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EconomiaEnergia

Caos nel Golfo Persico: metaniere sotto tiro, coda per caricare in Qatar e l’Europa trema

Crisi GNL: 11 metaniere sotto tiro a Hormuz, il Qatar blocca il gas.
L’impianto di Ras Laffan si ferma per i missili iraniani. Prezzi del gas alle stelle in Europa, rischio inflazione e bollette record per l’inverno.

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Il mercato globale del gas si trova a un passo dal baratro energetico. Il Medio Oriente brucia nuovamente e il Qatar, il principale esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), ha improvvisamente congelato la sua produzione. Nello Stretto di Hormuz l’allarme è massimo.

Almeno 11 immense navi metaniere sono attualmente bloccate in mare aperto. Sono vuote, in attesa di caricare a Ras Laffan, ma la loro posizione le rende bersagli perfetti. Questi giganti d’acciaio, lenti e vulnerabili, sono pericolosamente esposti ai droni e ai missili iraniani.

Essere ancorati in un collo di bottiglia geopolitico trasforma queste navi in facili prede. Non c’è scampo per una metaniera ferma se dovesse piovere fuoco dal cielo. La tensione è altissima e le compagnie di navigazione guardano ai loro radar con il fiato sospeso. Il sito Marine Traffic mostra questa situazione in modo chiaro:

In rosso le metaniere ferme di fronte a Ras Laffan

La decisione di Doha è arrivata come una doccia gelata. Saad Al-Kaabi, amministratore delegato di Qatar Energy, ha bloccato i piani di rilancio produttivo. Le operazioni a Ras Laffan sono state ridotte ai minimi termini per evidenti ragioni di sicurezza.

Parliamo di un impianto vitale per l’economia globale. Ras Laffan garantisce da solo circa il 20% della fornitura mondiale di gas. Il blocco improvviso di una struttura che produce 77 milioni di tonnellate di GNL all’anno non è un semplice imprevisto, è uno shock sistemico.

Le conseguenze economiche di questa paralisi sono immediate e feroci. Quando l’offerta si contrae e la domanda resta rigida, i prezzi esplodono. È la regola base del mercato. E in questo scenario, il gas andrà semplicemente a chi ha le tasche più profonde.

Si profila una spietata guerra commerciale tra Europa e Asia. Entrambi i continenti hanno un disperato bisogno di riempire i propri stoccaggi in vista dell’inverno. I prezzi spot del GNL in Asia hanno già registrato un’impennata dell’80% rispetto ai livelli precedenti al conflitto.

In Europa, la situazione non è meno drammatica. I prezzi di riferimento ad Amsterdam hanno superato la soglia psicologica dei 50 euro per megawattora. Un rincaro che si tradurrà a breve in bollette più salate per le famiglie e costi di produzione insostenibili per le nostre imprese. Questo è un problema che le aziende energetiche dovranno affrontare subito e di cui la UE, con questa ricerca per i prezzi spot al posto dei contratti a lungo termine, ha peggiorato.

TTF Olandese

I settori industriali europei, già fiaccati da una competitività claudicante, rischiano il colpo di grazia. Mentre in Asia la Cina riprende ad assorbire energia, l’Europa si ritrova a pagare un premio di rischio geopolitico esorbitante per mantenere in funzione le proprie fabbriche.

Le ripercussioni sul traffico marittimo sono evidenti. L’Autorità marittima ha innalzato il livello di minaccia a “grave”, costringendo molti operatori a fare letteralmente marcia indietro. Il collasso logistico dello stretto è nei numeri e nelle rotte deviate.

Di seguito, un quadro delle navi costrette a invertire la rotta negli ultimi giorni:

Nome NaveTipologia CaricoDestinazione OriginaleStato Attuale della Rotta
Al GhariyaGNL (Vuota)Ras Laffan (Qatar)Deviata fuori dallo Stretto
DuhailGNL (Vuota)Ras Laffan (Qatar)Deviata fuori dallo Stretto
Al RuwaisGNL (Vuota)Ras Laffan (Qatar)Deviata fuori dallo Stretto
Lila VadinarGreggio (VLCC)KuwaitInversione al largo dell’Oman

I dati di tracciamento di Kpler e LSEG confermano che le tre metaniere qatariote stavano per entrare nell’imbuto di Hormuz prima di virare bruscamente. Anche la Lila Vadinar, carica di due milioni di barili di greggio, ha preferito la sicurezza dell’Oman al rischio di un missile a prua.

Il paradosso di questa crisi è evidente. Le cancellerie occidentali parlano di accordi di pace e transizione energetica, mentre la realtà ci consegna un’economia globale ancora totalmente dipendente da uno stretto di mare controllato da potenze ostili.

La ripresa delle esportazioni del Qatar era attesa come ossigeno per i mercati. I piani prevedevano un riavvio entro due mesi, mantenendo alcuni impianti a regime ridotto per uno sprint produttivo. Ora, tutto è sospeso a tempo indeterminato.

Le clausole di forza maggiore fioccano. Qatar Energy le ha estese fino ad agosto per i clienti asiatici. In Italia, operatori come Edison hanno già avvertito che l’emergenza si protrarrà almeno fino a settembre. L’incertezza regna sovrana e i mercati odiano l’incertezza.

Senza un intervento diplomatico drastico e risolutivo, le 11 metaniere resteranno ancorate, trasformandosi nel simbolo dell’impotenza energetica occidentale. E mentre le navi restano ferme, l’inflazione si prepara a presentare un nuovo, salatissimo conto. I paesi europei, nel frattempo, fanno i pesci nel barile, quasi come se il problema dei costi energetici riguardasse qualcun altro e l’economia non avesse bisogno di questo gas come il pane.

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