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AEP: La ripresa trainata dalle esportazioni della Spagna ha un caro prezzo

Da Voci dall’estero

Mentre i nostri media plaudono alla Spagna sulla mitica via della ripresa, Ambrose Evans-Pritchard del Telegraph osserva come il boom dalle esportazioni lasci dei grossi punti interrogativi sul reale stato di salute dell’economia spagnola: il ricatto della disoccupazione ha costretto i lavoratori ad accettare condizioni di lavoro post-umane, la ripresa guidata dalle esportazioni non avvantaggia i più colpiti dalla crisi, e inoltre sta già svanendo…

 

 

di Ambrose Evans-Pritchard, 25 Ottobre 2014

L’industria automobilistica spagnola è tornata in vita, salvata dai drastici tagli salariali che vanno a trasformare la caratteristica sociale dell’Europa. 
 
Questo mese, per la prima volta in un decennio, il gruppo francese Renault ha riavviato i turni di notte allo stabilimento di Valladolid in seguito alla forte ripresa della domanda per la sua sgargiante bi-tonale Captur, in gran parte soprattutto dalla Corea del Sud. 
 
E’ un momento che i lavoratori traumatizzati nel cuore della vecchia Castiglia non si sarebbero mai aspettati di poter vedere di nuovo, dopo che l’economia spagnola si è schiantata in depressione sei anni fa, e poi è crollata sempre di più sino a toccare il fondo nel 2012. “Abbiamo tutti pensato che questa fabbrica sarebbe stata chiusa. E’ stato un periodo terribile “, ha detto Luis Estevez, direttore dello stabilimento di assemblaggio. 
 
Altri paesi possono mettere in naftalina linee produttive o tagliare i turni di lavoro mentre l’Europa flirta con una tripla recessione, ma le 17 fabbriche automobilistiche della Spagna stanno andando a pieno regime. La produzione è aumentata del 20pc nel corso degli ultimi due anni, sulla buona strada per raggiungere quest’anno i 2,4 m, e i 3m entro il 2017, lasciando la Gran Bretagna, l’Italia, la Russia e, soprattutto, la Francia, sempre più indietro. 
 
La scorsa settimana la Nissan ha iniziato i turni di notte  nello stabilimento di Pulsar, a Barcellona. La Ford sta chiudendo il suo stabilimento di Genk in Belgio, e spostando la produzione della Mondeo e della Galaxy a Valencia. La lunga saga delle operazioni di General Motors a Saragoza, alla fine si è conclusa felicemente. La fabbrica sopravviverà, e sarà prospera. La produzione aumenterà del 15pc quest’anno, e aumenterà ancora nel 2015 quando 80.000 Opel Mokkas entreranno in produzione. 
 
L’industria automobilistica è la punta di diamante del grande piano spagnolo per una ripresa trainata dalle esportazioni. Circa l’ 85pc di tutti i veicoli costruiti nel Paese il mese scorso sono stati spediti all’estero, principalmente in Francia, Germania e Gran Bretagna. 
 
Il governo pro-business di Mariano Rajoy e dei suoi alleati considera questo notevole aumento come una conferma della giustezza delle loro politiche, la prova che è possibile a recuperare la competitività all’interno della zona euro attraverso una “svalutazione interna”, un eufemismo per tagli salariali deflazionistici . “La Spagna mostra ciò che possono fare le riforme. Siamo diventati i campioni di esportazioni dell’Europa “, ha detto Ana Botin, presidente di Santander. 
 
Gli economisti keynesiani controbattono con la stessa veemenza che si tratta di una strategia di beggar-thy-neighbor, una corsa al ribasso che sposta la sofferenza all’interno della zona euro ad altri stati che cercano di difendere i loro modelli sociali – soprattutto la Francia e l’Italia, a questo punto – e, in ultima analisi, spinge l’intera unione monetaria in un vortice deflazionistico che si auto-alimenta, come negli anni ’30. 
 
Gli stabilimenti della Renault di Valladolid, l’antica capitale dell’impero spagnolo, sono così altamente meccanizzati che a prima vista sembrano post-umani. Carrelli autoguidati si muovono su nastri magnetici lungo i pavimenti della fabbrica. I cruscotti della Captur vengono sollevati e posti in posizione da robot svizzeri e tedeschi. Un’altra serie di robot solleva i carrelli dal basso, li fa scattare con una sola azione, una macchina ogni minuto. Il controllo di qualità dei motori è effettuata da una serie di telecamere computerizzate, programmate per cogliere i difetti infinitesimali. 
 
