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Cambiamento in Brasile: Flávio Bolsonaro sorpassa Lula e i mercati scommettono sul crollo dell’ultimo gigante della sinistra
Un devastante scandalo giudiziario travolge i vertici di Brasilia: Flávio Bolsonaro supera Lula nei sondaggi e i mercati finanziari scommettono sul crollo dell’ultimo gigante della sinistra latinoamericana.

Un colpo di scena improvviso e devastante scuote le fondamenta politiche di Brasilia e manda in subbuglio le sale operative di mezzo mondo. Luiz Inácio Lula da Silva, l’ultimo grande riferimento della sinistra storica sudamericana, ha perso la sua rendita di posizione nei sondaggi: il senatore conservatore Flávio Bolsonaro lo ha raggiunto e superato sul filo di lana, mentre uno scandalo senza precedenti alla Corte Suprema rischia di travolgere l’intero apparato di potere governativo.
La campana a martello è suonata con la pubblicazione dell’ultima rilevazione demoscopica firmata da BTG Pactual e Nexus. A poche settimane dal voto, la simulazione del secondo turno vede il figlio dell’ex presidente salire al 50,4% dei consensi contro il 49,6% del presidente in carica, secondo i modelli aggregati da UBS. Siamo formalmente all’interno del margine di errore statistico, ma la tendenza psicologica ed elettorale ha subito una mutazione violenta: il vantaggio di Lula è evaporato giorno dopo giorno.
🇧🇷 ELEIÇÕES 2026 | 2º TURNO
Lula × Flávio Bolsonaro
🟢 Flávio Bolsonaro (PL): 46% (+1)
🔴 Lula (PT): 45% (−1)
⚪️ Nenhum/branco/nulo: 8% (=)
❔ NS/NR: 1% (=)Lula × Augusto Cury
🟠 Escritor Augusto Cury (Avante): 45%
🔴 Lula (PT): 43%
⚪️ Nenhum/branco/nulo: 10%
❔ NS/NR: 1%… pic.twitter.com/mCii9hubT4— Eixo Político (@eixopolitico) September 8, 2026
A dare la spallata decisiva alla popolarità del leader del Partito dei Lavoratori non sono stati solo i cronici problemi del costo della vita, ma un autentico terremoto istituzionale. Al centro della bufera c’è il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, l’uomo forte della magistratura brasiliana che aveva blindato la transizione del 2022 e condotto con il pugno di ferro i processi contro l’ex presidente Jair Bolsonaro.
La pubblicazione di una fitta serie di messaggi riservati ha portato alla luce legami opachi tra l’alto magistrato e Daniel Vorcaro, l’ex proprietario del Banco Master, finito sotto inchiesta per una colossale frode finanziaria. Nel paese reale l’effetto è stato istantaneo e corrosivo. Per i sostenitori dell’opposizione, la narrazione della superiorità morale della sinistra e dei suoi alleati togati è andata in frantumi in poche ore. “Chi vota Lula, vota Alexandre de Moraes”, ripete instancabilmente Flávio Bolsonaro dai palchi elettorali. E lo slogan, a giudicare dalle curve dei sondaggi, sta facendo breccia proprio tra gli elettori indecisi della classe media e del mondo produttivo.
🇧🇷‼️ | El Candidato Presidencial, Flávio Bolsonaro, lideró una masiva concentración de personas durante las celebraciones por el día de la independencia de Brasil. Bolsonaro afirmó que la voz del pueblo es la voluntad divina y aseguró que en las elecciones de octubre desplazará a… pic.twitter.com/UQkdjNQDyh
— UHN Plus (@UHN_Plus) September 7, 2026
Flávio Bolsonaro ha saputo muovere le sue pedine con freddezza politica. Ha raccolto l’eredità elettorale del padre evitando gli scontri verbali più ruvidi, cementando un’alleanza solida con i potenti settori dell’agroalimentare e con il blocco elettorale evangelico, che nei sondaggi lo premia con oltre venti punti di vantaggio su Lula. L’agrobusiness, vero polmone esportatore del Brasile, mal sopporta i vincoli normativi e la pressione fiscale dell’attuale governo, vedendo nel senatore un interlocutore attento alla competitività e alle ragioni della produzione nazionale. Del resto dopo la conclusione dell’accordo UE Mercosur si aprirebbero delle praterie economiche.
Ma la partita brasiliana non è un fatto isolato. Rappresenta invece il tassello mancante, e forse definitivo, di un mutamento tettonico che ha ridisegnato l’intera mappa politica dell’America Latina.
