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Caos nel Regno Unito: Starmer inchiodato alla poltrona, Miliband blocca Streeting. Il Paese attende la fine della faida laburista

Una drammatica resa dei conti paralizza Londra: dopo una storica disfatta elettorale, Keir Starmer si barrica al potere. Ed Miliband torna in scena in una manovra disperata per bloccare l’ascesa di Wes Streeting, scatenando una guerra civile laburista che congela gli investimenti e lascia l’economia del Regno Unito sull’orlo del baratro

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Nel Regno Unito molti si aspettavano un cambio rapido al vertice del Paese, invece è partito uno scontro all’ultimo coltello nel Partito Laburista al potere. Dopo elezioni locali drammatiche, in cui la parte al governo ha perso oltre 1.400 consiglieri e ha visto i propri elettori storici fuggire verso l’estrema dei  Verdi  o i sovranisti di Reform UK, il Primo Ministro, invece che prendere la responsabilità dei propri errori e lasciare la carica, si è comprato un barattolo di Bostik e ha deciso di incollarsi alla poltrona.

Ci sarebbe da ridere, se non si parlasse del futuro di una nazione. La vera ironia si gioca dietro le quinte, dove i politici sembrano pensare che tutto si riduca alla propria sopravvivenza o all’eliminazione dell’avversario. Mentre Starmer cerca di restare a galla, i suoi potenziali successori si annullano a vicenda in una dura guerra di fazioni.

Il gioco delle parti: tutti contro tutti

Nel partito si stanno preparando i leader che vorrebbero prenderne il posto. Da una parte c’è Wes Streeting, ministro della salute e volto dell’ala destra del partito. Streeting era dato per pronto a lanciare la sfida finale al leader, ma si è fermato in attesa di raccogliere i numeri necessari, forse consapevole della propria impopolarità tra i semplici iscritti al partito.

Dall’altra parte, per evitare la “coronazione” del centrista Streeting, si muove l’ala sinistra laburista. E chi viene spinto in prima linea? Ed Miliband. L’attuale ministro dell’energia, che ha già guidato il partito verso una netta sconfitta alle urne nel 2015, viene usato oggi come pedina per sbarrare la strada al rivale interno. In tutto questo caos, il candidato preferito dalla base, il sindaco di Manchester Andy Burnham, è bloccato da un cavillo tecnico: non siede in parlamento e quindi non può sfidare direttamente il leader.

Il risultato di questa mossa è paradossale: Miliband, scendendo in campo per bloccare Streeting, finisce per dividere i ribelli. Questa paralisi, di fatto, aiuta indirettamente Starmer a guadagnare tempo. Tutti vogliono fargli la festa, quindi lui, almento per ora, galleggia.

Tutto questo è stato colto con scetticismo e perfino un tocco di umorismo nel paese. Nella sua storia si sono raramente viste scene di questo genere, nonostante i Conservatori, nella precedente legislatura, avessero già dimostrato comportamenti politici particolari. Ovviamente sui social media sono esplosi i meme che prendono in giro il Primo Ministro  legato alla poltrona.

Le ricadute economiche sul Paese

Mentre i palazzi londinesi del potere sono ostaggio di queste faide personali, l’economia britannica soffre. L’assenza di una guida unita ha conseguenze molto pratiche per i cittadini:

  • Blocco degli investimenti pubblici: Con i ministri più concentrati a contare i voti per la propria carriera che a governare, i grandi piani di spesa per le infrastrutture e la sanità sono fermi. L’assenza di un intervento statale deciso raffredda la domanda interna, danneggiando l’economia reale e penalizzando i lavoratori.
  • Incertezza sui mercati: Il vuoto di potere spaventa gli investitori, riducendo i flussi di capitale necessari per rilanciare la produzione nazionale.
  • Crisi del costo della vita ignorata: Le famiglie affrontano prezzi alti e servizi pubblici in grande difficoltà, ma il governo appare troppo impegnato in giochi di potere per occuparsi della stabilità economica e sociale.

I cittadini britannici hanno inviato un messaggio forte attraverso il voto locale, cioè che vogliono un governo diverso con priorità diverse, soprattutto dal punto di vista economico e della sicurezza. Questo però sembra non interessare a Westminister, dove ci si preoccupa solo del rimanere al potere il più a lungo possibile, solo per occupare il potere, anche senza fare niente. Un altro segno della decadenza della politica moderna.

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