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I GRAVISSIMI ASPETTI DI CRITICITA’ DELL’EURO SPIEGATI A MIA FIGLIA DI UN ANNO (di Giuseppe PALMA)

 

 

 

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Questa moneta unica rappresenta una delle questioni di maggiore divisione nel Paese. Il motivo non è tanto la difficoltà dell’argomento, di per sé abbastanza semplice seppur policromatico, ma la persistente mala fede di certa politica (nostrana e sovranazionale) e di certi gruppi di potere che dominano il pianeta (quei gruppi oligarchici che decidono il destino di centinaia di milioni di persone senza alcuna legittimazione democratica).

Con questo mio articolo cercherò di rendere l’argomento “Euro” semplice e comprensibile a tutti, evitando – volutamente – tecnicismi, argomentazioni scientifiche ed eccessivi approfondimenti.

In soli 8 punti, e con un linguaggio molto semplice, cercherò di spiegare il perché questa moneta unica rappresenti un vile attentato al benessere dei popoli europei, e lo farò come se dovessi spiegarlo a mia figlia di un anno.

 

 

  1. Uno Stato a moneta sovrana è il legittimo ed unico titolare della propria moneta, quindi crea e dispone liberamente della stessa sia per far fronte alle problematiche economico-sociali dei propri cittadini, sia per far fronte al proprio debito pubblico, il quale non costituisce mai un problema in quanto è lo Stato medesimo che genera quella stessa moneta occorrente a “pagare” il debito, quindi non deve chiederla in prestito a nessuno. Uno Stato a moneta sovrana genera moneta dal nulla! Ciò detto, la domanda nasce spontanea: come fa uno Stato a sovranità monetaria a creare moneta dal nulla? Semplice: pigiando il tasto di un computer del Ministero del Tesoro o della Banca Centrale. Costi per lo Stato? Zero!; 
  2. In uno Stato a moneta sovrana, la Banca Centrale (o il Ministero del Tesoro) funge da prestatrice di ultima istanza. Cosa significa “prestatrice di ultima istanza”? Significa che quando lo Stato deve onorare il proprio debito pubblico (rappresentato dal capitale investito dai cittadini nei Titoli di Stato, più gli interessi), non va a chiedere i soldi alla collettività (lo potrebbe fare, anzi lo fa, ma si ferma quando comprende che le tasse sono troppo alte e i cittadini/imprese potrebbero risentirne), ma “stampa moneta”, cioè si rende fattivamente e concretamente garante di quel debito senza “massacrare” i propri cittadini; in altre parole è lo Stato medesimo che “acquista” il proprio debito facendosi carico dello stesso. Costi per lo Stato? Zero! A tal proposito, tanto per essere chiari, il capitale relativo ai Titoli di Stato non viene mai realmente restituito dallo Stato all’investitore, e questo per due motivi molto semplici. Esempio: il cittadino X, nell’anno 0, acquista un Titolo di Stato a scadenza decennale di valore C, con un tasso di interesse allo T% (in pratica si tratta semplicemente di un pezzo di carta con su scritto “Titolo di Stato”) Bene. Trascorsi i dieci anni, X ha due possibilità: a) rinnovare il suo Titolo di Stato per altri dieci anni, quindi zero costi per lo Stato; b) decidere di richiedere allo Stato la restituzione del capitale investito dieci anni prima nel Titolo, più gli interessi maturati. In quest’ultimo caso, lo Stato cosa fa? Vende il Titolo di Stato di X ad un altro investitore, Y, e con il denaro con il quale Y paga quel Titolo (cioè investe i suoi soldi in quel Titolo), lo Stato restituisce il capitale all’investitore X. Costi per lo Stato? Zero! E gli interessi? Nessun problema: lo Stato a moneta sovrana li paga pigiando quello stesso tasto del computer che si trova al Ministero del Tesoro o alla Banca Centrale. In tal modo lo Stato crea, sì, debito, che però rappresenta ricchezza concreta per i cittadini e non costituisce alcun problema perché – e lo ribadisco – è lo Stato stesso che genera quella medesima moneta con la quale garantisce e “paga” quel debito;
  3. Negli Stati a moneta sovrana le tasse NON servono a pagare gli ospedali, le scuole, gli stipendi dei dipendenti pubblici, le pensioni etc… negli Stati a moneta sovrana le tasse servono solo a non creare altro debito pubblico. Punto! Negli Stati che invece non godono di sovranità monetaria (i 19 Stati dell’Eurozona), le tasse servono (anche) per far fronte alla spesa pubblica, quindi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, gli ospedali, le scuole, le pensioni, i servizi pubblici essenziali etc… Se non si comprende questo concetto, non è possibile comprendere l’intera questione Euro; 
  4.  Ciò premesso, tutti gli Stati dell’Eurozona quando devono pagare gli stipendi degli insegnanti, le pensioni, gli ospedali, i servizi pubblici, assumere nuovo personale etc (in pratica quando devono far fronte alla spesa pubblica), non disponendo di sovranità monetaria, vanno a cercarsi la moneta. Come? In due modi: a) tassando i cittadini fino al loro collasso, quindi introducendo nuove imposte e tasse o aumentando quelle già esistenti, introducendo sistemi giacobini di accertamento fiscale e di lotta all’evasione, quindi limitando l’uso del denaro contante, spiando i conti correnti dei cittadini e le loro spesucole quotidiane, e così via… b) chiedendola in prestito alle banche private, le quali, prima di prestarla allo Stato che ne fa richiesta, valutano con la lente di ingrandimento l’affidabilità dello Stato stesso a poterla restituire (con gli interessi), quindi fissano i tassi di interesse mettendoci in competizione con gli altri Stati (e qui si collocano le famigerate valutazioni delle Agenzie di rating che fanno tremare i Governi). Esempio: la differenza tra il tasso di interesse applicato alla Germania (ritenuta più affidabile) e quello applicato all’Italia (ritenuta meno affidabile) costituisce lo spread (o differenziale), cioè quell’entità “terroristica” in nome della quale l’UE ha sacrificato le democrazie di Grecia, Italia, Spagna etc… Bene, anzi male! Ciò fatto, una volta che lo Stato ha preso in prestito la moneta dalle banche private, dovrà successivamente a queste restituirla maggiorata dagli interessi. Ma se lo Stato non gode di sovranità monetaria, da dove la va a prendere la moneta (gravata dagli interessi) per poterla restituire alle banche private? La risposta è semplice: dai cittadini, quindi attraverso l’aumento delle tasse e delle imposte, tramite una lotta giacobina all’evasione fiscale nei confronti dei piccoli e non degli squali (quindi redditometro, spesometro, controllo sui c/c dei cittadini etc…), ponendo in essere tagli selvaggi allo stato sociale (quindi alle voci di spesa pubblica più delicate come le pensioni, l’università, la sanità, la giustizia etc…), attraverso l’innalzamento dell’età pensionabile e così via…;
