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Weimar, la vera storia delle carriole di marchi per comprare le sigarette: tutta colpa dell’austerity

Repubblica di Weimar è il nome informale della Repubblica tedesca nel periodo tra le due guerre mondiali, tuttavia è famosa per la leggenda che racconta come sia fallita a causa dell’inflazione perché, come se non ci fossero delle valide ragioni, aveva stampato troppo denaro.

Con questo articolo vogliamo proporre una attenta analisi dei fatti, con l’obiettivo di distogliere il lettore dalle facili interpretazioni – spesso strumentali – che da ambo i lati si fanno di questo incredibile esempio di storia dell’umanità mancata.

 


Inquadramento storico della Repubblica di Weimar

La Repubblica di Weimar sorge dalle ceneri del secondo Reich che era appena uscito sconfitto dalla grande guerra.
Nel primo dopoguerra in Germania assisteremo alla repressione dei partiti di sinistra che volevano allineare il Paese su posizioni filo sovietiche.
Il Governo provvisorio invece intendeva istituire un modello repubblicano che riuscisse a rimanere entro politiche liberali e in maggiore sintonia con gli altri Paesi europei.

La Germania era uscita sconfitta principalmente da tre Paesi: Francia, Belgio e Inghilterra che faranno valere le clausole vessatorie del trattato di Versailles del 1919 che contengono la richiesta di riparazioni di guerra esorbitanti.

Il Governo provvisorio della nascente Repubblica di Weimar si trova così a firmare un armistizio che mette in ginocchio la nazione.
Questo è il principale motivo che rende debole la nascente Repubblica, poiché il popolo mal digerisce la subalternità dei propri politici che non si sono fatti valere durante la stipula dei trattati.

Ciò causò quel tentativo di rivoluzione che venne sedata nel sangue nella primavera del 1919, ma anche ad un certo numero di conseguenze che indeboliranno ulteriormente il Governo e che produrranno le spinte nazionaliste nutrite dal sentimento di rivalsa verso quella umiliazione che fu il trattato di Versailles.

La principale conseguenza dell’armistizio, è senz’altro una alta disoccupazione legata alla deindustrializzazione della Germania ad opera dei vincitori e dalla repentina dismissione dell’esercito, anch’essa prevista dai trattati di pace, che getta in strada migliaia di disoccupati.

Da queste premesse nasce un progetto politico con grandi ambizioni ma senza i fondamentali politici, finanziari ed economici necessari al suo sostentamento.


La Repubblica di Weimar nel dibattito economico attuale

Nel dibattito economico odierno chi utilizza l’esempio della Repubblica di Weimar lo fa indicando come pericoloso e nefasto il rischio di inflazione ritenuta legata automaticamente all’emissione di denaro nell’economia.
Non importa se i fatti dei nostri tempi dimostrano il contrario, loro vanno diritti per questa strada.

In verità le vicende della Repubblica di Weimar ci descrivono un mondo laddove la storia si trovò a scegliere tra progresso e nazismo, la cecità dei politici dell’epoca la fece sprofondare invece che risorgere.

Ecco perché, quando se ne parla è necessario conoscerla.
Perché è l’unico modo per comprendere l’Europa di oggi. Nuovamente di fronte allo stesso bivio.


Uno spettro si aggira per l’Europa

Uno spettro si aggira per l’Europa, è la citazione che serve ad evocare i tempi bui della Repubblica di Weimar nella quale, ci viene raccontato, per comprare un pacchetto di sigarette o un chilo di pane occorrevano carriole di banconote.

Tutto vero ovviamente.
Solo che si dimenticano di spiegare i motivi di quel disastro, che furono la povertà e le ristrettezze in cui era stata costretta la Germania dell’epoca e non, come vogliono farci credere, una dissennata politica monetaria miope.

L’equazione che i liberisti tendono a fare è la seguente: stampare moneta = inflazione = nazional-populismi = fascismo.

Ed ecco che con questa semplice formuletta abbiamo trasformato qualsiasi sovranista in un potenziale fascista. Questa si chiama propaganda e disinformazione.

