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Lituania: Operazione perfettamente riuscita, Paziente in agonia

Articolo di spessore da Orizzonte48, Blog molto valido, di cui suggeriamo la lettura 

 

Euro: Lituania, Draghi, ingresso un bene

 © EPA

 

Cosa vorrà veramente dire in soldoni, (o in euro-ni), questa affermazione?
 
1. La Lituania aveva già un peg, cioè un legame valutario di tendenziale parità di cambio, con l’euro (nel grafico qui sotto è espresso in Lita per acquistare un euro: meno ce ne vogliono più la Lita si rivaluta e viceversa).
Valori attuali:

Current value: 0.70280   Last update: 2013-12-31   1 LVL: 1.42 Euro
 
      Analysis of Lithuanian Lita from 01-04-1999 to 01-02-2015
Graphical overview and performance of Lithuanian Lita showing the currency rate to the Euro from 01-04-1999 to 01-02-2015
E quindi, le politiche economico-fiscali, (le quali poi alla fine, come sappiamo, – pur nel continuo gridare a misteriose “riforme” dei tecnocrati UEM-BCE-FMI-, riguardano essenzialmente il mercato del lavoro), seguite in Lituania dalla nascita dell’UEM, non sono state troppo diverse da quelle di un tipico paese euro-assoggettato.
Con alterne fortune sulle partite correnti che, (come vedete dal grafico che precede, in comparazione con quello più sotto), peggiorano nella fase iniziale quando addirittura la “lita” si rivaluta (strascichi dell’abitudine al peg sul dollaro?) e migliorano in un breve periodo di svalutazione sull’euro che va fino al 2003. Per poi stabilizzarsi in una sostanziale “piattezza” prolungata (arrivando persino a una modesta recente rivalutazioncina!).

Lithuania – Current Account Data   http://www.focus-economics.com/country-indicator/lithuania/current-account

 
  2009   2010   2011   2012   2013  
 Current Account (% of GDP) 3.7   0.1   -3.7   -0.2   1.5
Lithuania Current Account
 
2. Certo, nè prima nè dopo il peg con l’euro, la posizione netta sull’estero, pare riflettere la conclusione di un grande affare (big deal), per quello che Chang definirebbe un “infant capitalism” (anche perchè, appunto, preceduto dal peg sul dollaro…):
       Lithuania 2013       −45.7
Si potrebbe obiettare che c’è di molto peggio. Ed è vero: basta consultare la classifica riportata nel link soprastante e si vede come coinvolga notevolmente, tra i peggiori al mondo, i paesi UEM (inclusa la Francia in netto peggioramento; ma con picchi assolutamente notevoli della Grecia, naturalmente ma, più ancora, di Spagna, Irlanda e Portogallo, tutti i paesi al fondo della stessa classifica e intorno o ben oltre il 100% del PIL di PNE negativa: cioè i paesi che “hanno fatto le riforme” e che servirebbero, secondo Commissione UE e governanti italiani, da modello indiscusso per l’Italia…che invece ancora non se la cava tanto male. Ma può sempre peggiorare).
 
