Europa
Ceuta arriva a Bruxelles: ECR chiede la plenaria straordinaria, ora l’Europa deve scegliere tra deterrenza e modello Sánchez

La crisi di Ceuta non è più soltanto un’emergenza spagnola. È diventata il primo vero banco di prova europeo sul futuro delle politiche migratorie e sulla tenuta di Schengen. Dopo la richiesta avanzata dai Patrioti, anche il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei ha scritto alla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola chiedendo la convocazione immediata di una sessione straordinaria, con la partecipazione del Consiglio e della Commissione.
La lettera firmata dai co-presidenti Nicola Procaccini e Patryk Jaki punta a impedire che il Parlamento europeo resti fermo durante la pausa estiva mentre alle frontiere dell’Unione si consuma una crisi di dimensioni eccezionali. Per ECR, quanto avvenuto nell’enclave spagnola è la conseguenza diretta di politiche che hanno ridotto la capacità di deterrenza, incoraggiato le partenze irregolari e trasmesso l’idea che, una volta raggiunto il territorio europeo, sia comunque possibile ottenere una forma di regolarizzazione.
La richiesta ha una forte valenza politica, ma non determina automaticamente la convocazione dell’Aula. L’articolo 229 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea stabilisce infatti che il Parlamento possa riunirsi in sessione straordinaria su richiesta della maggioranza dei suoi componenti, oppure su iniziativa del Consiglio dell’Unione europea o della Commissione. Anche il regolamento dell’Eurocamera prevede che, in presenza di una di queste condizioni, il presidente convochi il Parlamento dopo aver consultato la Conferenza dei presidenti, l’organismo che riunisce la presidenza e i leader dei gruppi politici.
ECR, dunque, non può convocare da solo la plenaria. Per trasformare la lettera in una seduta effettiva servirebbe innanzitutto costruire una maggioranza assoluta tra gli eurodeputati, oggi pari ad almeno 361 membri su 720, oppure convincere il Consiglio o la Commissione a fare propria la richiesta. L’adesione dei Patrioti amplia il fronte favorevole, ma i due gruppi, anche sommando i rispettivi seggi, restano lontani dalla soglia necessaria. Sarà quindi decisivo verificare la posizione del Partito popolare europeo e di una parte dei liberali, soprattutto degli eletti nei Paesi che chiedono un rafforzamento dei controlli alle frontiere.
Proprio questo rende l’iniziativa di Procaccini e Jaki politicamente rilevante. Una eventuale sessione straordinaria obbligherebbe ogni gruppo a uscire dall’ambiguità e a pronunciarsi sul modello seguito dal governo di Pedro Sánchez: regolarizzazioni su vasta scala, gestione prevalentemente nazionale dell’accoglienza e richiesta di solidarietà europea quando la pressione migratoria diventa insostenibile.
Sánchez, da parte sua, ha chiesto una riunione urgente a livello europeo, accusando alcuni governi di aver reagito alla crisi con pregiudizi e calcoli politici. Secondo le informazioni emerse, il premier spagnolo ha scritto alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo António Costa sollecitando un confronto immediato e una risposta comune alla crisi. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue si è orientata verso una riunione urgente dei ministri dell’Interno.
È però necessario distinguere i diversi livelli istituzionali. Il Consiglio europeo riunisce i capi di Stato e di governo e definisce le grandi linee politiche dell’Unione. I ministri dell’Interno si riuniscono invece nel Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Ue, organismo che può affrontare concretamente questioni come controlli alle frontiere, rimpatri, cooperazione di polizia e funzionamento di Schengen.
La convocazione dei ministri potrebbe quindi precedere o perfino rendere meno probabile una riunione straordinaria dei leader. Sarebbe la sede operativa per discutere il rafforzamento di Frontex, l’assistenza alla Spagna, i rimpatri e le iniziative nei confronti del Marocco. Una plenaria straordinaria del Parlamento avrebbe invece soprattutto un valore politico: potrebbe concludersi con una risoluzione, non direttamente vincolante, ma capace di indicare l’orientamento dell’Eurocamera e di esercitare pressione sulla Commissione.
Ed è proprio qui che si misura la vera portata dello scontro. Sánchez vuole che l’Europa riconosca Ceuta come un attacco alla frontiera comune e condivida responsabilità e costi della gestione dell’emergenza. ECR chiede invece che Bruxelles esamini anche le responsabilità politiche di Madrid e il possibile effetto di richiamo prodotto dalle regolarizzazioni degli immigrati irregolari.
Le due richieste partono dallo stesso evento, ma conducono verso direzioni profondamente diverse. Per il governo spagnolo, la risposta europea deve concentrarsi sulla solidarietà. Per i Conservatori, prima della solidarietà vengono la protezione delle frontiere, la deterrenza e i rimpatri rapidi.
Una sessione straordinaria avrebbe dunque il merito di chiarire quale linea stia davvero prevalendo nell’Unione. Da una parte il modello spagnolo, fondato sulla regolarizzazione e sulla successiva redistribuzione europea delle conseguenze. Dall’altra una strategia basata sugli accordi con i Paesi terzi, sul rafforzamento delle frontiere esterne e sull’allontanamento di chi non ha diritto a restare.
Ceuta costringe Bruxelles a scegliere. Non basta proclamare che le frontiere spagnole sono frontiere europee. Occorre stabilire anche chi debba proteggerle, con quali strumenti e soprattutto con quale politica. La richiesta di ECR serve esattamente a questo: portare il confronto alla luce del sole ed evitare che, passata l’emergenza, l’Europa torni a rinviare una decisione che gli eventi hanno già reso inevitabile.









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