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Economia

Beko, Leonardo apre una prospettiva per Siena. Urso porta la crisi degli elettrodomestici in Europa

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«Una giornata storica». La definizione arriva dal coordinatore della Uil Siena, Massimo Martini, dopo l’annuncio di Adolfo Urso sull’interesse di Leonardo per la reindustrializzazione dello stabilimento Beko. Anche la Fim Cisl vede nel gruppo industriale un interlocutore capace di dare una svolta alla manifattura senese. Dopo mesi di incertezza, al tavolo del ministero delle Imprese è emersa una possibilità sulla quale costruire il futuro del sito di viale Toselli.

La disponibilità di Leonardo riguarda l’insediamento di un proprio presidio industriale, che potrebbe assorbire una parte significativa degli occupati. L’operazione si inserirebbe in un progetto più ampio, con la presenza di altre imprese. Urso ha affidato agli uffici del ministero il coordinamento del confronto tra Leonardo e Invitalia, impegnata nel percorso di reindustrializzazione. Produzioni, investimenti e tempi devono ancora essere definiti, ma l’arrivo di un interlocutore di questa dimensione dà una consistenza diversa alla ricerca di una soluzione.

Le reazioni sindacali spiegano bene il significato dell’apertura. Siena cerca un’impresa in grado di sostenere un progetto duraturo, conservando e valorizzando le competenze dei lavoratori. L’accordo richiama un perimetro di 299 addetti, mentre oggi, secondo la Fiom, ne restano poco più di 140. La richiesta è recuperare quella prospettiva occupazionale, chiarire le attività da insediare e garantire che lo sviluppo senese non avvenga a scapito degli altri stabilimenti toscani di Leonardo.

La notizia positiva, tuttavia, si colloca in una vertenza che presenta ancora difficoltà. Il comunicato del Mimit riferisce ritardi nell’attuazione del piano industriale sottoscritto nell’aprile 2025. Beko ha sostanzialmente confermato gli impegni per l’Italia, spiegando però che il peggioramento del mercato sta provocando una forte contrazione dei volumi e un rallentamento degli investimenti. Proseguono intanto la riorganizzazione dei siti e la gestione degli esuberi.

Su questo punto il ministero ha richiamato l’azienda alle proprie responsabilità. La sottosegretaria Fausta Bergamotto ha ricordato che governo, sindacati ed enti locali hanno rispettato gli impegni assunti e ha chiesto a Beko di fare altrettanto. Il Mimit favorirà inoltre il confronto diretto con la proprietà turca, sollecitato dalle organizzazioni sindacali. Tra circa venti giorni il tavolo tornerà a riunirsi per esaminare la situazione dei singoli stabilimenti.

È qui che la vertenza si lega alla battaglia europea condotta da Urso. La crisi degli elettrodomestici coinvolge la sostenibilità delle produzioni e la capacità delle imprese di investire. Il ministro ha chiesto alla Commissione misure urgenti, un piano strategico e interventi contro gli effetti della sovrapproduzione cinese. Il documento italiano, sostenuto da Germania, Francia, Polonia, Spagna e Slovacchia, ha raccolto l’impegno della Commissione, confermato, secondo quanto riferito dal Mimit, da una lettera del vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné.

La scelta politica è portare a Bruxelles una questione che i singoli tavoli nazionali possono affrontare solo in parte. La ricerca di nuovi investitori e il rispetto degli accordi restano essenziali; altrettanto decisive sono le condizioni nelle quali le fabbriche europee competono. Il sostegno di altri cinque Paesi alla proposta italiana rafforza la richiesta di una risposta comune.

Anche il caso Electrolux mostra quanto questi due livelli siano collegati. Al tavolo del 5 ottobre l’azienda ha presentato un piano rivisto, con 1.250 uscite volontarie e incentivate in tre anni e 90 milioni di euro di investimenti. Per Cerreto d’Esi resta da costruire il percorso di reindustrializzazione. Urso ha assicurato la disponibilità del governo a sostenere il rilancio anche con strumenti straordinari nella prossima legge di bilancio. Il confronto proseguirà al tavolo nazionale del 29 ottobre.

Diversa la vicenda Ericsson, dove l’intervento personale di Giorgia Meloni ha preceduto l’apertura dell’azienda a uscite consensuali e incentivate per i 131 dipendenti coinvolti a Genova. Il governo ha annunciato il ritiro dei licenziamenti, ma il 7 ottobre la Slc Cgil ha precisato che la procedura resta aperta e che la sua chiusura richiede un accordo. L’apertura negoziale ha dunque un valore concreto, mentre restano da assicurare le garanzie per i lavoratori e le prospettive del sito.

Beko, Electrolux ed Ericsson raccontano tre situazioni differenti nelle quali l’intervento pubblico sta cercando di modificare decisioni aziendali e aprire alternative. Per Siena, la disponibilità di Leonardo rappresenta il passaggio più promettente: offre alla riconversione un possibile protagonista industriale. Per il settore degli elettrodomestici, l’iniziativa europea punta invece a creare condizioni che rendano sostenibili gli investimenti.

 

Il merito del lavoro di Urso sta nel tenere insieme questi obiettivi: chiedere alle imprese di rispettare gli accordi, cercare nuove produzioni per i territori e ottenere dall’Europa strumenti adeguati alla crisi. A Siena questo impegno ha aperto una prospettiva attesa da tempo. Il prossimo passo sarà tradurla in un progetto industriale capace di restituire lavoro e continuità alla fabbrica.

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