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La BCE certifica con il QE che l’euro è solo un accordo di cambi fissi! (di Antonio Maria Rinaldi)

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Per quanto le aspettative dei mercati si stiano concentrando sulla riunione del 22 gennaio del board della BCE per dare il via libera alle operazioni di QE, nella pratica l’effetto già si è già ampiamente esaurito. Spieghiamoci meglio. La volontà di Draghi, riassunta nella famosa frase “Siamo pronti a fare tutto il necessario per salvare l’euro. E credetemi sarà abbastanza“, ha già scontato ciò che l’operatività stessa non avrebbe mai potuto fare. I tassi già e gli stessi spread non creano particolari preoccupazioni nell’ambito dei debiti sovrani dell’area euro, fatta eccezione del caso greco per i noti motivi. Lo stesso “ridimensionamento” del rapporto di cambio dell’euro nei confronti delle altre valute, ha stemperato le tensioni e le polemiche per non aver mai visto la Banca Centrale Europea intervenire sui mercati valutari per calmierarne i corsi al fine di renderlo più compatibile con le effettive esigenze dell’economia reale dei vari paesi membri.

 

Tuttavia la tecnicità imposta alla BCE da parte dell’ortodossia tedesca, ha vincolato Draghi a non avere le mani completamente libere, poiché i sempre attivi falchi teutonici hanno dato il loro assenso al QE all’esclusiva condizione che siano alla fine le rispettive banche centrali nazionali a sopportare gli oneri e non, come originariamente previsto, la BCE nella sua funzione di elargitrice di acquisti in ragione del peso di ciascun PIL. In questo modo però è emersa in tutta la sua realtà che anche la BCE, oltre ai tedeschi, considera l’euro non una reale moneta a tutti gli effetti, ma semplicemente un accordo di cambi fissi mascherato avendo alla prima prova dei fatti trasferito gli eventuali oneri su ciascuna banca centrale. Se alla prova del fuoco la Banca Centrale Europea non può esercitare la funzione principe di politica monetaria, limitando il suo intervento al solo coordinamento e lasciando invece alle rispettive vecchie banche centrali nazionali l’effettivo onere, allora per quale motivo abbiamo abbandonato le nostre proprie valute e ci siamo affidati all’euro? Con il paradosso poi ulteriore di non poter far utilizzare singolarmente alle stesse banche centrali nazionali, perché non più possibili in quanto non previsti dai vincoli dei trattati e dei regolamenti, gli strumenti autonomi classici di politica economica e monetaria di supporto! Bell’esempio di mutualità tanto evocata da chi pensa che l’euro ci abbia messo al riparo da qualsiasi turbolenza finanziaria!

 

Qualcuno potrà obiettare che sono stati i tedeschi ad imporre tale procedura, ma questo non fa altro che confermare che l’Istituto Centrale guidato da Draghi non gode allora di quell’autonomia statutaria prevista e tanto evocata da chi difende con le unghie e con i denti la costruzione monetaria comune. Lo stesso incontro avvenuto qualche giorno fa fra la Frau Merkel e lo stesso Presidente della BCE, aveva fatto intuire anche ai meno smaliziati che il colloquio fosse una sorta di “autorizzazione preventiva” a ciò che si sarebbe deciso formalmente nella riunione deliberatoria del 22 gennaio.

 

Non illudiamoci: la creazione dell’euro è stata una scelta prettamente politica in un determinato periodo e contesto storico, ma si è sempre tentato di farlo sopravvivere esclusivamente affidandosi a meccanismi tecnici sempre più automatici, mentre i suoi ideatori e sostenitori avrebbero dovuto continuare a proporre sostegni con altrettante scelte politiche! Perciò non funzionerà mai questa “finta” moneta senza Stato e soprattutto senza una politica alle spalle che sappia prendersi le sue necessarie responsabilità, costi quel che costi, non certo surrogabile da nessun tipo di tecnicismo.

ITALIA DOCET!

 

Antonio Maria Rinaldi

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