Per chi volesse andare oltre ed iniziare a ragionare e a conoscere, consigliamo l’attenta lettura di questo articolo.


Breve cronistoria della Repubblica di Weimar – parte I

  • Nel 1919 nasce la Repubblica di Weimar sul modello di una democrazia parlamentare avanzata, con elezioni del Parlamento centrale ogni 5 anni e anche del Presidente della Repubblica ogni 7 anni;
  • Entra in vigore il suffragio universale a cui hanno accesso anche le donne;
  • Il primo presidente è il leader dei social-democratici;
  • La Repubblica di Weimar esordisce sotto gli auspici di una grande apertura e della democrazia avanzata per quanto riguarda i diritti. Libertà di stampa, libertà di opinione, di associazione, di espressione e politica, con iniziative di estrema destra e di estrema sinistra in campo politico, ma anche grande fervore culturale e artistico.
  • Vengono introdotti i diritti sociali come il diritto all’istruzione, il diritto alla sanità e aperture al mondo dei lavoratori.

Ma è una Germania che esce umiliata dalla prima guerra mondiale. Il popolo nutre una forte sfiducia nella classe dirigente e politica che si è piegata firmando la resa totale e completa a Versailles.

Questa disillusione si riverbera sia nella frammentazione politica in moltissimi partiti, sia nella vita quotidiana delle persone.
Un particolare dettaglio che non deve sfuggire al lettore è che in questo fervore che si insinua tra le fessure della delusione del popolo, sorgono i poli estremisti.
Dei due, quello che fungerà da ago della bilancia degli eventi è il partito nazionale dei lavoratori (NSDAP), perché, come vedremo, è implicato nella lotta dei lavoratori legata a doppio filo, ovviamente, con la disoccupazione galoppante di quel periodo, ma anche alle repressioni delle aspirazioni dei lavoratori tedeschi che vedremo in seguito.

  • Il partito di estrema destra sorge all’indomani della definizione delle riparazioni di guerra che consisteranno in 132 miliardi di marchi oro. Un ammontare esorbitante per l’epoca, pari al 260% del PIL della Germania pre bellica.
    La Germania si era impegnata a versare ai vincitori, la Francia soprattutto (e questo era già di per sé un elemento di umiliazione per i tedeschi), 42 rate annuali di oltre 13 miliardi di marchi convertibili in oro.
  • Come reazione di gruppi eversivi di destra, nel ’21 vengono uccisi quelli che vengono ritenuti responsabili della resa:
    Matthias Erzberger, leader del centro cattolico e firmatario dell’armistizio del 1918;
    Walther Rathenau, industriale reo di aver cercato di concordare delle intese con i vincitori. Due omicidi politici che danno l’idea di quale sia il clima negli anni di Weimar.
  • Già nel 1920 John Maynard Keynes con il suo libro, Le conseguenze economiche della pace aveva preannunciato che una simile situazione avrebbe potuto portare l’insorgere di una dittatura.

Il simbolo del NSDAP


 

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Il Bauhaus

Ma come abbiamo detto, in Germania c’è anche un progetto di rinascita culturale atta a far voltare pagina al Paese.

Ciò che pochi si ricordano di raccontarci, quando ci parlano di questo periodo, è il resto della storia, ovvero la rivoluzione culturale che la Repubblica di Weimar aveva proposto per cambiare totalmente la storia e la mentalità tedesca.

Fu durante la Repubblica di Weimar che in Germania vennero sviluppate le avanguardie della ricerca dell’arte e del design che caratterizzeranno poi alcune correnti del Novecento e che giungono fino a noi in molteplici rivoli sia nel campo del design che della comunicazione.

È a Weimar che nasce il concetto di arte applicata, con laboratori di formazione e di sperimentazioni in aula che poi diventano produzioni industriali.
Nasce un nuovo concetto di architettura e di progettazione di oggetti funzionali all’ambiente, agli spazi e a loro utilizzo.

