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BCE-ITALIA: NECESSARIO RIFORMARE IL SISTEMA DI VIGILANZA E CONTROLLO BANCARIO

Le cause che hanno prodotto la crisi delle banche italiane, per cui essa non è stata impedita e gli interventi sono stati tardivi o meglio inesistenti e totalmente inadatti a evitare o quantomeno limitare i gravi danni ai risparmiatori e all’intero sistema economico finanziario italiano, rimangono a tutt’oggi ancora tutte da indagare e da scoprire.

Le molte responsabilità in capo ai molti attori della crisi devono ancora essere identificate e fatte valere. È possibile differentemente individuare già, alla luce di ciò che è accaduto, le linee guida della riforma della regolamentazione bancaria e di controllo. Quella esistente ha fatto acqua da tutte le parti. La nuova disciplina dovrà vertere:

1. Sulle normative di disciplina di Banca d’Italia e di Consob, organi che all’evidenza non hanno collaborato tra loro nel perseguimento del fine comune della tutela del risparmio italiano. Essi sono rimasti in un putiferio di competenze tra loro sovrapposte e non specificamente definite per ciascuna di esse .

2. Nè Banca d’Italia nè Consob sono obbligate per legge o da regolamento alla trasmissione al pubblico delle informazioni che esse acquisiscono, dunque è necessario riformare per farne pubblicità e conoscibilità ai risparmiatori italiani.

3. Esiste una caotica sovrapposizione tra le normative ed i poteri degli organi di controllo, europei e quelli nazionali, con al centro il ministero dell’economia e delle finanze in Italia, talchè la nuova regolamentazione dovrà procedere ad accorpamenti di funzioni e competenze, del personale, a vantaggio della sola esistenza di ciò che è andato strutturandosi in Europa al posto ed in vece delle singole istituzioni ed enti degli Stati membri.
“Cosa” e “chi” deve decidere “cosa” e “perché”, “quando”, al verificarsi di una crisi bancaria in un Paese membro dell’Unione europea?

Inutile aspettarsi verità ed indagini veritiere dalla Commissione di inchiesta di fine legislatura in Italia poiché essa è stata creata, impostata e voluta al solo ed unico scopo di insabbiare e nascondere, di fare in modo che tutto prosegua e continui esattamente nel modo in cui è andato finora, ovvero nel peggiore dei modi possibili per i risparmiatori tutti.

Banca d’Italia nasconde e rende segrete, disponendone lei sola, le informazioni che acquisisce nello svolgimento delle proprie competenze sul sistema bancario italiano. Essa ritiene che tali informazioni siano di propria esclusiva competenza e conoscenza, cosa che, per essere un ente pagato con i soldi di tutti gli italiani, è tutto dire. Non informa nè condivide le proprie informazioni con i risparmiatori, non informa e non condivide con la Consob, non informa e non condivide con il Fondo interbancario di tutela dei depositi che pur paga i costi di quanto deciso, dunque, come minimo, tutti e tutti noi dovremo essere messi a parte di quanto la Banca d’Italia sa, ma non dice. La Banca d’Italia si muove super partes, silenzia e zittisce tutto ciò di cui dispone , supponendo di risolverselo da sè segretamente.

Più che un’autorità di vigilanza e di controllo è un Ku Klux Klan in cui gli “affiliati”, pagati da noi tutti a migliaia e profumatamente, niente sanno e niente dicono. Dunque la prima riforma da fare, è quella di svelare e desegretare l’organismo e le informazioni che, in quanto pagati con i soldi di noi tutti, deve essere per legge tenuto a dire e a rendere pubblico,a rendicontare ogni centesimo ed euro, oltre che ogni informazione afferente alle singole banche e all’intero nostro sistema bancario.

Non è ammissibile, così come non sarebbe dovuto esserlo fino ad ora, che la Banca d’Italia supponga di risolvere situazioni bancarie complicate e difficili che coinvolgono gli interessi fondamentali di noi tutti in sordina e in segreto, tanto più che ha dimostrato ampiamente di fare casini, di non saperlo fare. È indecente infatti che i diretti interessati vengano lasciati all’oscuro delle cose più importanti che li e ci riguardano, a maggior ragione stante il fatto che gli impiegati ed i dirigenti di Banca d’Italia non sono rappresentanti da noi scelti ed eletti ma meri funzionari, pertanto non è pensabile nè opportuno nè conveniente che la cosa pubblica sia gestita ed amministrata nell’oscurità e nella mancata trasparenza, appannaggio di alcuni.