  5. In passato, durante i periodi di crisi, gli Stati a moneta sovrana “aggiustavano” i cambi tra la propria moneta e le monete degli altri Stati, cioè facevano leva sulla svalutazione monetaria. In questo modo, con una propria moneta svalutata, si verificava la conseguenza che i prezzi delle merci da esportare si abbassavano rispetto alle stesse merci prodotte all’estero, con il conseguente aumento delle esportazioni. Pertanto, se le aziende esportavano più prodotti perché più competitivi rispetto ai prodotti esteri, necessitavano di maggiore forza lavoro (più personale), quindi maggiore occupazione = maggiore numero di cittadini che percepiscono un reddito, quindi + consumi e + investimenti privati (vedesi Keynes). Oggi, con questa moneta unica, essendo stati fissati i tassi di cambio irrevocabili tra l’Euro e le monete nazionali degli Stati aderenti (i c.d. cambi fissi), gli Stati dell’Eurozona – per essere competitivi – non possono più far leva sulla svalutazione della moneta. Ciò detto, come fanno gli Stati della zona euro ad essere competitivi, non potendo far leva sulla svalutazione monetaria? La risposta è semplice: attraverso la svalutazione del lavoro, cioè tramite la riduzione dei salari e dell’occupazione a beneficio dell’abbassamento dei prezzi delle merci da esportare!;
  6. Se negli Stati a moneta sovrana la Banca Centrale funge da prestatrice di ultima istanza, negli Stati della zona euro la BCE non svolge questa funzione, lasciando che siano i cittadini a “vestire i panni” di prestatori di ultima istanza. Ciò detto, che ruolo ha la BCE? E’ semplice: funge unicamente da guardiana della stabilità dei prezzi! Mentre la Banca Centrale di uno Stato a moneta sovrana garantisce integralmente il proprio debito pubblico senza alcun problema di default (e non potrebbe essere altrimenti come si è già visto), la BCE non garantisce nulla, infatti ciascuno Stato dell’Eurozona deve esso stesso garantire il proprio debito pubblico, senza disporre di sovranità monetaria! Come fa uno Stato che non dispone di sovranità monetaria a garantire (e pagare) il proprio debito pubblico? Semplice: tassando i cittadini fino alla loro totale spremitura, inasprendo oltremisura gli strumenti di accertamento fiscale nei confronti delle imprese, degli artigiani, dei piccoli commercianti e dei giovani professionisti, innalzando l’età pensionabile e riducendo la spesa pensionistica, riducendo le assunzioni nel pubblico impiego, tagliando le voci di spesa pubblica più sensibili quali la sanità, la giustizia, la scuola e così via… Una vera e propria pazzia, ma è così! In pratica, negli Stati dell’Eurozona, la funzione di prestatrice di ultima istanza non è esercitata da una Banca Centrale bensì dai cittadini. La BCE, nella sostanza, non è una vera e propria Banca Centrale!;
  7. Con l’avvento dell’Euro, la moneta è generata (o stampata, se vi piace di più) dalla BCE, anzi, più precisamente dalle Banche Centrali di ciascuno Stato d’accordo con la BCE. A chi è destinata questa moneta? A ciascuno Stato (Governo) dell’Eurozona? Assolutamente no! Gli Stati della zona euro sono costretti a chiederla in prestito alle banche private (che stabiliscono i tassi di interesse a seconda dell’affidabilità dello Stato richiedente, mettendolo in competizione con gli altri Stati) e a queste debbono successivamente restituirla con gli interessi (vedesi i meccanismi di cui sopra);
  8. Che cos’è il QE (Quantitative Easing) che la BCE – quindi Mario Draghi – ha annunciato nel gennaio di quest’anno? Tradotto significa “alleggerimento quantitativo” del debito pubblico, cioè la BCE ha annunciato che provvederà ad “acquistare” (quindi a garantire) fette di debito pubblico di ciascuno Stato dell’Eurozona, liberando (solo in teoria) ciascuno Stato della zona euro di fette del proprio debito pubblico, quindi (sempre in teoria) ciascuno Stato avrà a disposizione maggiore liquidità per far fronte ai problemi socio-economici dei propri cittadini. Questo solo in teoria, infatti nella pratica le cose stanno molto diversamente: al fine di poter porre in essere la misura non convenzionale del QE, Draghi è dovuto scendere a compromessi accettando alcuni limiti imposti dalla Germania. In pratica, per dirla con parole semplici, di quelle fette di debito pubblico di cui ciascuno Stato sarà “alleggerito” grazie al QE, solo il 20% sarà garantito dalla BCE, mentre il restante 80% dovrà essere garantito dalle Banche Centrali (che Centrali non sono) di ciascuno Stato dell’Eurozona. A questo punto la domanda è d’obbligo: come farà ogni Banca Centrale di ciascuno Stato a garantire l’80% di quella fetta di debito pubblico (che come abbiamo visto è solo virtualmente alleggerita) se non dispone di sovranità monetaria? La risposta è talmente semplice che la lascio al lettore. Bisogna tuttavia ammettere che il QE, anche dopo essere stato semplicemente annunciato, ha iniziato a produrre l’effetto positivo di una svalutazione competitiva dell’Euro nei confronti del dollaro, ma è un effetto che non risolverà affatto i problemi degli Stati dell’Eurozona, i quali, soffocati in ogni caso dai vincoli forcaioli e dai parametri capestro dettati dai Trattati dell’UE (vedesi ad esempio Trattato di Maastricht e Fiscal Compact), oltre che da una moneta “straniera” che devono continuare a chiedere in prestito alle banche private e restituirla gravata dagli interessi, saranno destinati al default, oppure, nella migliore delle ipotesi, alla distruzione dello stato sociale, del benessere collettivo e – soprattutto – della democrazia costituzionale e del lavoro.