Ecco una breve carrellata di oggetti di design celebri realizzati nella bauhaus, sotto la Repubblica di Weimar…

poltrona progettata nella Bauhaus sotto la Repubblica di Weimar


 

Nasce l’idea di industrial design

Il 1 aprile 1919, nacque quindi il Bauhaus, come movimento di pensiero e di progettazione, ovverosia il prototipo di scuola di arte applicata che seppe coniugare la ricerca in campo artistico e progettuale con l’applicazione delle teorie nei nuovi mestieri che avrebbero creato le future figure professionali lungo tutto il secolo, sino ai giorni nostri.

La Bauhaus può essere descritta come la prima scuola di industrial design della storia.

Il più diretto esempio odierno dell’eredità lascia dal Bauhaus è sicuramente l’IKEA, che purtuttavia ha estremizzato l’idea originale adattandola al sistema produttivo e consumistico odierni.

Il Bauhaus sarà un movimento che abbraccerà l’architettura, il design, l’arte e la pubblicità.


Esperimento del vaso di Rubin per studiare la percezione del rapporto tra figura e sfondo


Nel ramo dell’architettura il suo principale esponente diverrà colui che è l’ideatore e il primo direttore della scuola: Walter Gropius.
Di lui alcune progettazioni sono state inserite dall’Unesco nella lista delle opere patrimonio dell’Umanità.
Assieme a Le CorbusierFrank Lloyd WrightAlvar Aalto e Ludwig Mies «Less is more!» van der Rohe è ricordato come uno dei maestri del Movimento Moderno in architettura.

Le Officine Fagus, Patrimonio dell’Umanità. Opera di Walter Gropius

 

Un interessante filone della ricerca nel Bauhaus è quello della teoria della percezione forma e del colore, in tedesco Gestalt.

È durante la Repubblica di Weimar che assistiamo a veri e propri esperimenti che porteranno alla comprensione di molti fenomeni legati alla psicologia nella percezione della forma e del colore.


Ecco alcuni dei fondamentali principi della Gestalt

Rapporto Figura/Sfondo, lo sfondo è ciò con cui la figura è in relazione per potere emergere. È noto anche come principio del contrasto.

Gestalt, copertine di libri

 


 

Simmetria, gli elementi simmetrici sono percepiti come appartenenti allo stesso gruppo.

Gestalt, simmetria

 


 

Chiusura, la nostra mente è predisposta a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura, pertanto i margini chiusi o che tendono ad unirsi si impongono come unità figurale su quelli aperti.


Se sei interessato a scoprire quante altre idee sono state pensate dalla Bauhaus, che ancora oggi vediamo utilizzate tutti i giorni o che hanno ispirato l’arte del Novecento, leggi l’articolo completo. Troverai tantissimi altri esempi.


Anche il libro di economia spiegata facile si basa su alcuni dei principi della percezione della forma e del colore.
Quello principale è la migliore percezione e la aumentata leggibilità grazie all’uso dello sfondo di colore giallo sotto ai testi.
Ricerche di mercato ci hanno dimostrato che il libro viene venduto molto di più se esposto a tutta copertina.
Per quanto possa sembrare ovvio e banale, lo è fino ad un certo punto.
La copertina del nostro libro è studiata per essere, detto all’americana; eye catching, riesce a catturare l’occhio sia da lontano che in mezzo ad altri libri, facendolo emergere dallo sfondo.

 

 


 

Il cinema d’avanguardia

Ma cultura, nella Repubblica di Weimar non significò soltanto arte e progettazione.
Nasce l’espressionismo cinematografico tedesco.
Sono della parte centrale degli anni 20 anche pietre miliari del cinema.
Due titoli su tutti:
Nosferatu (1922) e Metropolis (1927).