In pratica la Banca d’Italia, a fronte di una situazione estrema di crisi di una banca, individuava il compratore o il contributore o rilevatore della banca disastrata in modo da evitarne il fallimento, viziando però totalmente il mercato dato che sono stati dati soldi per continuare e perpetrare il vizio stesso della banca stessa fallita. Così sono state “salvate” cadreghe puteolente che avrebbero dovuto solo fallire e che, al contrario, “aiutate” a rimanere in vita, hanno usato soldi “viziati” in quanto provenienti, scaturenti e creanti circoli viziati e viziosi tra chi li metteva e chi li assorbiva, ricevendoli per non fallire.

Il segreto o meglio il nascondere le informazioni è poi servito ad arricchire chi, grazie proprio alle informazioni riservate, vi ha lucrato sopra i propri guadagni e vantaggi. Come ha chiaramente mostrato il caso del governo illegittimo Renzi/Boschi con le informazioni riservate date appositamente ad alcuni (prima tessera del Pd Carlo De Benedetti e finanzieri amici contributori a giro di posta a Open, fondazione di Renzi/Boschi, si vada a vedere bene il dare/avere delittuoso) riguardo alla trasformazione in spa delle banche popolari, il giochetto della notizia che fa guadagnare è un giochetto noto, e sustanzia il reato penale di insider trading che prevede la reclusione e sanzioni pecuniarie ed amministrative ai responsabili.
La nuova disciplina europea ha regolamentato le crisi bancarie, ragione per cui Banca d’Italia e le sue segretezze contro gli italiani possono tranquillamente essere abolite entrambe, essendo oramai disciplina e competenza, regolamentazione in capo all’istituzione europea. Con estremo, conseguente e minor aggravio per le casse dello Stato italiano, le nostre.
La disciplina europea è entrata in vigore, con firma apposta incautamente quanto incompetentemente ed incoscientemente da Renzi stesso, nel mentre in banca Etruria tutti gli etrurii rubavano a man bassa concedendo e regalando a se stessi soldi di tutti i risparmiatori italiani traditi turlupinati e depredati, nel silenzio totale dei controllori non controllanti.

Tali ultimi, lo si ricordi, avrebbero dovuto informare la magistratura circa le notitiae criminis di cui via via sono venuti a conoscenza. Anche per questa violazione di tale obbligo di legge essi sono da ritenere responsabili.
La riforma deve dunque prevedere che, a informazioni pubbliche e pubblicamente condivise, corrisponda la rapidità di intervento da parte di un unico organismo competente in materia, con funzioni anche di eventuale pagatore di ultima istanza, ruolo che potrebbe essere svolto dalla Banca centrale europea, solo a fronte tuttavia della modifica della sua disciplina e solo dopo avere ricondotto l’organismo europeo all’interno della piramide politica per cui esso non decide come vuole e cosa gli pare ma solo su decisione concordata politica democratica, vale a dire secondo le regole democratiche.
In conclusione la riforma del sistema bancario in Italia deve prevedere:
-il diritto dei risparmiatori e depositanti alla conoscibilità e conoscenza di tutte le informazioni riguardanti i propri soldi, in possesso di qualsivoglia organo di controllo esistente;
-l’accorpamento degli enti preposti in Italia alla vigilanza e al controllo e la loro fusione.
-la trasformazione della Bce in pagatore di ultima istanza solo dopo essere stata essa stessa incasellata nel più ampio schema politico democratico europeo.
Insieme alla riforma di riassetto e riordino della vigilanza e del controllo bancario è necessario fare valere la responsabilità politica in capo a chi non ha valutato affatto e meno che mai correttamente il rischio di pericolosità e di distruttività che le normative europee, recepite troppo facilmente e con eccessiva leggerezza e molta poca conoscenza e ponderazione, hanno ed esercitano tuttora all’interno del nostro Paese. In altre parole a firmare stupidamente siamo tutti bravi, ma chi lo fa deve risponderne.

Francesca Romana Fantetti


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