3. A questo punto, avendo seguito certe politiche (UEM), vi aspetterete grandi risultati sul deficit e altrettanti sulla riduzione del debito pubblico. Perchè questo sarebbe lo scopo dichiarato delle politiche deflazioniste, cioè, “virtuose” che garantiscono la crescita, secondo i soliti euro-tecnocrati (potentoni).
La deflazione c’è sicuramente stata (e vedremo i legami non certo casuali col mercato del lavoro):
Chart of Change in GDP Deflator  
The current annual inflation rate in Lithuania, as of 2014, is 0.96% 
Lithuania Inflation Rate3.1. E qualche risultato non trascurabile, sul deficit, specialmente post crisi dell’euro (non quella dei sub-prime a epicentro USA, notare bene!) s’è pure visto
In pratica, uscita discretamente dalla crisi internazionale 2007-2008, la Lituania ha poi imboccato la (autonoma) crisi da “austerità” euro-indotta ricorrendo ad un consolidamento fiscale piuttosto “drastico” (e vedremo “socialmente” realizzato come…): Lithuania Government Budget 2000-2015 – Lithuania recorded a Government Budget deficit equal to 2.20 percent of the country’s Gross Domestic Product in 2013. Government Budget in Lithuania averaged -3.16 Percent of GDP from 2000 until 2013, reaching an all time high of -0.40 Percent of GDP in 2006 and a record low of -9.40 Percent of GDP in 2009. Government Budget in Lithuania is reported by the Eurostat.
Lithuania Government Budget
E, altrettanto as usual, applicando l’austerità, il debito non è affatto sceso in percentuale al PIL: se facessimo le proporzioni incrementali tra 2009 e 2013, sarebbe un aumento veramente “spettacolare”. Dal 2010 è divenuto anzi proprio di un’altra dimensione rispetto al pre-crisi, registrando un’attenuazione, ma non certo un vero ritorno ai livelli per-crisi, solo nel corso dell’ultimo esercizio (2014):
Lithuania Government Debt to GDP
 
4. La crescita, considerando il già segnalato “peg” dal dollaro all’euro, segna una performance ventennale tutto sommato mediocre, dai tempi dell’inizio della indipendenza e del neo-capitalismo (versione baltica).
Insomma un miracolo “lituano” ancora lo si deve vedere: e forse per la gran parte dei cittadini lituani “normali”, non lo si vedrà mai.

Lithuania GDP Growth Rate 1995-2015The Gross Domestic Product (GDP) in Lithuania expanded 0.50 percent in the third quarter of 2014 over the previous quarter.  

GDP Growth Rate in Lithuania averaged 1.10 percent from 1995 until 2014, reaching an all time high of 4.20 percent in the first quarter of 2003 and a record low of -13.10 percent in the first quarter of 2009. GDP Growth Rate in Lithuania is reported by the Statistics Lithuania.

 lithuania-gdp-growth-annual

Lithuania GDP Growth Rate
5. E veniamo alla disoccupazione
Utilizzando la “chart” Eurostat, la Lituania PARE aver realizzato un miglioramento, – successivo ai picchi negativi del 2009-2010, peggiori persino di quelli (coevi) della Grecia e simili ai livelli (iniziali) della Spagna…- che, se non fa registrare attualmente ratei da “piena occupazione” (e ci mancherebbe, vista la deflazione perseguita con l’austerità!), ha fatto gridare al “successo delle politiche di austerità“.
 

6. A questo punto vi riporto (in gran parte) un articolo di Willy Craig sul “miracolo” lituano, ovverosia sul “successo dell’austerità” che già vi avevo menzionato in questo post, intitolato “C’è troppa gente in giro per l’Italia…” (dove era linkata la citazione dello stesso articolo da parte di Martin Wolf).
Non vi faccio una traduzione integrale anche perchè il contenuto appare auto-evidente (anche in una conoscenza maccheronica dell’inglese). Vi traduco, in Ndr. e carattere più grande, alcune frasi chiave:

Baltic “Austerity Successes”: Or, how to easily reduce unemployment by exiling 10% of your population- by Willy Craig

The question is: Are the Baltic states, especially Lithuania and Latvia which both have currencies pegged to the euro, proof that austerity can work? Are they “successes” as described by IMF Chief Christine Lagarde and some American conservatives? Most analyses of these have tended to focus on GDP. I will focus on employment.
 
 
The financial and euro crises had particularly brutal effects in these countries: GDP shrank almost 15% in Lithuania in 2009 and over 20% in Latvia between 2008 and 2010. The countries have had partial recoveries since, 3.5% annual growth in Lithuania since 2010 and over 5.5% annually in Lithuania since 2011. Each country will have lost about half a decade of growth.
 