 

***

 

Ciò detto, nonostante l’eccessiva semplicità con cui ho affrontato l’argomento, nutro il fondato timore che ci possa essere qualcuno che farà finta di non aver capito. A tal proposito, riporto qui di seguito un frammento di un discorso di centocinquanta anni fa dell’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Abraham Lincoln: “Il Governo non ha necessità né deve prendere a prestito capitale pagando interessi come mezzo per finanziare lavori governativi ed imprese pubbliche. Il Governo deve creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare il potere di spesa del Governo ed il potere d’acquisto dei consumatori. Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solamente una prerogativa suprema del Governo, ma rappresenta anche la maggiore opportunità creativa del Governo stesso. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi”. Queste parole furono pronunciate da Lincoln nel 1865. Quello stesso anno venne assassinato.

 

Tutto ciò premesso, voglio proprio vedere se c’è ancora qualcuno che mi scrive dicendomi che questo Euro è irreversibile! Sono altresì curioso di vedere se qualche ostinato difensore della moneta unica continua a dire che l’Euro è stata una conquista per l’Europa, per la democrazia e per il benessere dei popoli!

 

Chiedo scusa al lettore perché mi rendo conto – in merito all’argomento sinora trattato – sia di aver sensibilmente sacrificato gli aspetti tecnici e scientifici, sia di aver utilizzato un linguaggio molto semplice e diretto, ma quanto scritto fin qui è frutto delle mie ricerche e delle mie pubblicazioni degli ultimi due anni. Per chi volesse approfondire l’argomento o avere un riscontro scientifico a quanto sinora premesso, potrà consultare il mio ultimo libro intitolato: “Il Male Assoluto […]” – Editrice GDS, ottobre 2014 (nuova edizione febbraio 2015).

 

E’ dunque giunta l’ora che il popolo si svegli e comprenda, quantomeno in linea generale, ciò che questa Unione Europea ha volutamente creato a danno dei popoli, del lavoro e della democrazia costituzionale di ciascuno degli Stati membri.

 

 

 

Giuseppe PALMA

 

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