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Analisi della Competitivita’ dell’Export di Italia, Germania e Cina: l’Italia resta piu’ temibile del Dragone per l’export tedesco

Spesso sull’export sento ripetere luoghi comuni, del tipo:
– ”la Cina e’ il nostro maggior competitor” (non e’ vero, e’ la Germania),
– ”la Germania ha il suo maggior Competitor nell’export nella Cina” (non e’ vero: l’Italia puo’ ancora fare maggiori danni all’export tedesco del Dragone)
– “l’Italia ha un export non competitivo con la Germania” (non e’ vero: in molti settori ed aree geografiche l’Italia e’ estremamente competitiva)
Smontiamoli. Mi serviro’ di grafici di uno studio di Intesa SanPaolo intitolato “Struttura e performance delle esportazioni: Italia e Germania a confronto”.

CONFRONTO TRA EXPORT DI ITALIA E GERMANIA: PER L’ITALIA LA GERMANIA RESTA IL MAGGIOR COMPETITOR, MA VALE ANCHE IL VICEVERSA

Dal confronto Italia-Germania vedremo i molti punti di forza ed i ritardi del nostro tessuto produttivo. In sintesi:
L’industria Italiana ha una struttura produttiva più frammentata e caratterizzata dalla presenza di numerose PMI, con un atteggiamento “più tattico”, che tende a cogliere, anche grazie a una maggiore diversificazione di prodotto della propria offerta, opportunità di nicchia anche temporanee in numerosi mercati, senza tuttavia riuscire a dare la stessa continuità “tedesca” alle proprie relazioni commerciali.
Le imprese Italiane si sono riposizionate nell’ultimo decennio dal punto di vista geografico dei mercati di sbocco e dal punto di vista qualitativo. La somiglianza, sia dal punto di vista produttivo che da quello geografico, tra la struttura delle esportazioni tedesche e italiane è, infatti, aumentata nel corso degli anni. Le imprese italiane hanno colto spazi di domanda anche in contesti più lontani e difficili e ad alto potenziale (in primis nel Medio oriente, nei Balcani e nei mercati africani).
Le imprese italiane hanno rispetto a quelle tedesche una maggiore diversificazione di prodotto e sono di dimensioni medie più piccole, pertanto sono maggiormente flessibili dal punto di vista operativo. Cio’ ha consentito l’aggressione individuale e non a livello di sistema, di diversi nuovi mecati, e cio’ suggerisce una maggiore capacità (ma anche volontà e talvolta necessità data anche la ridotta dinamicità della domanda interna) da parte degli esportatori italiani di intercettare e rispondere a ogni opportunità di domanda, per quanto modesta e spesso non duratura.
– Le imprese tedesche, grazie anche a dimensioni aziendali maggiori, sono state in grado di reggere il passo sui mercati internazionali a fronte della rapida ascesa dei prodotti cinesi, diventando partner privilegiato del gigante asiatico in una serie di produzioni. La Germania ha inoltre aggredito sistematicamente i mercati dell’est europa ed asiatici.
La Germania ha mostrato inoltre un comportamento più strategico, orientato verso una maggiore capacità di radicamento e un’alta stabilità nella propria presenza commerciale in grandi paesi, come la Cina, e in grandi direttrici tecnologiche, dalla meccanica all’elettronica. Ciò è stato possibile anche grazie a notevoli sforzi sul fronte della qualità, che hanno portato questo paese a consolidare la sua leadership nella produzione di beni di alta qualità.
Germania ed Italia sono in competizione frontale. Per l’Italia la Germania resta il competitor principale, ma anche per la Germania l’Italia e’ ancor oggi nettamente piu’ un concorrente della Cina, visto quanto segue:
– la sovrapposizione in quasi tutti i settori produttivi (a parte l’auto dove il ruolo italiano e’ modesto, e la moda dove il ruolo tedesco e’ modesto)
– la sovrapposizione geografica (con comunque una miglior dinamica della Germania nell’est europa ed in Asia, e dell’Italia nei balcani, nel medio Oriente ed in Africa)
– la sovrapposizione qualitativa (l’Italia ha una struttura di export meno baricentrata sull’alta qualita’ rispetto alla Germania, ma comunque nettamente piu’ simile in vari settori a quella teutonica rispotto all’export cinese, molto forte nei prodotti di bassa qualita’)
Nell’ultimo decennio la Germania ha usufruito anche di una dinamica migliore dell’Italia nel costo del Lavoro, e cio’ ha permesso di sottrarre quote di mercato importanti all’Italia (ed a tutti i partners Europei, vincolati dall’Euro) sui mercati globali.

