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LA CALMA E L’INERZIA

C’è un motivo per il quale la situazione attuale, nell’Italia e nel mondo, induce ad una sorta di rancorosa apatia. È la sensazione che il pericolo ci minacci da tutte le parti ma nessuno voglia o possa far nulla per scongiurarlo. Se si ha una bella giornata di sole, si può stare in giardino a leggere il giornale su una comoda sedia a sdraio. Se invece, benché gli uccellini cantino sereni e non ci sia un pelo di vento, le previsioni del tempo hanno annunciato un uragano, quella pace è soltanto apparente: la realtà è che siamo nell’occhio del ciclone. Invece di leggere il giornale dovremmo inchiodare le finestre e prepararci al peggio. La calma, meteorologicamente, si potrebbe definire “bello con previsione di bello”, mentre l’inerzia – come l’occhio del ciclone – si potrebbe definire “bello con previsione di catastrofe”.
È questa la situazione di un mondo che economicamente è seduto su una bolla finanziaria che potrebbe provocare una tragedia globale. “Potrebbe” non è nemmeno il verbo giusto: per alcuni competenti il verbo giusto è “dovrebbe”, anzi “dovrà”. La “leva finanziaria” è enorme e preoccupante dappertutto, e ancor più grande è il pericolo nell’eurozona, dove con l’euro non si sa andare né avanti né indietro, di unione politica non si parla neppure e si subisce una crisi che non si sa risolvere né per il meglio né per il peggio. Nemmeno per quanto riguarda la minuscola Grecia. E, purtroppo, un giorno o l’altro la crisi si risolverà. Da sé.
In politica internazionale i problemi non mancano, ma sembra che nessuno li governi. L’Iran prepara la bomba atomica e promette di distruggere Israele (nei giorni pari, nei giorni dispari dice d’avere scherzato) ma nessuno riesce a bloccare i suoi piani. Nel frattempo la vittima designata la superbomba ce l’ha già, e se qualcuno sbaglia i calcoli ci potrebbero essere decine di milioni di morti. A paragone della tecnica attuale, la bomba di Hiroshima è stata poco più di un petardo.
Lo Stato Islamico, dopo un inizio travolgente, s’è impantanato, e da un lato quelli che hanno interesse ad eliminarlo non ne sono capaci, dall’altro esso stesso non ha trionfato abbastanza per fare tutti i danni che potrebbe fare, fino a svegliare le nazioni ragionevoli. Dunque si aspetta, come sempre, come dovunque.
Il problema dell’immigrazione, già gravissimo di suo, è aggravato dal demenziale buonismo occidentale. La Libia è nel caos, a causa del fatto che Sarkozy non conosceva quel bel detto latino: quieta non movere. Sicché è andato a destabilizzare quell’insignificante Paese fino a trasformarlo in un problema europeo. Mentre si è intervenuti quando non era necessario, non lo si fa ora che necessario è e si aspetta di vedere come andrà a finire. Per descrivere questa Europa non ci vorrebbe Herbert Fisher ma Eugène Ionesco.
La politica americana, dopo tanti anni di guerre, è dominata da un comprensibile isolazionismo. Una “inerzia programmatica” che si adatta perfettamente alla personalità del Presidente Obama, insieme pacifista e inconsistente. Del resto, questo è l’Obama migliore: perché quando ha provato a dire o fare qualcosa – basti pensare alle minacce ad Assad per le armi chimiche – ha reso ridicolo sé stesso e l’America.
Guardando in tutte le direzioni, l’impressione che si ricava è che si aspetta il seguito come si guarda il cielo, chiedendosi che tempo farà.
Né diversamente le cose vanno in Italia. Qui lo spazio di manovra è così ristretto che non si può nemmeno rimproverare il governo. Esso non può far nulla. Il principale problema è economico e proprio in questo campo si è paralizzati. Dunque ci si limita agli annunci, alle previsioni ottimistiche, e soprattutto alle allucinazioni in fondo ai tunnel. La situazione rimane drammatica da troppo tempo, perché si possano prendere sul serio gli oroscopi incoraggianti.
E allora ecco che l’intera nazione si butta sugli alibi. Matteo Renzi, volendo ad ogni costo passare per riformista, si occupa con aggressivo cipiglio di cose – come la legge elettorale o la funzione del Senato, sempre che ci riesca – che cambiano ben poco la sostanza della situazione. Ma naturalmente, anche grazie alla cagnara delle opposizioni, il Paese ha la sensazione di essere vivo. Di fatto, che al governo ci sia Renzi, o Salvini, o Berlusconi, non cambia nulla. Qualcosa potrebbe cambiare, se veramente si prendesse il toro per le corna: ma se a farlo fossero Civati o Grillo, o anche Salvini, c’è da temere che si cambierebbe in peggio.
La cifra del presente è la fatalistica constatazione che il mondo si sia ficcato in un vicolo cieco, e da un lato tutti sembrano paralizzati dalla paura di agire, dall’altro sembrano paralizzati dalla paura dei possibili risultati, se agissero.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
9 marzo 2015

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