Seguici su

CinaEconomiaFinanza

Borsa cinese a picco: bruciati 1.480 miliardi di dollari. Pechino schiera la “squadra nazionale” per fermare il panico

Una violenta ondata di margin call brucia 1.480 miliardi di dollari a Shanghai. Pechino schiera i fondi statali per evitare il collasso finanziario e stabilizzare la Borsa.

Pubblicato

il

Un vero terremoto finanziario ha travolto i mercati cinesi, bruciando 10 mila miliardi di yuan (circa 1.480 miliardi di dollari) in soli quattordici giorni. Il crollo ha innescato un’ondata di richieste di rientro dei prestiti (margin call) che non si vedeva dal gennaio 2016. Di fronte al rischio di un collasso sistemico, il governo di Pechino è dovuto intervenire con urgenza per frenare le vendite da panico, e ora vedremo come è andato quest’ultimo intervento.

Il presidente della Commissione di Regolamentazione dei Titoli della Cina (CSRC), Wu Qing, ha convocato d’urgenza un vertice straordinario con gli operatori di mercato. Durante l’incontro, la regolamentazione ha promesso ogni sforzo per stabilizzare i prezzi e proteggere i risparmiatori.

Il panico si è concentrato soprattutto sul settore tecnologico. I titoli dei microchip di memoria, finora sostenuti da acquisti a debito, hanno subito vendite violente. L’indice Star 50 ha registrato un calo del 7,1% in un solo giorno, costringendo molti investitori a vendere altri titoli per coprire le perdite.

Sh 50 Star

In quattro giorni, la riduzione dei prestiti a margine sulle borse di Shanghai e Shenzhen ha raggiunto i 36,9 miliardi di dollari. Questa situazione ha mostrato ancora una volta quanto siano rischiosi i mercati asiatici quando la leva finanziaria viene usata in modo eccessivo.

Tuttavia, l’intervento pubblico ha portato ai primi risultati concreti. Dopo la promessa di aiuti diretti, i listini cinesi hanno mostrato un parziale recupero:

  • L’indice CSI300 ha chiuso in rialzo del +1,53%.
  • L’indice Shanghai Composite ha guadagnato l’+0,85%.
  • L’indice tecnologico Star Composite è invece rimasto debole, chiudendo in calo del -2,28%.

Per contenere l’impatto economico ed evitare conseguenze sulle famiglie e sulle imprese, le autorità cinesi hanno attivato la cosiddetta “squadra nazionale”. Si tratta di grandi fondi statali pronti ad acquistare quote di società per sostenerne i prezzi.

I principali interventi statali sul mercato includono:

  • Iniezione di liquidità diretta: due fondi statali hanno acquistato azioni per circa 60 miliardi di yuan (8,3 miliardi di dollari).
  • Riacquisto di azioni proprie: grandi aziende pubbliche come CRRC e SDIC Power hanno annunciato piani di riacquisto titoli e distribuzione di dividendi.
  • Fondi di investimento: la società di gestione Bosera ha destinato 50 milioni di yuan ai propri fondi azionari per dare un segnale di fiducia.

Le scelte operative cinesi confermano la loro strategia economica. Quando il mercato privato va in crisi, lo Stato interviene come compratore di ultima istanza. Questo evita che una crisi di liquidità si trasformi in una recessione dell’economia reale. Effettivamente oggi l’indice è rimbalzato sensibilmente. Si può dire che l’operazione salvataggio, per adesso, ha avuto effetto.

Trattandosi di un sistema capitalistico guidato dallo Stato, i mercati cinesi restano un’area d’investimento ad alto rischio per gli operatori esteri. La dipendenza dalle decisioni politiche crea un forte elemento di incertezza. Quando Pechino decide di agire, ha però la forza finanziaria per bloccare la caduta.  Ci si può chiedere però quanto abbia senso collegare le proprie decisioni a quelle di un organo puramente politico.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento