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Aramco e la “Finanziarizzazione” del deserto: il gigante saudita trasfomr aimmobili in risorse indispensabili

Aramco mette in vendita il suo impero immobiliare: operazione da 10 miliardi di dollari per trasformare gli asset in liquidità. Ecco come il colosso saudita sfida le tensioni in Medio Oriente puntando sulla finanza creativa.

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Anche i ricchi stati petroliferi del Golfo stanno correndo a raccogliere risorse finanziarie, in un momento particolarmente critico della loro esistenza e in mezzo a tensioni crescenti. Il colosso petrolifero saudita Aramco prevede di raccogliere almeno 10 miliardi di dollari da un’eventuale operazione di vendita e lease back dei propri beni immobiliari, tra cui il complesso residenziale Dhahran Camp nella Provincia Orientale del Regno, secondo quanto riportato da Bloomberg mercoledì, citando fonti a conoscenza dei piani.

Attraverso un potenziale accordo con fondi immobiliari e infrastrutturali, Aramco, il principale esportatore mondiale di greggio e la più grande compagnia petrolifera internazionale, continua a cercare di capitalizzare i propri asset e raccogliere miliardi di dollari USA nonostante il conflitto in corso in Medio Oriente.

L’accordo potrebbe assomigliare a quello dello scorso anno relativo alle infrastrutture midstream, in cui Aramco ha concordato un accordo da 11 miliardi di dollari con un consorzio internazionale guidato da BlackRock. Aramco ha firmato ad agosto un accordo di lease and leaseback da 11 miliardi di dollari riguardante i suoi impianti di trattamento del gas di Jafurah.  Nell’ambito dell’operazione, una controllata di nuova costituzione, la Jafurah Midstream Gas Company (JMGC), acquisirà in leasing i diritti di sviluppo e utilizzo dell’impianto di gas del giacimento di Jafurah e dell’impianto di frazionamento di NGL di Riyas, per poi cederli in lease back ad Aramco per un periodo di 20 anni. JMGC riceverà una tariffa pagabile da Aramco in cambio della concessione ad Aramco del diritto esclusivo di ricevere, trattare e lavorare il gas grezzo proveniente da Jafurah, che rappresenta il più grande giacimento di gas non associato in Arabia Saudita.

Ora, un accordo immobiliare potrebbe anche essere un’operazione di vendita e lease-back, consentendo ad Aramco di mantenere l’uso del proprio portafoglio immobiliare. Praticamente vende immobili e quindi, dopo, ne pagherà l’affitto o il riacquisto. Una misura emergenziale che però permetterà di raccogliere grandi somme di denaro.

Secondo alcune fonti di Bloomberg, il gigante petrolifero saudita sta inoltre valutando la possibilità di raccogliere fondi attraverso operazioni che coinvolgono il proprio business delle infrastrutture idriche e le centrali elettriche a gas.

Pochi giorni fa, Aramco ha riportato utili superiori alle attese per il primo trimestre, nonostante la chiusura dello Stretto di Hormuz per un mese intero nel trimestre, grazie al dirottamento delle esportazioni verso il Mar Rosso.

“Il nostro oleodotto Est-Ovest, che ha raggiunto la sua capacità massima di 7,0 milioni di barili di petrolio al giorno, si è dimostrato un’arteria di approvvigionamento fondamentale, contribuendo a mitigare l’impatto di uno shock energetico globale e fornendo sollievo ai clienti colpiti dai vincoli di trasporto nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato l’amministratore delegato Amin Nasser nei commenti ai risultati.

Il fatto che anche le ricche società petrolifere del Golfo corrano a raccogliere denaro potrebbe prosciugare la liquidità mondiale, facendo crescere i tassi difinanziamento per tutti, soprattutto per le società e i paesi occidentali.

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