Economia
ZES Unica, il Sud sorprende. Urso frena sull’estensione al Nord ma rilancia con una ZLS nazionale

I numeri della ZES Unica stanno trasformando quello che inizialmente era stato presentato come un esperimento amministrativo in uno degli strumenti più efficaci della politica industriale italiana. Il Mezzogiorno, per anni descritto quasi esclusivamente attraverso ritardi, burocrazia e occasioni perdute, sta dimostrando che, quando incentivi e semplificazioni vengono inseriti in una strategia coerente, gli investimenti possono arrivare e produrre risultati concreti.
Secondo i dati illustrati dal coordinatore della Struttura di missione, Giuseppe “Giosy” Romano, le autorizzazioni uniche rilasciate hanno superato quota 1.300, con una forte accelerazione registrata nei primi mesi del 2026. Romano ha parlato di una misura capace di generare decine di miliardi di investimenti privati, grazie alla combinazione tra credito d’imposta, certezza dei tempi e accentramento delle procedure autorizzativo.
Il successo della ZES deriva soprattutto da un cambiamento di metodo. L’impresa non è più costretta a confrontarsi separatamente con una molteplicità di amministrazioni, ma può utilizzare lo Sportello unico digitale e accedere a un procedimento speciale per nuovi insediamenti o ampliamenti produttivi. La ZES Unica, istituita dal primo gennaio 2024, ha riunito in un’unica struttura Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, superando la frammentazione delle precedenti otto zone economiche speciale.
Una parte rilevante del merito va attribuita proprio al lavoro della Struttura guidata da Giosy Romano, che ha costruito un rapporto diretto con territori, amministrazioni e sistema produttivo. La ZES non è stata gestita soltanto come un incentivo fiscale, ma come una vera cabina di regia nazionale, chiamata ad accompagnare gli investimenti e a risolvere preventivamente gli ostacoli burocratici. Il risultato è un modello che oggi viene osservato con interesse anche dalle Regioni settentrionali.
Da qui nasce la richiesta avanzata da diversi governatori del Nord di estendere la ZES all’intero Paese. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha manifestato apertamente il proprio disappunto nei confronti del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, arrivando ad accusare Roma di non comprendere le difficoltà delle imprese lombarde e il rischio che alcuni investitori possano scegliere territori più convenienti, a partire dalla vicina Svizzera.
La risposta di Urso è stata netta: la ZES Unica del Mezzogiorno non può essere semplicemente estesa a tutto il Nord. Non si tratta di una chiusura politica nei confronti delle regioni settentrionali, ma di un limite legato alla natura stessa dello strumento. La ZES è stata finanziata in larga parte attraverso le risorse della politica di coesione, che hanno come obiettivo istituzionale la riduzione dei divari territoriali. Trasferire automaticamente gli stessi benefici alle aree economicamente più sviluppate rischierebbe di entrare in contrasto con le regole europee e di disperdere le risorse destinate al riequilibrio del Paese.
Urso, tuttavia, non ha chiuso la porta alle esigenze del Nord. Il ministro ha indicato una possibile alternativa: rafforzare ed estendere il modello delle ZLS, le Zone Logistiche Semplificate, fino a costruire una disciplina più omogenea per il Centro-Nord. L’obiettivo sarebbe quello di trasferire alle imprese settentrionali almeno una parte delle semplificazioni amministrative che stanno favorendo gli investimenti nel Mezzogiorno, senza snaturare la funzione della ZES.
La ZLS, acronimo di Zona Logistica Semplificata, è un’area collegata a porti, retroporti, aeroporti, piattaforme logistiche, interporti e insediamenti produttivi. Al suo interno vengono accelerate le procedure autorizzative e possono essere previste agevolazioni per gli investimenti. A differenza della ZES, però, la ZLS ha un perimetro più limitato e deve essere costruita attorno a un’infrastruttura portuale o logistica, mantenendo un preciso nesso economico e funzionale tra le diverse aree coinvolte.
La Lombardia dispone già di una propria ZLS, sviluppata intorno ai porti fluviali e alle aree produttive delle province di Cremona e Mantova. Il progetto coinvolge diciotto Comuni e prevede semplificazioni burocratiche, sostegni agli investimenti e una governance condivisa tra Regione, amministrazioni locali e rappresentanze economiche.
La proposta di Urso consiste quindi nel passare da una serie di ZLS regionali, spesso frammentate e poco conosciute, a un sistema più ampio e coordinato. Una sorta di ZLS unica del Centro-Nord, capace di garantire regole uniformi, tempi certi e procedure più rapide alle imprese che investono nelle filiere industriali e logistiche strategiche.
Il confronto tra Fontana e Urso non dovrebbe dunque trasformarsi in una guerra territoriale tra Nord e Sud. Il successo della ZES dimostra che il Mezzogiorno può crescere senza sottrarre opportunità al Settentrione. Al contrario, può diventare un laboratorio nazionale dal quale ricavare strumenti utili per l’intero sistema produttivo.
La vera sfida è replicare ciò che ha funzionato: un’amministrazione che decide rapidamente, una regia centrale riconoscibile, incentivi stabili e responsabilità precise. La ZES deve continuare a sostenere il recupero dei divari del Sud; al Nord, invece, occorre costruire un sistema altrettanto efficace, compatibile con le regole europee e concentrato su logistica, energia, sostenibilità e competitività industriale.
In questo senso, la linea indicata da Urso appare più realistica di una semplice estensione geografica della ZES. Non una copia indistinta dello stesso incentivo su tutto il territorio nazionale, ma una politica industriale differenziata, capace di rispondere alle diverse esigenze delle aree del Paese. Il modello elaborato da Giosy Romano ha dimostrato che semplificare davvero è possibile. Ora la sfida è utilizzare quella esperienza per rafforzare sia il Mezzogiorno sia il grande apparato produttivo del Centro-Nord.










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