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Arabia Saudita: la scommessa da 100 miliardi nel deserto che cambia i flussi del gas globale

L’Arabia Saudita accelera sul giacimento di Jafurah da 100 miliardi di dollari. L’obiettivo è sostituire il petrolio nei consumi interni per esportare più greggio, cambiando gli equilibri energetici globali.

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Il mercato energetico globale si prepara a uno scossone senza precedenti. L’Arabia Saudita non vuole più essere solo la regina del petrolio, ma punta a diventare un gigante del gas. Nel luglio 2026, Saudi Aramco ha impresso una fortissima accelerazione al progetto Jafurah, un piano titanico da oltre 100 miliardi di dollari. L’obiettivo è chiaro: estrarre gas dal  scisto nel deserto per cambiare gli equilibri economici del Medio Oriente e liberare greggio da vendere all’Occidente. Chi pensa che la transizione energetica stia spegnendo i motori fossili del Golfo Persico farebbe bene a guardare i numeri di questa gigantesca operazione.

Jafurah è definita dai vertici aziendali come il “gioiello” della nuova strategia saudita. Le cifre del giacimento sono impressionanti: si parla di 229 trilioni di piedi cubi di gas grezzo e 75 miliardi di barili di condensato liquido. L’area si estende per 17.000 chilometri quadrati. Per capirci, è una superficie pari a quasi l’intera regione Lazio, ma trasformata in una gigantesca macchina da estrazione.

Giacimento di gas naturale di Jafurah

Dal punto di vista industriale, la tabella di marcia è serrata. La prima fase è già partita alla fine del 2025 e il primo impianto tratta 450 milioni di piedi cubi al giorno. Ora si fa sul serio con le fasi successive, che muovono miliardi di dollari di contratti internazionali. L’ingegneria globale si sta spartendo una torta ricchissima, dove c’è spazio anche per l’esperienza tecnica occidentale ed europea.

Di seguito, lo stato di avanzamento delle principali fasi del progetto a metà 2026:

  • Fase 1: Operativa da dicembre 2025. Avviata la produzione di gas di scisto non convenzionale.
  • Fase 2: 12,4 miliardi di dollari contrattualizzati per condotte e compressione.
  • Fase 4: Assegnata a Larsen & Toubro Energy Hydrocarbon per 1,5 miliardi di dollari per due treni di compressione. I lavori sono in corso, e questo permetterà la produzione di GNL.
  • Fase 5: Offerte presentate entro il 12 luglio 2026 per altri tre impianti. La progettazione iniziale (FEED) è stata curata dalla britannica Wood Group.

Le ricadute economiche pratiche di questo investimento sono immediate. Riad ha un problema domestico: brucia troppo petrolio grezzo per produrre l’elettricità interna, un lusso che oggi, con i prezzi del barile stabili, non conviene più. Sostituendo il petrolio con il gas di Jafurah per la corrente di casa, il Regno libererà al picco circa 500.000 barili di petrolio al giorno.

Questi barili non resteranno sotto la sabbia, ma verranno esportati sui mercati internazionali. Si tratta di un’operazione di puro arbitraggio energetico ed economico. Maggiore export significa più dollari che entrano nelle casse di Aramco e, di riflesso, dello Stato saudita. Entro il 2030, l’azienda stima che questa espansione genererà flussi di cassa incrementali compresi tra i 12 e i 15 miliardi di dollari all’anno.

L’impatto sul mercato del lavoro interno sarà notevole, con la creazione di migliaia di posti di lavoro sia diretti che nell’indotto. Inoltre, il gas a basso costo farà da volano per la petrolchimica locale e per i nuovi data center dedicati all’intelligenza artificiale, che richiedono enormi quantità di energia.

L’Arabia Saudita entrerà così stabilmente nella top 10 dei produttori globali di gas. La tecnologia di perforazione e stimolazione applicata a Jafurah ridurrà progressivamente i costi operativi. Per l’Europa, questo significa un nuovo potenziale fornitore sul lungo termine e una maggiore stabilità dell’offerta complessiva, riducendo il peso geopolitico di altri attori eurasiatici, ma anche più concorrenza su tecnologie, come la AI, nella quale si trova già in difficoltà.

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