisia, o comunque disporre che vi si parli in italiano; potrebbe vietare alle donne (magari uomini imbottiti di tritolo) di andare in giro velate, e via dicendo. I demagoghi direbbero: “Quelli che hanno la cittadinanza italiana rimangono, tutti gli altri via”.
Una distinzione su base religiosa è ripugnante, ma i francesi hanno visto che gli attentati che hanno subito era stati provocati da musulmani, se pure con la cittadinanza francese, e lo stesso è avvenuto in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e altrove. Dunque una reazione è prevedibile. Fra l’altro, fra i musulmani, se pochi agiscono, molti commettono l’errore d’applaudire.
Naturalmente sarebbe un’ingiustizia che il sospetto e l’accresciuto controllo colpiscano anche i musulmani perbene e civili. Ma anche noi siamo perbene e civili, e tuttavia negli aeroporti siamo sottoposti a una serie di controlli umilianti e a noiose restrizioni.
Tutti questi sono discorsi molto politically incorrect ed è perfino triste farli. Si vuole soltanto sottolineare che, finché non si è colpiti, si è buonisti e garantisti; quando invece si è feriti nella carne viva, si esagera nell’altro senso. Oggi – ha ragione Battista – siamo troppo miti, ma non vorremmo un giorno doverci lamentare di una reazione feroce.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
26 giugno 2015
ww.corriere.it/esteri/15_giugno_26/attentato-francia-lione-noi-continuiamo-far-finta-niente-5f5473e6-1bf4-11e5-a24d-298f280523ad.shtml

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