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Bitcoin, una corsa inarrestabile di Marcello Bussi

 

Una corsa apparentemente inarrestabile: domenica sera il bitcoin ha toccato un nuovo record a 6.306,58 dollari, solo dieci giorni dopo aver infranto per la prima volta la barriera dei 6.000. Il 1° gennaio scorso la criptovaluta valeva 997,69 dollari. Come al solito è difficile spiegare i motivi dell’ennesimo balzo in avanti. Qualcuno si è ricordato di un articolo, pubblicato da El Pais giovedì scorso, in cui il ministero dell’Economia catalano affermava di volere introdurre una sua criptovaluta, che sia quindi fuori dal controllo di una banca centrale, e di star studiando un programma di residenza digitale sul modello di quello già in atto in Estonia.

Il Paese baltico è stato il primo a lanciare l’idea di una criptovaluta nazionale, l’Estcoin, sonoramente bocciata dal presidente della Bce, Mario Draghi, il quale ha ribadito senza possibilità di equivoci che nella zona euro esiste una sola valuta, l’euro. La fuga a Bruxelles del governo catalano fa comunque supporre che nel breve termine il progetto non verrà realizzato. Un’altra spinta al rialzo sembra sia arrivata dalle voci secondo cui, ora che è finito il Congresso del Partito Comunista, la Cina permetterà agli exchange (le borse dove si scambiano le criptovalute) locali di riaprire.

Ieri c’è stato qualche realizzo sul bitcoin, sceso a 6.065 dollari ma mantenutosi comunque sopra quota 6.000, segnale che molti vedono di buon auspicio per un prossimo record a 7.000 dollari. Mentre l’esperto di criptovalute Max Keiser si è lasciato prendere dall’entusiasmo e ieri mattina ha twittato che con l’apertura di 30.000 nuovi portafogli di bitcoin al giorno, il prossimo lancio degli Etf e le autorità di regolamentazione che si stanno rendendo conto di non potere fare niente per imbrigliare le criptovalute, presto il bitcoin salirà a 10.000 dollari. L’unica cosa certa è che il record di domenica è stato accompagnato da volumi di scambio molto elevati in dollari, won coreani e yen.

Mancano gli euro perché nel Vecchio Continente le criptovalute vengono viste da molti con diffidenza (ma in Svizzera sono lanciatissime). Si fa spesso il paragone con la bolla dei tulipani. Ma anche con quella dei titoli internet che da inizio 1996 allo scoppio di marzo 2000 salirono del 680%. Mentre il bitcoin negli ultimi 12 mesi ha guadagnato più dell’800%. Grazie al record di domenica scorsa la criptovaluta ha raggiunto i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Paragonato ad altri asset, come il mercato azionario o quello immobiliare, il bitcoin è un «foruncolo», ha scritto l’economista Stephen Gandel, sottolineando che proprio per questo motivo è ancora ben lontano dall’essere una bolla. Il solo mercato immobiliare di New York, tanto per fare un esempio, vale più di 1.000 miliardi di dollari, mentre il mercato del’oro ne vale 8.000. D’altro canto può insospettire la velocità con cui il bitcoin ha raggiunto i 100 miliardi in soli sette anni, mentre Apple ha dovuto aspettare 31 anni prima di arrivare a questa capitalizzazione.

Per ora il bitcoin continua a salire, trascinando al rialzo le altre criptovalute, da ethereum al litecoin. Intanto gli investitori si preparano al prossimo hard fork, in programma il prossimo 16 novembre. Alcuni tra i maggiori exchange daranno ai clienti tanti nuovi bitcoin quanti ne detengono in portafoglio in una sorta di aumento di capitale gratuito. Facile pensare che nei prossimi giorni il bitcoin sia destinato a salire ancora.

Marcello Bussi, MF 31 ottobre 2017


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