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ABBIAMO SUPERATO MACHIAVELLI

Da un redazionale di economia del Corriere della Sera apprendiamo che, secondo la nota Cgia di Mestre, il “buco” della mancata rivalutazione delle pensioni, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale, ci potrebbe costare non i 4,9 miliardi di cui si è letto, ma ben 16,6 miliardi. Una voragine finanziaria. E infatti ecco che il Sottosegretario all’Economia e segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti. interviene al riguardo per dire, se pure “a titolo personale” (ma non tanto), le seguenti ispirate parole: “Escludo che sia possibile restituire a tutti l’indicizzazione delle pensioni: per quelle più alte sarebbe immorale e il Governo deve dirlo forte”. Queste opinioni non gli sono scappate in un momento di distrazione. Infatti ha aggiunto: “Per quanto riguarda Scelta Civica dico che è impensabile pensare di andare a restituire l’indicizzazione anche per le pensioni di molte volte superiori alla minima”. Queste affermazioni inducono a sapide considerazioni.
Innanzi tutto, se il Sottosegretario Zanetti sostiene l’effettiva e per così dire “materiale” impossibilità di restituire tutto quel denaro, dice cosa non vera. Uno Stato, come quello italiano, che ha contratto debiti per circa 2.100 miliardi, non si spaventerebbe certo dinanzi alla necessità di contrarre debiti per altri dieci o venti miliardi. Insomma questa è stata semplicemente un’affermazione azzardata che il Sottosegretario si sarebbe potuta risparmiare. E tuttavia, come ipotesi di scuola, facciamo che quella restituzione sia seriamente impossibile. Che cosa ne conseguirebbe?
Se la restituzione di quel denaro indebitamente sottratto a milioni di pensionati fosse effettivamente impossibile, se ne dovrebbe dedurre che la sentenza della Consulta non potrebbe essere applicata. Dunque non avrebbe valore giuridico: e sarebbe uno straordinario risultato, per una Corte così prestigiosa.
Dicendo che quella sentenza non avrebbe valore giuridico, non s’è voluto esagerare o fare una battuta. Basta chiedersi: una sentenza può ordinare ad un cittadino di svuotare il Lago di Garda? Oppure di portare in Tribunale, come testimonio, Giordano Bruno? O anche di costruire un motore che vada ad acqua? Certamente no. Un ordine impossibile non soltanto non va eseguito ma delegittima l’autorità che lo ha emesso: sia perché rende lecite le perplessità sulla sua salute mentale, sia perché, in futuro, rimarrà il dubbio su chi avrà il potere di decidere se un ordine sia possibile o impossibile.
Lasciamo dunque da parte l’ipotesi-limite dell’impossibilità totale e facciamone una seconda, più moderata. Forse Zanetti intendeva semplicemente dire che, per le finanze dello Stato, l’applicazione pedissequa di quella sentenza sarebbe una decisione tanto rovinosa da essere impraticabile. Dunque non un’operazione materialmente impossibile, ma economicamente e politicamente impossibile. Purtroppo, questa seconda versione ha esiti ancor più problematici.
Innanzi tutto rimarrebbe provato che l’applicazione della decisione della Corte dipende dalla volontà politica. E – chiaramente – la volontà politica della Corte sarebbe per l’attuazione ad ogni costo. E ciò mentre la sua competenza dovrebbe essere esclusivamente giuridica. Ma c’è di più. In caso di contrasto, la volontà politica della Corte Costituzionale deve prevalere sulla volontà politica del governo, o la volontà politica del governo deve prevalere sulla volontà politica della Corte?
Il problema è spinosissimo. Se in questa occasione il governo dichiara “politicamente inattuabile” la decisione “politica” della Consulta, con ciò stesso dichiara che anche in futuro si riserva il diritto di considerare politica e inattuabile qualche altra decisione. E a quel punto, chi dirà chi ha ragione e chi ha torto?
Fino ad oggi, a parere di chi scrive, molte sentenze della Corte hanno avuto valenza politica, ma la nazione ha continuato a ritenere che l’obbedienza a quelle decisioni fosse inevitabile. Il governo ha dovuto subire che fossero cassati perfino provvedimenti a tutela della libertà personale dei membri dell’esecutivo (lodo Alfano). Stavolta invece la Corte è andata oltre il limite ed il bubbone è scoppiato.
Qualche commento merita pure l’affermazione di Zanetti secondo la quale far valere la decisione della Corte anche per le pensioni più alte, corrispondenti a molte volte l’importo delle pensioni minime, “sarebbe immorale e il Governo deve dirlo forte”. Da un lato dunque le sentenze della Corte sono applicabili o non applicabili secondo ciò che decide la politica, dall’altro sono applicabili o non applicabili in base alle idee morali del governo. Machiavelli ci insegnò che la politica va spesso oltre la morale, Zanetti ci insegna ora che la politica, quando si ammanta di morale, può anche andare contro il diritto. Che progresso, dal Cinquecento a oggi.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

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