AttualitàEconomia
Balzo record dell’export italiano a giugno, nonostante i dazi. +9,8% su base annua

Altro che crollo dell’export sotto i colpi dei dazi e delle tensioni commerciali internazionali. I numeri diffusi dall’Istat raccontano, almeno per ora, una realtà decisamente più resistente. A giugno 2026 le esportazioni italiane sono aumentate del 9,8% in valore rispetto allo stesso mese del 2025 e del 5,1% in volume. Su base mensile la crescita è stata dell’1,6%. Un’accelerazione che porta l’incremento dell’export nel primo semestre dell’anno al 4,5%, con un avanzo commerciale salito a 24,5 miliardi di euro, contro i 22,8 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Numeri tanto più significativi perché arrivano in una fase caratterizzata da dazi, guerre commerciali, tensioni geopolitiche e forti oscillazioni dei mercati energetici. Il dato di giugno è stato in parte sostenuto da importanti vendite della cantieristica navale, ma anche eliminando questo effetto straordinario la crescita tendenziale delle esportazioni rimane molto elevata, pari all’8,7%. È quindi difficile liquidare il risultato come l’effetto di una singola grande commessa.
La crescita, inoltre, è diffusa quasi ovunque. Con la sola eccezione dei mobili, in calo del 2,2%, tutti i principali settori aumentano le vendite all’estero. Corrono i metalli e prodotti in metallo (+25,8%), i prodotti petroliferi raffinati (+45,1%), i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+13,3%) e soprattutto gli autoveicoli, +17%. Nel complesso del primo semestre sono proprio metalli, prodotti petroliferi e auto a fornire alcuni dei contributi maggiori alla crescita.
Particolarmente significativa anche la geografia dell’export. Le vendite verso i Paesi dell’Unione europea crescono a giugno del 15,1% su base annua, mentre quelle verso i mercati extra Ue aumentano del 4,1%. La Germania mette a segno addirittura un +22,9%, anche se il dato è fortemente influenzato dalla cantieristica navale; al netto di queste operazioni, resta comunque un aumento del 5,4%. Bene anche Francia (+6,8%), Paesi Bassi (+22,4%), Svizzera (+10,5%) e Spagna (+9,4%).
Un quadro che ha spinto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a rivendicare il risultato: “Cresce ancora l’export dell’Italia”, ha sottolineato ricordando il +9,8% di giugno e l’avanzo commerciale raggiunto nei primi sei mesi dell’anno. Quindi la stoccata: “Smentiti i profeti di sventura”. Anche Antonio Tajani ha evidenziato come nel semestre l’export italiano abbia raggiunto 337,2 miliardi di euro, il 4,5% in più rispetto a un anno prima.
Il punto, tuttavia, va oltre il singolo dato sull’export. Nelle ultime settimane sono arrivati diversi segnali che indicano una capacità dell’economia italiana di resistere meglio delle attese a un contesto internazionale molto complicato.
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha appena alzato la previsione di crescita del Pil italiano per il 2026 allo 0,9%, quattro decimi in più rispetto alla stima formulata in aprile. L’Upb sottolinea che il Pil è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo e attribuisce la revisione soprattutto al miglior andamento degli investimenti, sostenuti dal Pnrr, e delle esportazioni. Rispetto ai livelli precedenti alla pandemia l’attività economica italiana risulta oggi superiore di circa otto punti percentuali.
Anche dal mercato del lavoro arrivano indicazioni complessivamente positive, pur con qualche segnale di rallentamento nell’ultimo mese. A giugno gli occupati erano 24 milioni e 310 mila, 131 mila in più rispetto a giugno 2025. Nel secondo trimestre sono aumentati di 116 mila unità rispetto ai primi tre mesi dell’anno e, su base annua, crescono anche i dipendenti permanenti: 98 mila in più. Il tasso di disoccupazione è risalito a giugno al 5,7%, ma rimane inferiore di 0,2 punti rispetto a un anno prima.
Qualche indicazione favorevole arriva anche dalle imprese. A maggio il fatturato dell’industria risultava in aumento del 5,3% su base annua, mentre quello dei servizi cresceva del 3,9%. A luglio, inoltre, sono migliorati contemporaneamente sia il clima di fiducia dei consumatori, passato da 92,4 a 94,2, sia quello delle imprese, salito da 95,3 a 95,6.
Non significa che tutti i problemi siano risolti. La produzione industriale a giugno ha registrato una flessione dell’1% sul mese e dello 0,6% sull’anno e l’Upb continua a indicare rischi legati alla geopolitica, all’energia e alle tensioni commerciali.
Ma proprio per questo il dato sull’export assume maggiore rilievo. L’Italia continua a vendere nel mondo in una fase nella quale il commercio internazionale avrebbe dovuto rappresentare uno dei principali punti di vulnerabilità dell’economia. Per ora sta accadendo il contrario: le imprese italiane stanno mostrando una notevole capacità di diversificare mercati, prodotti e destinazioni.
Il +9,8% di giugno non basta naturalmente a dichiarare vinta la partita dei dazi. Ma insieme alla crescita del semestre, all’avanzo commerciale da 24,5 miliardi, alla revisione al rialzo del Pil e alla tenuta dell’occupazione restituisce l’immagine di un sistema produttivo che, ancora una volta, sembra avere più capacità di resistenza di quanta gliene venisse attribuita nelle previsioni più pessimistiche.









You must be logged in to post a comment Login