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RISORSE SCARSE SECONDO RAGGI E FASSINA di Nino Galloni

 

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La tematica della scarsità delle risorse rappresenta il confine tra la possibilità e l’impossibilità del cambiamento: nel mondo di oggi le risorse scarse sono quelle fisiche (naturali ed umane) non più quelle monetarie e finanziarie.
Infatti, dopo il 1971, è caduto l’ultimo velo sul sottostante aureo della moneta; in seguito ci sono stati eccessi, è vero, ma il sottostante della moneta sono sempre stati il lavoro, le attività produttive, le capacità tecnologiche. A esempio di eccessi, i petrodollari dovettero la loro esplosione alla decisione USA di stampare dollari e titoli pubblici per importare materie prime (soprattutto petrolio): fu un vulnus al buon senso ed inaugurò tensioni inflattive e speculazioni varie.
Ma, tornando alla regola, gli Stati possono emettere moneta o delegare gli Istituti di emissione a farlo con banconote a corso legale (l’Europa si è rovinata la vita trasformando tale moneta comune in qualcosa di scarso, artificiosamente scarso, scarso solo per i cittadini comuni e gli Stati stessi); le banche ordinarie sono abilitate ad emettere moneta – a proprio credito e debito dei prenditori – e lo fanno o poco o troppo o male; i privati e le amministrazioni in difficoltà (proprio quelle che hanno abbandonato la sovranità monetaria) possono emettere moneta fiduciaria, come furono le cambiali del miracolo economico italiano quando le lire scarseggiavano, ma le capacità imprenditive e produttive del Paese no.
Oggi, nel mondo, si stanno sviluppando piattaforme finanziarie, meccanismi di compensazione tra crediti e debiti e non solo, monete complementari e matematiche, anticipazioni su imposte fiscali future e cash flow industriali: in Italia tutto ciò sta cominciando da poco tempo perché le amministrazioni pubbliche – a differenza di quasi tutti gli altri Paesi – non aiutano, almeno finora.
Quindi, dire, come hanno fatto la Sindaca e Stefano Fassina che le risorse sono scarse implica una di queste tre conseguenze: a) intendere la giustizia sociale come un togliere ai ricchi per dare ai poveri; b) togliere ai poveri per fare investimenti; c) non fare niente perché non ci sono risorse.
Il caso a) richiede di specificare cosa si intenda per ricchi, in quanto il sistema, a regime, può e deve far lavorare tutti, al limite con un’imposizione non esagerata – come oggi – ma seriamente progressiva; ma i veri ricchi sono pochi e togliere ai ricchi non basta per portare i poveri ad un livello di vita decente se non c’è un piano di sviluppo con obiettivo di valorizzare tutte le risorse disponibili.
Il caso b) implica l’impoverimento della classe media e, quindi, blocca gli investimenti più consistenti, quelli dei privati, perché questi ultimi non vedono la ragione di farli se le prospettive dell’economia sono depresse.
Il caso c) è il classico suicidio di una classe dirigente che non vede come il limite ad una crescita possibile, responsabile ed auspicabile non sia dato dalle risorse finanziarie (le anticipazioni di entrate – per il pubblico e per i privati – non costituiscono un aumento del debito, bensì solo una scommessa sul reddito futuro), ma da quelle fisiche.
Queste ultime sono di tre tipi: lavoro vivo, tecnologie e ambiente.
Oggi, le tecnologie disponibili sono straordinarie; per carità di Roma cito solamente i rifiuti zero (zero cassonetti, zero camion, zero inquinamento, tanta buona elettricità per tutti). Diciamo che, a differenza dei secoli passati e dei millenni passati, la tecnologia (che è lavoro accumulato) risulta sovrabbondante rispetto alle esigenze.
Il lavoro vivo c’è, come testimoniano i dati sulla disoccupazione, sull’emigrazione, ma anche sulla immigrazione: quando non ci fossero più lavoratori disponibili, allora dovremmo fermare i nostri piani di sviluppo, manutenzione, cura, ripristino, recupero, valorizzazione di tutto ciò che abbiamo – moltissimo – ma non sappiamo gestire perché cadiamo nell’errore di pensare che non sia possibile ovviare alle apparenti, ma false, prospettive di scarsità delle risorse finanziarie necessarie.
L’ambiente viene inquinato (dal cemento, dalle emissioni nocive, ecc. perché si insiste su vecchie tecniche, vecchi materiali, scarsa manutenzione): con le tecnologie moderne, oggi disponibili, l’ambiente viene salvaguardato dallo sviluppo responsabile e dalla intensificazione del flusso energetico, non viceversa: frenare lo sviluppo significa stagnare su tecniche obsolete che fanno la fortuna dei soliti imbroglioni.
Cari tutti, bisogna aprire gli occhi, smascherare i paradigmi della scarsità, marciare verso la piena valorizzazione e la vera salvaguardia delle risorse disponibili!

Nino Galloni

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