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Alibaba e il Nucleare: anche la Cina si arrende alla realtà della fame energetica e segue gli USA

Alibaba sceglie il nucleare per alimentare l’IA: la Cina copia la strategia USA e punta sugli H200 di Nvidia per evitare il collasso energetico.

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 Le grandi potenze economiche hanno smesso di sognare e hanno iniziato a contare i gigawatt necessari a sostenere il prossimo boom reale, quello della AI. La notizia che arriva dall’Oriente è la conferma definitiva di un trend che su queste pagine avevamo anticipato: l’Intelligenza Artificiale ha una fame insaziabile, e l’unico “cibo” in grado di saziarla senza interruzioni è l’atomo.

Alibaba, il gigante dell’e-commerce fondato da Jack Ma, ha deciso di seguire le orme dei suoi rivali americani e lo fa con una scelta istituzionale: una joint venture con la China National Nuclear Power, l’azienda di stato per l’energia nucleare.

La svolta atomica del Dragone Digitale

Secondo quanto riportato dai filing aziendali e rilanciato da Bloomberg, Alibaba Group Holding Limited ha costituito una nuova società con l’operatore nucleare statale cinese. Il capitale iniziale è di 250 milioni di yuan (circa 35,9 milioni di dollari), una cifra che potrebbe sembrare modesta per un colosso del genere, ma che rappresenta la classica “testa di ponte” per progetti ben più vasti.

Perché questa mossa? Semplice: i data center non dormono mai. L’infrastruttura necessaria per addestrare e far girare i Large Language Models (LLM) richiede una quantità di energia elettrica mostruosa, stabile e continua. Le rinnovabili intermittenti, tanto care alla narrazione mainstream, non possono garantire la stabilità di frequenza e la potenza di base (baseload) necessaria a non far “crashare” i server che gestiscono la logistica di mezzo mondo.

Alibaba si trova così a dover risolvere un “collo di bottiglia” fisico. La rete elettrica locale non basta più, o non è abbastanza affidabile per i carichi di lavoro previsti per il 2026 e oltre. L’energia nucleare, con le sue emissioni ridotte ma soprattutto con la sua densità energetica ineguagliabile, è l’unica risposta razionale.

In coda agli Stati Uniti: la convergenza tecnologica

C’è una sottile ironia in tutto questo. Per anni ci hanno raccontato di una Cina pronta a sorpassare l’Occidente con tecnologie esoteriche, eppure oggi Pechino si trova a dover replicare, quasi in carta carbone, le strategie della Silicon Valley.

La mossa di Alibaba, infatti, arriva dopo che i titani americani hanno già tracciato la rotta:

La Cina, quindi, si mette in coda. La fame di energia dell’IA non guarda in faccia alla geopolitica: è una questione di fisica. Se vuoi competere con OpenAI (e Alibaba vuole farlo disperatamente), devi avere i chip e devi avere la corrente per accenderli.

Non solo Chatbot: l’orizzonte è la Robotica

Sarebbe un errore  limitare l’analisi al solo software. La vera partita si giocherà presto sull’hardware fisico. L’IA che oggi genera testo e immagini, domani (anzi, già oggi pomeriggio) guiderà i robot industriali e domestici. Alibaba non è solo un sito web; è la più grande rete logistica del pianeta. Immaginate magazzini automatizzati dove migliaia di robot gestiti dall’IA lavorano 24/7. Il consumo energetico di una simile infrastruttura non è supportabile con le pale eoliche che girano “quando tira vento”. Serve potenza vera.

Il disgelo dei Chip: Trump, i dazi e il pragmatismo

Ma l’energia è nulla senza il controllo della potenza di calcolo. E qui entra in gioco l’altra grande notizia che sta scuotendo i mercati di Hong Kong. Sembra che l’amministrazione Trump, insediatasi da un anno, abbia deciso di adottare un approccio più “mercantile” e meno ideologico rispetto alle restrizioni totali.

Si parla di un via libera all’export verso la Cina dei chip Nvidia H200, seppur gravati da un dazio del 25%. È una mossa geniale nella sua cinica semplicità:

  1. Si permette alle aziende USA (Nvidia) di non perdere il più grande mercato del mondo.
  2. Si incassano miliardi in dazi che finiscono nelle casse del Tesoro americano.
  3. Si mantiene comunque un vantaggio tecnologico, dato che gli H200 sono potenti, ma non sono l’ultimissima generazione (rispetto ai nuovi Blackwell B200/B300 che restano in casa).

Il mercato ha reagito con euforia: le azioni di Alibaba sono balzate di oltre il 4% a Hong Kong, trascinando con sé anche JD.com e Kuaishou. La possibilità di mettere le mani su 200.000 unità di H200 permetterebbe ad Alibaba Cloud di tornare competitiva, dopo mesi di sofferenza dovuta alla scarsità di semiconduttori avanzati.

 La lezione per l’Europa

Mentre USA e Cina blindano il loro futuro energetico con l’atomo e negoziano sui chip con un pragmatismo brutale, l’Europa rischia di rimanere schiacciata dalla sua stessa burocrazia. La notizia di Alibaba ci insegna che non esiste transizione digitale senza sicurezza energetica. L’IA è un predatore di energia: o la nutri con il nucleare, o la lasci morire (e con essa la tua competitività economica), e comunque chi ha più energia vincerà la gara della AI.

Anche la Cina, pur con tutte le sue contraddizioni stataliste, ha capito che per far correre l’economia serve l’energia “pesante”. Alibaba si adegua. E noi? Continueremo a guardare il dito o guarderemo la Luna (o meglio, il reattore)?

Alibaba sceglie il nucleare per alimentare l’IA: la Cina copia la strategia USA e punta sugli H200 di Nvidia per evitare il collasso energetico.


Domande e Risposte

Perché Alibaba ha bisogno specificamente dell’energia nucleare e non di altre fonti? L’Intelligenza Artificiale richiede data center che operano 24 ore su 24 a piena potenza. Le fonti rinnovabili come eolico e solare sono intermittenti (non producono se non c’è vento o sole) e richiederebbero enormi e costosi sistemi di accumulo a batterie per garantire la continuità. Il nucleare offre invece un’energia “baseload”, ovvero costante, affidabile e ad alta densità, perfetta per evitare interruzioni che sarebbero disastrose per i calcoli complessi dell’IA e per la gestione logistica dei robot.

Cosa comporta l’eventuale approvazione dell’export dei chip Nvidia H200 verso la Cina? Se confermata, questa mossa segnerebbe un cambiamento nella “guerra tecnologica”. Permetterebbe ad Alibaba di aggiornare i suoi modelli linguistici (LLM) per competere con quelli americani come GPT-5. Per gli USA, l’introduzione di un dazio al 25% trasforma una questione di sicurezza nazionale in un’opportunità di gettito fiscale, mantenendo comunque il controllo sulla tecnologia di punta (tenendo per sé i chip ancora più avanzati) ma permettendo alle proprie aziende (Nvidia) di fatturare miliardi sul mercato cinese.

Qual è il legame tra questa notizia e lo sviluppo della robotica? L’IA non serve solo a scrivere testi, ma è il “cervello” dei futuri robot autonomi. Alibaba gestisce una rete logistica immensa che sta venendo rapidamente robotizzata. Questi robot richiedono un’elaborazione dati in tempo reale massiccia e continua. L’accordo sul nucleare serve a garantire che, quando l’IA si “allargherà” dai server ai robot fisici nelle fabbriche e nelle case, ci sia abbastanza energia elettrica per sostenere questa nuova ondata di automazione industriale senza mandare in tilt la rete nazionale.

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