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Esteri

Altra storica sconfitta del Psoe di Pedro Sanhcez in Andalusia

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La quarta sconfitta consecutiva del PSOE nel ciclo elettorale iniziato sei mesi fa in Estremadura, aggravata dal nuovo minimo storico raggiunto in Andalusia, che ha confermato i 30 seggi di Juan Espadas nel 2022, non aprirà ancora il vaso di Pandora nella sede del PSOE. Il Primo Ministro spera di capitalizzare sui patti del Partito Popolare con l’estrema destra nelle prossime elezioni legislative, confidando che mobilitino l’elettorato progressista e lo concentrino attorno al marchio socialista, facendo leva sul voto strategico, come già fatto nel 2023. Ma certamente nelle segrete stanze di Calle Genova, sede storica del Psoe, il malcontento verso il leader è ormai palpabile e molti attendono le elezioni generali come uyna sorta di resa dei conti interna.

Il Partito Socialista Andaluso (PSOE) ha subito una pesante sconfitta in quella che un tempo era la sua roccaforte elettorale più sicura. Si tratta della seconda sconfitta in quattro anni. La sua performance è peggiorata rispetto al 2022, quando, sotto la guida di Juan Espadas, aveva raggiunto il suo punto più basso nel parlamento regionale. È sceso da 30 seggi su 109 a 28, con una perdita di due seggi. Tuttavia, la perdita della maggioranza assoluta da parte del Partito Popolare (PP) è stata accolta con sollievo. Questo era uno degli obiettivi non dichiarati dei socialisti. “Abbiamo salvato il salvabile”, ha ammesso un leader regionale.

Davvero poca cosa per un premier che ormai si considera come il paladino delle sinistre di mezzo mondo, nella sua battaglia contro gli usa e Israele, ma che in patria ormai ha un consenso ai minimi storici e sono in molti ormai a credere che sarà difficilissimo per lui riuscire ad arrivare alla fine della legislatura, prevista per il prossimo anno.

“Le decisioni di Sánchez sono caratterizzate da un atteggiamento vendicativo e rancoroso. Dal 2023, ha di fatto neutralizzato il sistema costituzionale attraverso accordi di investitura, l’amnistia concessa ai coinvolti nel tentato colpo di stato catalano del 2017, l’appropriazione indebita di istituzioni (in particolare la Procura e la Corte Costituzionale), l’arbitrarietà senza precedenti di uno stato di diritto – tre anni senza bilancio generale – la virtuale scomparsa dell’iniziativa legislativa del governo attraverso leggi utilizzate per abusare impunemente dei decreti legge, la completa paralisi del Senato, lo smantellamento del modello di comunità autonoma e, non ultimo, la mancanza di rispetto mostrata nei confronti del Re e dell’istituzione della Corona.” dice Antonio Maria Zarzuelos, editorialista di El confidencial, che è convinto che ormai le elezioni anticipate siano quasi inevitabili e che che il modello Sanchez possa subire l’ennesima clamorosa debacle.

I socialisti, guidati dall’ex Primo Vicepresidente, non sono riusciti a raggiungere due dei tre obiettivi che si erano prefissati. Moreno ha perso la maggioranza assoluta; ma non hanno ottenuto più seggi di Juan Espadas, né sono riusciti ad attrarre i 580.000 elettori che hanno votato per Pedro Sánchez alle elezioni generali del 2023, ma non per loro alle elezioni regionali del 2022.

Il terzo obiettivo era che gli andalusi votassero per la sanità pubblica, identificata dai sondaggi come il problema principale dell’Andalusia, ancor più della disoccupazione. Il PSOE andaluso ha impostato la sua campagna con un unico messaggio: la difesa dei servizi pubblici, e ha invitato gli andalusi a partecipare a “un referendum sulla sanità”. Anche questo referendum è stato perso da Montero.

Con un’affluenza alle urne molto alta, pari a quasi il 65%, il PSOE ha guadagnato 50.000 voti in più, ma la sua percentuale è calata (dal 24% al 22,7%) rispetto a quattro anni fa. Con il 99,1% dei voti scrutinati, ha ottenuto 940.588 seggi. Il distacco dal PP si è ridotto di poco, di tre decimi di punto (18,7 punti). I socialisti hanno perso un seggio a Granada e un altro a Huelva, provincia colpita da due tragedie in rapida successione: l’incidente dell’Adamuz e la morte di due agenti della Guardia Civil in un’operazione antidroga. La lista era guidata dalla vicesegretaria generale, María Márquez

Montero fu eletta leader del PSOE nel gennaio 2025 perché i socialisti credevano che fosse l’unica in grado di arrestare il declino elettorale del partito, segnato dalla guida di Juan Espadas. Pedro Sánchez ricevette messaggi da ogni parte che la indicavano come la candidata migliore, ma soprattutto come l’unica in grado di impedire un’ulteriore scissione del partito in Andalusia. Il presidente aveva bisogno di lei anche nella sua strategia di rafforzamento della presenza del partito a livello regionale, tra le persone di cui si fidava.

Non aspirava alla carica. Il suo arrivo fu accolto come una spinta, sebbene tale impressione, mai tradotta in euforia, si sia affievolita, in parte perché nessun sondaggio, né il suo né altri, ha mai evidenziato un “effetto Montero” positivo. Fu lei a decidere di rimanere al governo fino all’ultimo, convinta di poter esercitare maggiore influenza e visibilità pubblica, nonostante molte delle sue dichiarazioni riguardassero casi di presunta corruzione che coinvolgevano i vertici del PSOE.

La segretaria generale del Partito Socialista si trova ora ad affrontare un lungo e arduo percorso in un ruolo che non ha mai ricoperto prima: quello di leader dell’opposizione. Nei suoi 24 anni di carriera politica, Montero ha ricoperto incarichi di governo, sia nel Parlamento andaluso che nel Congresso dei Deputati, come Ministro delle Finanze e come Primo Vicepresidente negli ultimi otto anni.

“Perché le elezioni andaluse sono, soprattutto, la prova che Pedro Sánchez ha esaurito le energie. Niente più striscioni anti-Trump, niente più “no alla guerra”, niente più polarizzazione, niente più cordone sanitario, niente più Franco scongelato per l’occasione. Il PSOE ha esaurito i trucchi e, di conseguenza, le leve elettorali con cui, per anni, è riuscito a trasformare ogni elezione in un plebiscito morale tra democrazia ed estrema destra- dice Antonio Cardero, politologo- Un pianoforte con i tasti che cadono. Ogni elezione, un tasto in meno”. Il PSOE, insomma, sta affondando e non sembra aver toccato il fondo. Con 28 seggi, ha registrato il suo peggior risultato di sempre in Andalusia. Non si tratta di una battuta d’arresto temporanea, di una campagna elettorale goffa o di un candidato fallimentare, sebbene alcuni fattori abbiano contribuito. Si tratta di un partito che ha ottenuto tre dei suoi peggiori risultati di sempre in un ciclo di quattro elezioni.

Infine occorre evidenziare come il Ppe non riesca ancora a trovare la via per potere fare a meno della destra dio Vox, che si dimostra ancora una volta in ottima salute, al di là dei tanti proclami, anche della sinistra italiani, che sostiene come la destra sovranista europea sia arrivata al capolinea, Anche questi risultati in Spagna, cosi come i sondaggi in Francia, Gran Bretagna e Germania sembrano invece dimostrare l’esatto contrario

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