Unemployment was massive in the wake of the crises. In 2010, Lithuanian unemployment peaked at 18% and Latvian unemployment at 19.8%. Unemployment has fallen significantly; by the end of 2012 it was “only” 13.3% in Lithuania and 14.3% in Latvia. There was no improvement, and even some worsening, during the second half of 2012. Ndr: dalla fine del 2012 la disoccupazione scende significativamente.
 
These figures are “pretty good” given the scale of the collapse and, unlike the euro-periphery, at least there are plausible and significant signs of improvement. But what the unemployment figures don’t say is that they have not been achieved through job creation
Ndr: “Quello che i grafici non dicono è che la caduta della disoccupazione non è stata ottenuta attraverso la creazione di posti di lavoro”. Il primo grafico che segue lo abbiamo aggiunto per mostrare come una jobless recovery – dove quello che diminuisce è il denominatore, cioè la popolazione “attiva” (e in questo caso addirittura quella residente”) sia perfettamente compatibile con la stabilizzazione di bassi salari, con piccoli aggiustamenti in fase di “recupero” che non tolgono nulla alla segnalata deflazione-competitiva (e più sotto vedremo, infatti, la wage-share)
SEB March 2012: Wages, Unemployment

http://www.lithuaniatribune.com/30581/lithuanias-average-monthly-wages-reach-647-euros-201330581/

Baltics Job Growth 3.png
 
 
 
Annoyingly, Eurostat doesn’t have figures on the absolute numbers of jobs, however, we do have job growth, or the annual change in the absolute number of jobs. 
Ndr: è seccante rilevare come Eurostat non abbia figure relative ai numeri assoluti dei posti di lavoro, anche se abbiamo una crescita dell’occupazione, o il cambiamento annuale nel numero assoluto dei posti di lavoro.
 
The employment growth figures are dismal. In Lithuania, 6.8% of jobs were destroyed in 2009, 5.1% destroyed in 2010 and – after a small recovery with 2% job growth in 2011 – job destruction resumed in 2012 with 6.7% of jobs lost. In Latvia, 13.2% of jobs were destroyed in 2009, 4.8% destroyed in 2010, and 8.1% destroyed in 2011, only returning to tepid job creation of 2.6% in 2012.
 
Baltic “austerity success” has at best meant “jobless recoveries” characterized by GDP growth but no job creation.
 
How do we then explain the fall in unemployment despite catastrophic job destruction and jobless recoveries?  Ndr: “Come spieghiamo allora la caduta della disoccupazione nonostante la catastrofica distruzione di posti di lavoro e la “ripresa senza lavoro”?
The answer is almost certainly mass emigration. Ndr: La risposta è quasi certamente la EMIGRAZIONE DI MASSA
According to official figures the net migration rate (number of people entering the country minus number of people leaving the country) was an amazing -2.37% for Lithuania in 2010 and -1.26% in 2011, while for Lithuania the figure for 2011 is -1.12%. These are world records. In 2012, according to CIA figures, the few countries with higher net emigration figures than this include Syria and Jordan… 
Ndr: “Secondo i dati ufficiali, il tasso netto di emigrazione (numero di persone che entrano nel paese meno quelle che lo lasciano) è stato un fantastico -2,37 per la Lituania nel 2010 e un -1,26 nel 2011…Nel 2012, secondo i dati CIA (sì proprio la CIA), i pochi paesi con un tasso netto più alto includono la Syria e la Giordania.”
 
These migration figures are however problematic in the Schengen Area of free movement. In the absence of systematic border controls, EU governments have only a very imperfect idea of the extent of population movements.  
Ndr:”Queste dati sulla migrazione sono comunque problematici nell’area Schengen..In assenza di controlli sistematici alle frontiere, i governi UE hanno solo un’idea molto imperfetta dell’estensione dei movimenti di popolazione.”
 