Tutti i pezzetti da certosino che i lavoratori devono completare arrivano già collocati all’interno del telaio che si muove lungo la linea. E’ un metodo sperimentato in Giappone, progettato in modo che nessuno sprechi preziosi secondi girandosi a prendere le cose. La velocità e la ripetizione fanno venire il capogiro a guardarle. 
 
“Vogliamo il minor numero possibile di persone, che lavorino il più velocemente possibile”, ha detto il manager della linea. Lla produzione è aumentata del 150pc in due anni, a 210.000 veicoli. I sindacati spagnoli hanno dovuto accettare delle condizioni di lavoro una volta impensabili per salvare le loro fabbriche di auto, intrappolati tra la disoccupazione di massa (27pc al culmine) e le nuove leggi sul lavoro che rendono molto più facile per i datori di lavoro richiedere orari flessibili. Il termine “pratiche spagnole” (espressione inglese che si riferisce a condizioni di lavoro particolarmente favorevoli al lavoratore, ndt) ha perso il suo significato. 
 
Un accordo raggiunto nel 2012 con la Renault dopo molte crisi di coscienza taglia la paga all’ingresso dei nuovi lavoratori del 27.5pc, a circa 17.000 € l’anno (£ 13,400). I lavoratori più anziani mantengono i loro posti di lavoro con lo stipendio congelato, ma con un minor numero di giorni festivi e condizioni più dure. Joaquin Arias dalla federazione sindacale CCOO ha detto che i termini equivalevano a un ricatto. “L’alternativa era la morte lenta. Non avremmo mai accettato un piano del genere se la crisi non fosse stata così grave.” 
 
I costi salariali sono ora del 40pc al di sotto dei livelli degli equivalenti stabilimenti francesi, ragione principale per cui negli ultimi dieci anni Renault e Peugeot hanno ridotto della metà la produzione di veicoli nel loro paese d’origine. I sindacati francesi possono anche urlare contro il “dumping sociale”, ma ora devono affrontare l’asfissia della loro industria, a meno che anche loro non si arrendano. 
 
“Le fabbriche francesi stanno attraversando esattamente quello che noi avevamo di fronte cinque anni fa. E’ molto difficile per tutti, ma anche loro saranno costretti a seguire il modello spagnolo “, ha detto Mr. Estevez. 
 
L’espansione della Renault è una boccata di ossigeno per la città di 300.000 abitanti di Valladolid, sostenuta dalla fiorente esportazione di vini dai vigneti di Ribera e Rueda lungo il fiume Duero, quella che una volta era la frontiera tra Spagna cristiana e i Mori. L’azienda ha appena assunto 700 nuovi lavoratori per coprire i turni di notte e ne sta assumendo altri 800 in una fabbrica vicino a Palencia, tra cui alcuni provenienti dai rifugi per senzatetto della Caritas. 
 
Con una notevole inversione della sua sorte, la Spagna è oggi l’economia a più rapida crescita delle quattro grandi economie della zona euro. Madrid prevede una crescita dell’1.3pc quest’anno e del 2pc l’anno prossimo. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 25.7pc al 23.7pc, e non più a causa dell’emigrazione di massa. I numeri dei lavoratori sono aumentati di 530.000 unità in sei mesi. 
 
Ciò che resta tutt’altro che chiaro è se l’economia spagnola ha davvero voltato pagina, o se il boom delle esportazioni di automobili riflette la competitività nel resto dell’economia. 
 
Raoul Ruparel del think-tank indipendente Open Europe dice che la maggior parte della ripresa della crescita di quest’anno è venuta da una spesa locale folle, uno scatenamento della domanda repressa col ritorno della fiducia dopo anni di privazioni. 
 
Fernando de Acuña, capo dellimportante agenzia di consulenza immobiliare spagnola RR de Acuña, avverte che il paese sta attraversando una mini-bolla illusoria, con la gente che scommette su un nuovo ciclo del mercato immobiliare anche se gli effetti paralizzanti dell’ultimo ciclo boom-bust non sono ancora passati. 
 
“Pensiamo che i prezzi scenderanno di un altro 20pc nei prossimi tre anni. C’è ancora un eccesso di 1,7 milioni di case invendute in un mercato annuale di circa 230.000 abitazioni. I costruttori ne hanno ancora in carico 467.000 unità, e la metà sono indirettamente controllate dalle banche. Si tratta di tirare avanti e far finta di niente. Ce ne sono altre 150.000 in corso di pignoramento che restano bloccate perché i tribunali sono intasati “, ha detto. 
 
