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Ai Carabinieri solo 2 euro in busta paga

 

Sette milioni di euro annui a fronte di un massimo di 2,2 euro al giorno. Gli aumenti in busta paga per i dipendenti pubblici non sono tutti uguali. A farne le spese, ancora una volta, che si occupa della nostra sicurezza: forze armate e polizia. Dopo la chiusura (si fa per dire) della concertazione per il rinnovo del contratto del comparto sicurezza, le polemiche e i malumori non si placano. Tra coloro che non hanno formato il contratto proposto dal governo (Cocer Marina, Aeronauitica e Brigadieri Carabinieri) al termine di un tavolo fatto di pochissimi incontri e nessuna trattativa, è il momento dei conti sulle tabelle che raccontano gli effettivi incrementi di stipendio. Soprattutto alla luce di quanto previsto nell’ultima legge di stabilità per chi presta servizio presso i Dipartimenti del ministero dell’Economia e delle Finanze: 7 milioni annui che sarebbero da dividere tra circa 1.000 dipendenti. A conti fatti si tratterebbe di 7.000 euro a testa. Cifre da capogiro stanziate in “ragione degli obblighi di reperibilità e disponibilità a orari disagevoli, al personale interessato”, recita l’articolo 685 della legge di stabilità.
Certamente non gli stessi disagi e pericoli a cui sono sottoposte le forze armate e la polizia nell’esercizio delle loro funzioni. Una disparità di trattamento che ha amareggiato ulteriormente il comparto sicurezza che si è dovuto accontentare di aumenti pari a un minimo di 1,72 ad un massimo di 2,2 euro al giorno.
“Non abbiamo parole e non commenteremo i dati di questa elemosina ricevuta perché ogni parola sarebbe inutile – spiegano i delegati del Cocer Carabinieri Tarallo, Calabrò, Schiralli, Cardilli e Romeo – Non commenteremo neanche le ragioni di coloro che hanno deciso legittimamente di firmare non certo per rispetto dei colleghi ma, come da qualcuno di loro annunciato alla Funzione Pubblica, per ‘ragioni di Stato’. Dov’è la ‘ragione di Stato’ in quei 7.000.000 di euro regalati con il comma 685 della legge di stabilità ai dirigenti del Mef (oltre 7000 euro a testa) per pagamento di straordinario e premi vari e noi dobbiamo accontentarci di 2 euro al giorno di aumento?”.
E aggiungono: “In ultimo ci teniamo a precisare che la non firma del contratto non avrebbe causato la perdita dei miseri aumenti, così come preannunciato da qualcuno, e saranno normalmente percepiti da Aeronautica, Marina Militare e Brigadieri dei Carabinieri (la legge 195/1995 prevede partecipazione per delegazioni di categorie e quindi la contestuale firma avviene per categoria e non per Cocer), che non hanno firmato il contratto. La non firma contrattuale doveva essere un atto di malcontento contro governi che dal 2010 usano il pubblico impiego e il comparto Difesa /Sicurezza per risolvere i problemi economici dell’Italia”.
Sul piede di guerra anche il Cocer della Marina Militare che ha inviato al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, le osservazioni al contratto proposto dal governo per le forze armate auspicando ”che il Presidente del Consiglio dei Ministri voglia intervenire presso il Dicastero della Funzione Pubblica per l’avvio dei tavoli tecnici della coda contrattuale, come più volte assicurato dal sottosegretario Rughetti”.
Il comma 685 della legge di stabilità “è uno schiaffo ai marinai – commenta il delegato Antonello Ciavarelli – il Cocer Marina voleva il supermanento della retribuzione forfettaria. Quando si è in mare si annulla l’orario di lavoro, ma si percepiscono neanche tre euro all’ora anzichè lo straordinario”.
Malcontento anche per gli arretrati 2016 e 2017 che in media al giorno saranno di circa 0.49 centesimi di euro netti: “Non consentono nemmeno l’acquisto di un caffè”.

Francesca Musacchio, Il Tempo 3 febbraio 2018


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