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Referendum Costituzionale: il rischio di brogli all’estero diventa certezza

Abbiamo già scritto in dettaglio su quanto facilmente possano essere messi in atto brogli nel voto all’estero, e su come simili brogli siano già avvenuti nelle elezioni politiche dal 2006 in poi. Nelle ultime ore si stanno profilando altre falle del sistema, certamente non ignote a chi ha interesse a falsare il risultato delle urne.

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In ogni buon complotto attori e mezzi occupano a tempo debito i posti previsti dal piano. Se un complotto è tale nulla trapela dello stesso a noi poveri osservatori esterni, se non fortuitamente e a posteriori. Da osservatori esterni possiamo però fare buon uso dell’intelletto e di quel processo raziocinante che Aristotele chiamava epagoge (ἐπαγωγή per i nostri lettori classicisti). Processo attivato generalmente da un’intuizione secondo il nostro buon Aristotele. La nostra intuizione è questa: se i brogli sono non solo possibili ma addirittura scientemente agevolati da regole difettose, e se la posta in gioco è alta, brogli avverranno sicuramente.

E nel caso del voto degli italiani all’estero i brogli saranno estremamente facilitati dalle procedure definite dalle leggi e dalle circolari ministeriali1. A cominciare dall’assenza di timbro sulle schede pervenute ai 4 milioni di elettori italiani residenti all’estero.

Ora, chiunque abbia fatto lo scrutatore sa bene che le schede sprovviste di timbro o firma devono essere annullate. La sera prima delle elezioni infatti generalmente è passata a timbrare e siglare le schede che poi sono custodite sotto chiave, con sorveglianza armata delle FFOO e FFAA. I motivi sono facilmente intuibili, e non vi faremo un disegnino.

Le schede distribuite agli elettori residenti all’estero come detto non sono timbrate. Qualunque tipografia può stamparne milioni senza problemi. La spiegazione ufficiale è che all’estero “non ci sono sezioni elettorali“. Renzi ha chiesto informazioni (chiaramente non poteva non sapere la risposta, chiediamoci perché si fanno pubblicamente domande delle quali si conoscono le risposte).

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La risposta tecnicamente è corretta. La procedura definita dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459 prevede che le buste siano spedite in Italia – al centro raccolta di Castelnuovo di Porto – e successivamente poste nelle urne di seggi appositi, quindi le schede siano estratte dalle buste, timbrate dal vicepresidente di seggio e firmate dal presidente all’atto della registrazione del voto.

Il problema è che tutto quanto succede alle schede prima dello spoglio è totalmente fuori controllo, anche per la mancanza di bollo e firma. Nessuno impedisce di aggiungere centinaia di migliaia di schede col SI, magari usando gli stessi dati degli italiani all’estero che il nostro Matteo Renzi ha dimostrato di conoscere cosi’ bene quando ha  spedito loro la famosa lettera. Come nulla impedisce di aprire le buste estrarre le schede votate e reimbustarle dopo aver sostituito la scheda del NO con quella del SI.

  

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Ora, perché mai “non ci sono sezioni elettorali” per il referendum? Con la pletora di personale consolare strapagato che manteniamo all’estero era proprio impossibile organizzarsi con seggi e sezioni elettorali?

Vi svelo un particolare ignoto ai più: per le elezioni europee2 i consolati italiani organizzano seggi elettorali all’estero in piena regola, in locali idonei e con presidente e scrutatori presi dalla comunità italiana locale. In base alla normativa queste sezioni non vengono allestite né per le politiche né per i referendum. 

Dunque è possibile allestire seggi elettorali all’estero (e ci mancherebbe). Ripetiamo, se non si fa per questo referendum, nel quale il nostro ambiziosissimo premier si gioca la sopravvivenza politica, qual è la ragione? In ogni caso il Comitato per il No ha preannunciato che farà ricorso nel caso il risultato sia determinato dal voto estero. Come vedete non siamo i soli “complottisti” in circolazione, per usare un epiteto caro ai piddini.

 

1) Il voto all’estero per le elezioni politiche nazionali e i referendum è regolato dalla Legge 27 dicembre 2001, n. 459 e dal relativo Regolamento attuativo (D.P.R. 2 aprile 2003, n. 104), modificati dalla Legge 6 maggio 2015, n. 52, (c.d. “Italicum”).

2) Il voto all’estero per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo è regolato dalla legge 24 gennaio 1979 n. 18 e dal Decreto-legge del 24 giugno 1994 n. 408 (convertito in legge 3 agosto 1994, n. 483).

 

 

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