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Caccia di Sesta Generazione: il grande divorzio europeo. Germania e Spagna lanciano il “Team Gen 6”
Il drammatico collasso dell’asse franco-tedesco rivoluziona l’industria bellica: Airbus lancia il “Team Gen 6” per salvare il caccia del futuro, ma i costi miliardari minacciano il progetto.

L’industria europea della difesa ci ha abituato a complessi drammi politici, ma l’ultima settimana ha segnato una vera e propria rottura storica. Dopo mesi di tensioni, accuse reciproche e veti incrociati, il progetto franco-tedesco per il caccia di sesta generazione (NGF – New Generation Fighter) è di fatto collassato nella sua forma originale. Un divorzio industriale in piena regola tra Parigi e Berlino. Ma la natura, e soprattutto l’industria aerospaziale, non ammette vuoti. Quasi immediatamente, Airbus ha lanciato una nuova scialuppa di salvataggio: il “Team Gen 6“, un consorzio a trazione puramente tedesco-spagnola che mira a ridisegnare il futuro dei cieli europei.
La mossa è stata annunciata dalla divisione Defense and Space di Airbus, definendola un passo vitale per la sovranità europea. Ma cosa significa tutto questo per l’economia e per l’industria europei? E soprattutto, questo nuovo progetto ha davvero le gambe per camminare da solo?
Cos’è il “Team Gen 6” e chi ne fa parte
Il nuovo raggruppamento lascia a terra i partner francesi e raccoglie il meglio dell’industria teutonica e iberica. Il nucleo centrale è formato da Airbus, che ha integrato rapidamente otto grandi appaltatori tedeschi, tra cui nomi di peso come Diehl Defense, Hensoldt, MTU Aero Engines e MBDA Germany. A questi si affiancano cinque eccellenze spagnole, come Indra, ITP Aero e Sener.
L’obiettivo è chiaro: sviluppare in modo più agile e veloce il velivolo pilotato che dovrà essere il cuore del Future Combat Air System (FCAS). La necessità di cambiare rotta è stata confermata da Jean-Brice Dumont, capo del settore aereo di Airbus, il quale ha ammesso in modo molto trasparente che il mondo del 2026 è profondamente diverso da quello del 2017 (anno di lancio del FCAS) e che le scadenze originarie, fissate al lontano 2040, sono ormai irrealistiche. La tecnologia dei droni e della connettività corre veloce, e l’Europa non può permettersi di arrivare in ritardo.
Le ragioni del divorzio: Parigi contro Berlino
Perché si è arrivati a questa rottura? La risposta è un mix di orgoglio nazionale ed esigenze militari inconciliabili. Il programma originario era paralizzato da una guerra intestina tra Airbus (capofila per Germania e Spagna) e Dassault Aviation (capofila per la Francia).
Dassault pretendeva la leadership assoluta nello sviluppo, forte delle esigenze specifiche e inderogabili delle Forze Armate francesi. La Francia, infatti, richiede un caccia che possa operare dalle portaerei e che sia certificato per il lancio di armamenti nucleari. Alla Germania e alla Spagna, invece, queste capacità non servono minimamente: cercano un “semplice” Caccia intercettore / Cacciabombardiere ad alte prestazioni per sostituire i vecchi Eurofighter. Continuare a mediare tra visioni così distanti stava portando a un velivolo inutilmente complesso e costoso.
Il nodo economico: perché i conti rischiano di non tornare
Qui entriamo nel cuore della questione, che ogni buon osservatore economico deve valutare. Lo sviluppo di un caccia di sesta generazione comporta investimenti statali colossali. È un classico esempio di come la spesa pubblica possa fare da volano per l’innovazione tecnologica, creando posti di lavoro altamente qualificati e ricadute positive (i cosiddetti spin-off) su tutta l’economia civile.
Tuttavia, c’è un problema insormontabile di scala. Secondo le stime di Douglas Barrie, esperto dell’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici (IISS), mettendo insieme le necessità di Germania e Spagna, i due Paesi potrebbero aver bisogno di circa 250-300 nuovi jet.
Questi numeri sono una doccia fredda. Con ordini così bassi, l’investimento iniziale in ricerca e sviluppo non si ammortizza. Il costo unitario di ogni singolo aereo schizzerebbe a livelli insostenibili, rendendo impossibile per il progetto raggiungere il punto di pareggio economico. In sintesi: o si trovano nuovi partner per aumentare la produzione, o l’esborso per i bilanci pubblici tedesco e spagnolo sarà un salasso difficilmente giustificabile.
Il Risiko delle alleanze: la Svezia come ancora di salvezza?
Vista la debolezza dei numeri, il Team Gen 6 è condannato a cercare nuovi alleati. Le opzioni sul tavolo globale, tuttavia, sono limitate:
- Il Programma GCAP (Regno Unito, Italia, Giappone): È un progetto concorrente, molto più avanzato e incentrato sul caccia Tempest. Unire Airbus al GCAP ora sarebbe tecnicamente e politicamente caotico. Inoltre, Londra e Tokyo cercano un caccia grande e a lunghissimo raggio, diverso da ciò che serve a Berlino.
- La Svezia (Saab): Questa è l’ipotesi più concreta. Gli svedesi devono sostituire il Gripen e cercano un aereo di dimensioni e costi simili a quelli desiderati da Germania e Spagna. Un’alleanza a tre (Berlino-Madrid-Stoccolma) avrebbe molto senso dal punto di vista industriale ed economico.
La corsa ai Droni gregari: anticipare il Futuro
Mentre si decide il design del nuovo caccia, il consorzio non sta fermo. Airbus ha capito che la vera rivoluzione è far volare aerei con pilota insieme a sciami di droni gregari (chiamati UCCA) già presentato all’ILA a Berlino. Per non perdere il treno tecnologico, Airbus modificherà l’attuale Eurofighter rendendolo un “caccia di comando”. Già nel 2029, un Eurofighter, equipaggiato con un pod di comunicazione speciale derivato dal sistema Litening, inizierà a comandare droni in volo. Questa mossa garantisce commesse immediate all’industria e prepara il terreno per la vera sesta generazione.

Drone UCCA presentato all’ILA a Berlino
La fine del progetto originario con la Francia non è la morte dell’aviazione europea, ma un brusco bagno di realtà. Ora la palla passa alla politica: dovranno stanziare i fondi necessari e trovare i partner giusti, prima che il peso economico schiacci l’intero progetto.









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