Fino a pochi anni fa, il continente sembrava dominato da una nuova “marea rossa”. Nel volgere di poco tempo, quel castello si è sfaldato:
- In Argentina l’ascesa dirompente di Javier Milei ha ribaltato i vecchi schemi peronisti.
- Il Cile ha visto il consolidamento dell’area conservatrice guidata da José Antonio Kast.
- La Colombia ha archiviato l’esperimento progressista aprendo la strada alla destra.
- Anche Perù, Ecuador, Bolivia e Paraguay hanno visto imporsi governi orientati al libero mercato o fortemente critici verso l’interventismo ideologico.
Oggi il Brasile e il piccolo Uruguay sono rimasti gli unici bastioni progressisti di rilievo. Però l’Uruguay è un caso completamente a parte, una specie di svizzera sud americana. Poiché il gigante verde-oro rappresenta da solo circa la metà del Prodotto Interno Lordo e della popolazione dell’intero Sudamerica, la sua caduta comporterebbe la completa omologazione geopolitica della regione. L’asse continentale si allineerebbe stabilmente con le forze conservatrici occidentali, chiudendo brutalmente la stagione delle sperimentazioni economiche e sociali promosse dalla sinistra latinoamericana.
Sul fronte dell’economia reale, il cambio di passo annunciato dai numeri sta già provocando reazioni sismiche sui mercati finanziari internazionali. Nelle scorse ore si è registrata una vera e propria frenesia di acquisti sulle opzioni rialziste dell’ETF iShares MSCI Brazil (noto a Wall Street con il ticker EWZ). Gli investitori internazionali si stanno precipitando a comprare titoli brasiliani per non perdere l’onda, spinti da quella che i trader chiamano apertamente la “FOMO brasiliana” (la paura di restare fuori dal rialzo).
Perché tanto entusiasmo per un possibile ritorno dei conservatori a Brasilia? La risposta risiede nelle strozzature macroeconomiche che stanno bloccando l’economia brasiliana. Il paese soffre attualmente di tassi di interesse reali tra i più alti al mondo, un fardello monetario che soffoca il credito alle imprese, paralizza gli investimenti produttivi e rende insostenibile la traiettoria del debito pubblico.
Ecco cosa prevedono gli analisti di UBS nello scenario di una svolta conservatrice:
| Variabile Economica | Scenario con Lula | Scenario con Flávio Bolsonaro |
| Tasso di interesse reale | Stabile attorno al 7,5% | Taglio stimato fino al 5,0% |
| Crescita del PIL potenziale | Bloccata all’1,5% annuo | Accelerazione al 2,5% annuo |
| Inflazione attesa | Stimata al 4,5% | Rientro al 3,5% |
Un programma di spesa pubblica privo di un orizzonte credibile ha costretto la banca centrale brasiliana a mantenere il freno a mano tirato sui tassi, strozzando la domanda interna sana e penalizzando le piccole e medie imprese. I mercati scommettono sul fatto che un’amministrazione guidata da Flávio Bolsonaro possa presentare un piano di consolidamento fiscale affidabile, permettendo così alla politica monetaria di allentare la morsa. Un calo di due punti e mezzo dei tassi reali farebbe respirare immediatamente il bilancio dello Stato, ridurrebbe gli oneri finanziari per il tessuto industriale e libererebbe risorse per la crescita.
La popolarità di Lula è scesa intanto al 37% di gradimento positivo, una soglia che storicamente ha quasi sempre condannato alla sconfitta i presidenti uscenti in cerca di rielezione. Anche le piattaforme predittive come Polymarket e Kalshi registrano una rapida contrazione dei margini, pur lasciando ancora a Lula un residuo vantaggio probabilistico.

Polymarket – previsioni elezioni brasiliane
Resta da capire se la sinistra brasiliana avrà ancora la forza di mobilitare le periferie e i ceti meno abbienti nelle prossime settimane, o se la rabbia contro gli scandali giudiziari e la stanchezza economica avranno la meglio. Una cosa è certa: la grande fortezza rossa sudamericana comincia a scricchiolare in modo vistoso, e il boato si sente già forte e chiaro da San Paolo a New York.








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