An alternative measure is to look at change in total population as a proxy. There has been a demographic collapse in both Lithuania and Latvia over the past ten years. According to Eurostat, between 2007 and 2012, the Lithuanian population was reduced by 377,000 people or an 11.1% reduction of the total, in Latvia there were 240,000 less people, or a 10.5% reduction.
Ndr:”Una misura alternativa è guardare alla variazione della popolazione totale come termine di riferimento. C’è stato un collasso sia in Lituania che in Lettonia negli ultimi dieci anni. Secondo Eurostat, tra il 2007 e il 2012, la popolazione lituana è diminuita di 377.000 persone ovvero una riduzione dell’11,1 del totale…”
Population LV LT
 
The Baltic “austerity successes” look a lot less impressive if one takes this into account: How impressive would Lithuanian or Latvian unemployment figures be if over 10% of the population hadn’t been removed, apparently through emigration? In all likelihood, rather than the 13-14% unemployment of today, there would be 20 or even 25%, comparable with Spain or Greece. 
Ndr: “Il “successo dell’austerità” baltica appare molto meno impressionante se si tiene conto di ciò: quanto significativi sarebbero i dati sulla disoccupazione lituana se oltre il 10% della popolazione non fosse stato rimosso, apparentemente attraverso l’emigrazione?”
 
Lithuania and Latvia can only be considered “models” of austerity or possible solutions if we consider exiling 10% of the population to be a desirable model for Spain, Portugal, Greece, Ireland et al. For the GIPS alone, this would mean moving, at a minimum, about 6.5 million people. This is an “economic model” characteristic of underdeveloped countries, those who export people more than things, typical for example of Caribbean nations like Jamaica or Martinique. In fact this is happening in Portugal, as hundreds of thousands emigrate, partly going to other European countries, but also to developing countries like Brazil, Mozambique and Angola.
 
Some will answer that the GIPS have “always” had high emigration, to which one can reply a qualified yes, noting however that this model of permanent underdevelopment is usually accompanied by high fertilityEurope is successfully creating a genuinely original model of permanent underdevelopment: massive peacetime emigration from countries that don’t have high population growth, but which in fact already have naturally declining populations due to sub-replacement fertility. 
Ndr: “L’Europa sta creando con successo un modello veramente originale di sottosviluppo permanente: massicce emigrazioni in tempo di pace da paesi che NON hanno alta crescita della popolazione, ma che al contrario hanno un naturale declino della popolazione dovute alla insufficiente fertilità”.
 
The EU is actively promoting this, notably with its “Youth on the Move” initiative, turning travel – normally a positive way to broaden horizons and foster exchange – into a crude band-aid for the dysfunctions of the single currency by sending the teeming masses of unemployed peripheral youth to the core, above all to Germany.
 
The inability to devalue within the euro remains a huge part of the problem
 
However, as Matt Yglesias argues, though the Baltic austerity stories cannot be sold as an economic success, they can be considered a political success depending on what objectives one has: “The Latvian government places more importance on securing independence from Russia than on the short-term trajectory of Latvian living standards.
 
The Baltic ruling elites do not see any future for their countries other than clinging to Germany (and America) for safety and melting into the broader European continent. Perhaps, given their diminutive size, this is a reasonable objective, and membership of the eurozone is the symbol of its success.
The peoples of these countries, I think far more reasonably, are skeptical however. 
The Latvian government is on track to join the euro in 2014, even though a majority of the population is currently hostile. The Lithuanian government hopes to join in 2015, even though a recent poll found 57% of people opposed. Citizens should be warned: Once locked in the “euro-trap”, there will be no going back, and there will be no solutions to joblessness in future economic crises, other than to leave their country.7. Insomma, il peg sull’euro, in preparazione alla vera e propria entrata nell’euro-zona, ha significato deflazione, e stabilizzazione della disoccupazione, con un apparente miglioramento “relativo” rispetto al periodo ante-crisi, a costo della ELIMINAZIONE DI UNA PARTE CONSISTENTE NELLA FORZA-LAVORO. Cioè della stessa popolazione: peraltro, a quanto pare, in maggioranza contraria a questa “entrata” e, in aggiunta, con questo bel risultato di crescita salariale per i “sopravvissuti alla diaspora”:Gross Wage
 