ItaliaGermaniaCina by GPG Analisi della Competitivita dellExport di Italia, Germania e Cina: lItalia resta piu temibile del Dragone per lexport tedesco

ITALIA E GERMANIA: A CHI FA PIU’ PAURA LA CINA? ALL’ITALIA.

La “maniera italiana” di stare sui mercati non ha posto le imprese italiane al riparo dalla concorrenza della Cina, che nel corso degli anni Duemila è divenuto il nostro principale competitor, dopo la Germania.
Da un lato la Cina ha messo sotto pressione oltre all’elettronica le tipiche produzioni del made in Italy (sistema casa e sistema moda), dall’altro la Germania ha esercitato forti pressioni competitive sui restanti settori italiani (meccanica, elettrotecnica, farmaceutica, largo consumo, beni intermedi).

Come gia’ detto l’Italia ha una struttura di export meno baricentrata sull’alta qualita’ rispetto alla Germania, e’ quindi e’ stata maggiormente aggredita dalla concorrenza cinese (maggiormente dinamica nei settori a media e bassa qualita’). La Germania non si è sottratta alla concorrenza cinese anche se, rispetto soprattutto all’Italia, sembra aver contenuto meglio la perdita di quote di mercato a favore del colosso cinese.

italia germaniacina 2 by gpg Analisi della Competitivita dellExport di Italia, Germania e Cina: lItalia resta piu temibile del Dragone per lexport tedesco

CONCLUSIONI

Voglio rammentare che l’Italia ha attualmente un passivo commerciale rilevante solo con Cina e Germania (col resto del mondo nel 2012 vi saranno attivi consistenti, a parte alcuni paesi produttori di Gas e petrolio), e pertanto restano i 2 maggiori competitors.
Senza modifiche nel “modello italiano” di approcciare i mercati esteri, molti risultati colti nel recente passato rischiano, tuttavia, di rimanere fragili e più esposti all’incremento della concorrenza. Riconquistare, come nel caso dei mercati maturi ), o conquistare ex-novo, come nel caso dei paesi emergenti, spazi di mercato può rivelarsi, infatti, più complesso per chi non si è stabilmente radicato, costruendo relazioni durature anche attraverso onerosi investimenti.
Il “modello tedesco”, piu’ standardizzato e su una gamma di prodotti minore, e basato su grosse imprese che producono molto in settori ad alta qualita’, comporta l’assunzione di scelte strategiche e costose, ed ha dimostrato negli ultimi anni di essere vincente per un apparato produttivo caratterizzato da grandi soggetti (che si possono permettere investimenti dal rendimento di medio periodo) e da una elevate coesione di sistema, nonche’ da dinamiche del costo del Lavoro e da andamenti del cambio favorevoli.
Difficilmente tale modello può essere importato tout court nel contesto italiano, che presenta una elevata eterogeneità e un numero più elevato di esportatori, anche di piccole e piccolissime dimensioni.

Negli ultimi anni alcune imprese italiane, strette tra la concorrenza tedesca sui prodotti di fascia alta e quella cinese sui prodotti di fascia bassa e media, hanno iniziato ad adottare un modello operativo più simile a quello tedesco, cogliendone gli aspetti positivi di radicamento e di maggiore stabilità che, consente, nel medio termine di ottenere risultati migliori e ripagare, in questo modo, gli investimenti fatti inizialmente. Il nucleo di soggetti che operano in modo più strategico può, però, costituire un traino importante, sia perché spesso capofila di filiere di produttori made in Italy, sia perché la maggiore stabilità e persistenza delle loro performance consente di guadagnare spazi rispetto a operatori più fragili, proseguendo il processo di graduale selezione e riposizionamento del nostro manifatturiero che, come mostrato, ha portato a un aumento della qualità delle nostre produzioni sui mercati esteri.

E’ auspicabile una maggiore coesione imprenditoriale in Italia, prevedendo mirate azioni a livello di filiera produttiva nazionale e non invece azioni individuali attivate da singole realtà locali. E’ altrettanto auspicabile invertire i trend di competitivita’ con la Germania, nostro maggior competitor, attuando una svalutazione de facto (sul costo del lavoro) o meglio ancora una svalutazione reale (tornando alla moneta nazionale). Nonostante tutto, l’Italia e’ per la Germania un competitor che potrebbe fare piu’ danni che non la Cina, per quanto visto sopra, e la cosa e’ perfettamente nota a Berlino (un po’ meno nota la cosa e’ in Italia).

Articolo pubblicato il 4 Gennaio 2013, e riproposto in Reload 

 

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