“La gente non vuole sentire nulla di tutto questo. Quando nel 2007 abbiamo avvertito che il paese stava andando all’inferno ci hanno chiamato criminali e terroristi, ma avevamo ragione, perché basiamo la nostra analisi sui fatti e non sul pio desiderio “, ha detto.
 
Si è sempre discusso se la Spagna può sperare di tirarsi fuori da una trappola di bassa crescita facendo affidamento sulle sole esportazioni, visto che ha ancora un’economia relativamente chiusa con un trade gearing di solo il 34pc del PIL, di gran lunga inferiore a quello dell’Irlanda, al 108pc . 
 
Le partite correnti stanno già lentamente tornando in deficit, come sempre quando le importazioni aumentano, il che suggerisce che la Spagna non è ancora affatto vicina ad un equilibrio competitivo all’interno della zona euro. E’ già in “surriscaldamento” – in un certo senso – anche con 5,6 milioni di persone senza lavoro. Il Fondo Monetario Internazionale dice che il tasso di cambio della Spagna è sopravvalutato fino al 15pc. 
 
Minacciosamente, il boom delle esportazioni sta già svanendo, nonostante il successo dell’industria automobilistica. Il totale delle spedizioni è aumentato solo dell’1pc in un anno fino ad agosto rispetto allo stesso periodo del 2013, con una contrazione dell’11pc verso l’America Latina, e del 13pc verso il Medio Oriente. Le esportazioni in realtà nel mese di agosto sono calate del 5pc rispetto all’anno precedente. 
 
Esperti di commercio dicono che il rimbalzo delle esportazioni dopo la crisi Lehman è stato il risultato di una ricerca frenetica di mercati esteri da parte di imprese in lotta per la vita, con la domanda interna crollata del 15pc. Questo è per sua stessa natura un effetto una tantum. Esso non può essere sostenuto senza un blitz degli investimenti, ma il FMI dice che il credito bancario alle imprese si sta ancora contraendo ad un tasso annuo dell’11pc, con un “costante aumento della quota di imprese in difficoltà finanziarie”. 
 
Il FMI avverte che il paese è ancora profondamente vulnerabile:  “La Spagna è fortemente indebitata con il resto del mondo. La posizione patrimoniale netta sull’estero (NIIP) si è ulteriormente aggravata nel 2013, quasi al 100pc del PIL “. 
 
Il FMI ha messo in discussione il fatto che la Spagna abbia davvero spinto per delle riforme strutturali profonde, notando che il suo posto nella classifica del “Doing Business” è scivolato ulteriormente. La produttività totale dei fattori (PTF) è su una “tendenza al ribasso”, anche se per ora compensata dal calo perverso della disoccupazione. Il mercato del lavoro rimane “segmentato tra lavoratori ben tutelati a tempo indeterminato e i precari, che girano tra posti di lavoro temporanei e disoccupazione”, ha detto. 
 
Ciò che è chiaro è che l’eventuale ripresa fino ad ora non ha toccato che marginalmente le vittime della lunga crisi. “L’economia alla fine si è stabilizzata, ma stiamo ancora aiutando dal 4pc al 5pc della popolazione”, ha detto Padre Jesus Garcia Gallo, capo della rete Caritas di rifugi, mense e associazioni nella regione. 
 
“Stiamo assistendo ad un peggioramento cronico che più va avanti e più peggiora di giorno in giorno. Ci sono un sacco di persone che hanno esaurito la loro indennità di disoccupazione e semplicemente non ce la fanno a sopravvivere”, ha detto. Due milioni di persone in Spagna vivono in famiglie in cui nessuno ha un lavoro. 
 
La Caritas ha un magazzino presso la sede episcopale pieno fino al soffitto di valigie, e su ognuna è segnato il nome di qualcuno che vive per le strade o accampato presso altre famiglie o amici. E’ come un armadio. Vengono a prendere le cose. Un’altra sala è piena di lavatrici che usano a turno prima di scomparire di nuovo, mantenendo un’apparenza di normalità ad un occhio inesperto.
Tuttavia la fase acuta del calvario spagnolo è finita, o almeno in remissione. “Non si percepisce più nulla di simile al 2012, quando abbiamo temuto che lo Stato spagnolo avrebbe potuto effettivamente andare in bancarotta e che ci avrebbero cacciato fuori dall’euro. Quelli sono stati momenti davvero allarmanti per questo paese, che tutti vogliono dimenticare” ha detto.
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