Tra l’altro, a confermare come il danno si unisca alla beffa, si veda qui sotto come la recente “crescitina” del salario netto, che dal 2013 ricomincia a superare la produttività, indica che l’entrata nell’area euro, dovrà necessariamente comportare dosi aggiuntive di deflazione e riforme del lavoro: se non altro, l’inflazione vista più sopra (punto 3), già oggi, è più alta di quella dei vari paesi UEM che stanno già in deflazione o comunque a tassi poco sopra lo zero! 
E sappiamo come nell’OCA-UEM, alla fine, conti solo svalutare i tassi di cambio reale, legati all’inflazione, per sperare di mantenere la competitività…e quindi con la necessità di “acuire” nuovamente la disoccupazione!
Annual growth of wages and productivity. Source Statistics Lithuania
 
8. Ma, certo, il costo del lavoro, è difficilmente abbassabile in termini assoluti, come attestano i dati che stiamo per vedere.
E se svalutare i tassi di cambio reale (essendo definitivamente precluso di abbassare, anche se di poco, quelli nominali), cioè il reddito del lavoro, è forse politicamente difficilotto, per non ripiombare nell’incubo dei saldi negativi delle partite correnti e in una crisi finanziaria da indebitamento privato con l’estero, si tenterà di attirare tanti investitori esteri: what else?!
A questo punto, l’oligarchia locale, pardon, il governo, si fa pure un bel sito, in gran parte in inglese, lo si “antitola” all’Unione europea – http://www.lithuanian-economy.net/eu/  – e si “reclamizza” il costo del lavoro comparato rispetto agli altri paesi europei proprio per – magari?- attrarre i mitici “investimenti stranieri”…
Ed ecco qua:

Labour costs in the Baltics

Hourly labour costs for the whole economy in €
 
Naturalmente si gioca principalmente sui diretti concorrenti, i famosi neighbours…to beggar…o quantomeno da “spiazzare” nell’afflusso di capitali: gli altri paesi baltici e la miracolosa Polonia!E si indica nel menu, settore per settore, là dove la performance risulta la più “imbattibile”: segnaliamo il settore “costruzioni”, perchè avrebbe indotto persino i Faraoni della prima età del Bronzo a fare un reclutamento per le Piramidi.
Labour costs in different sectors in 2008 and 2012
 
9. CONCLUSIONE: non vi pare una politica un po’…aggressivuccia? Ma c’è forse, per chiunque aderisca all’euro, un’alternativa a questo simpatico perseguimento comune della pace e della cooperazione tra i popoli? (Che tra un po’, non si capirà neanche più bene dove stiano…?)Insomma, se questo è il modello, si spiega perfettamente la frase di Draghi riportata in apertura: “…questi risultati beneficeranno nello stesso tempo l’Eurozona e la Lituania”.
Sì perchè si rafforzerà l’idea che la competitività si persegue esclusivamente abbassando il costo del lavoro rispetto ai vicini, e a tutti i concorrenti dell’area valutaria unica: e che chi sgarra, – lasciando che il costo del lavoro NON segua la produttività reale (cioè al netto dell’inflazione…che non ci deve essere, con buona pace dell’occupazione dei “residenti”)-, non ha scampo. Si ricomincia con le “riforme” senza alternative-TINA, la shock economy e l’emigrazione di massa.  
Cioè, poi, end of democracy.
Ma non l’avevano già detto Wynne Godley nel 1992 e Tony Thirlwall nel 1998
Ma credo che intendessero qualcosa di molto diverso dalla dichiarazione di Draghi…
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