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BERLUSCA, BERTOLDINO E CACASENNO

Cosa si può dire della nuova legge elettorale “alla tedesca”? A parte il fatto che non ha nulla di “tedesco”,

ovviamente? Che è il metro di misura perfetto per  restituirci la statura di statisti, cioè la dimensione subatomica, dei

tre principali protagonisti della nostra scena politica: Berlusconi, Renzi e Grillo. Ve lo sarete chiesti, immagino.

Come diavolo è possibile che essi abbiano improvvisamente, e come d’incanto, trovato un accordo dopo essersi

reciprocamente divisi su quasi tutto eccettuato il periodo dell’incesto di Via del Nazareno tra Forza Italia e PD? La

risposta può essere duplice: o l’occasione, che fa l’uomo ladro ma anche lesto, ha fatto emergere il loro lato

lungimirante e costituente (posto che esista) oppure essi hanno finalmente scovato un minimo comun denominatore

etico nella sagacia rionale da furbetti del quartierino. Non scervellatevi, non serve, perché la risposta giusta è, con

tutta evidenza, la seconda. Infatti, il nuovo sistema elettorale, aldilà delle caratteristiche di secondario rilievo tanto

pubblicizzate (sbarramento in primis), ne ha una fondamentale e perciò taciuta dai leader maximi: esso è pensato

per favorire il più possibile la elezione, a insaputa degli elettori, di soggetti nominati dai vertici di partito ed è

diabolicamente concepito, attraverso il ricorso alle investiture di segreteria e ai ripescaggi, per rendere quasi

impossibile che un ‘designato’ non ascenda a Montecitorio e a Palazzo Madama. Tutto qua. Ecco dove, come e perché

i tre super cervelli (il Vecchio, il Nuovo e il Francescano) hanno saputo trovare la quadra. E gli sherpa del

parlamento, va da sé, hanno subito eseguito gli ordini di scuderia. Ergo, ci ritroviamo in una situazione del genere:

gli Stati non contano una cippa perché ogni decisione rilevante è presa a Bruxelles e Francoforte da entità

rigorosamente non elette come la Commissione e la Bce nonché dal termitaio di laboriosi, infaticabili burocrati che

gli fa da contorno; i popoli contano anche meno perché il loro potenziale democraticamente ‘sovversivo’ (in grado

cioè di mandare a casa i cialtroni) elicitabile nell’urna è anestetizzato da leggi elettorali come  quella di cui sopra.

Nella terra di mezzo tra le cupole euro-sovrane e la servitù della gleba popolare si sono scavati la nicchia i capetti di

cui sopra i quali si eccitano nel conservare e perpetuare le loro miserrime rendite di posizione.  Costoro elaborano

sistemi di gestione e cooptazione di un potere irrilevante e illusorio (contenti di gestire ministri e sottosegretari e

cadreghe varie, tutte patacche senza sostanza). E sono pure convinti di essere furbi, loro. Magari è vero: quella

proverbiale furbizia rurale, di corto respiro, buona a farti vincere una mano di briscola nelle osterie di paese. Una

provincialissima e patetica scaltrezza alla Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Poi, conclusa la pagliacciata elettorale,

voleranno, cappello in mano, nelle segrete stanze nordiche, tutti fieri di averla messa in saccoccia agli italiani e tutti

proni a farsela mettere a loro volta. Eccola la loro vera statura: i novanta gradi.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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