 


Breve cronistoria della Repubblica di Weimar – parte II

  • In seguito al trattato di Versailles la Germania viene privata di interi impianti industriali e di 150.000 vagoni ferroviari;
  • Inoltre la Germania, a causa della riduzione del suo territorio, perse il 28% dei giacimenti di carbone e il 78% dei giacimenti di ferro;
  • Essendo stata sostanzialmente deindustrializzata la Germania non ha più i mezzi per produrre e quindi per ripagare i propri debiti, nè tantomeno la possibilità risollevare la propria economia;
  • Nel 1923 la Germania viene piuttosto investita dall’inflazione. Infatti non potendo farlo con il lavoro, cioè con la produzione di valore, la Germania ha come unica via per ripagare i debiti di guerra, la stampa di moneta. Ovviamente, non essendoci un controvalore economico ed essendoci una elevata disoccupazione, quindi zero domanda aggregata, la moneta si svaluta;
  • I prezzi crescono, la Germania è in difficoltà nel pagare le riparazioni di guerra;
  • Succede qualcosa di pazzesco, Francia e Belgio, vedendo che la Germania non è in grado di pagare i debiti, invadono militarmente la Ruhr assicurandosi il controllo sulle uniche garanzie in possesso della Germania.
    Cioè si impossessano del bacino minerario e carbonifero all’interno dell’unica parte rimasta industrialmente produttiva della Germania!
  • La Germania, non avendo più un apparato militare e con a disposizione un esercito di 100 mila uomini equipaggiati con armi leggere, non può difendersi. A questo punto la Repubblica di Weimar è spacciata;
  • Il Governo tedesco, con una campagna propagandistica creata ad hoc, invita gli abitanti di quelle zone ad incrociare le braccia e i governi locali (di sinistra) a non collaborare con gli invasori;
  • La Germania, privata del proprio motore economico, pur di pagare gli stipendi e il welfare nei territori esterni alla Ruhr, riprende a stampare moneta;
  • L’economia crolla completamente e si arriva alla iperinflazione con aumenti del 1000% mensili.

 

Banconota da un milione di marchi tedeschi nella Repubblica di Weimar

Banconota da un milione di marchi tedeschi nella Repubblica di Weimar

 

Nel 1923 i prezzi crebbero in maniera folle.

  • gennaio 1$ dollaro americano costava 35.000 marchi; 1 Kg di pane costava 250 marchi;
  • luglio 1$ dollaro americano costava 350.000 marchi; 1 Kg di pane costava 3.465 marchi;
  • agosto 1$ dollaro americano costava 4,6 milioni  di marchi; 1 Kg di pane costava 169.000 marchi;
  • settembre 1$ dollaro americano costava 98 milioni  di marchi; 1 Kg di pane costava 1,5 milioni di marchi;
  • ottobre 1$ dollaro americano costava 25 miliardi  di marchi; 1 Kg di pane costava 1,7 miliardi di marchi;
  • novembre 1$ dollaro americano costava 2.190 miliardi  di marchi; 1 Kg di pane costava 210 miliardi di marchi;
  • dicembre 1$ dollaro americano costava 4.210 miliardi  di marchi; 1 Kg di pane costava 399 miliardi di marchi;

1 corsa in tram 50 miliardi, 1 kg di patate 90 miliardi, 1 uovo 90 miliardi, 1 lt. di latte 360 miliardi, 1 Kg di burro 5.600 miliardi.


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Breve cronistoria della Repubblica di Weimar – parte III

  • I comunisti vogliono la rivoluzione, ma essendo molto indeboliti non possono reagire;
  • Chi ha la forza necessaria è invece il partito nazionale dei lavoratori, di estrema destra;
  • Ma tra le due forze la spunta di nuovo un Governo social-democratico, con Stresemann Presidente, che rappresenta ancora la maggioranza dei tedeschi;
  • È un Governo che raccoglie quasi tutti i partiti della Repubblica di Weimar, esclusi i nazisti e pochi altri;
  • Il nuovo Governo di centro tenta una trattativa con gli occupazionisti della Ruhr (francesi e belgi) e agli inglesi. In cambio viene concessa la tregua del boicottaggio da parte dei lavoratori della Ruhr;
  • Ma i vincitori vogliono che il Governo centrale sciolga i governi comunisti, che sono tra i più battaglieri in Sassonia e Turingia. Il Governo centrale accetta e scioglie i governi dei Lander indigesti agli stranieri, più le associazioni di lavoratori che più li avevano ostacolati nella Ruhr e che stavano pianificando una nuova rivoluzione;
  • Il partito nazionalista dei lavoratori si sente tradito perché il Governo chiede agli operai di tornare a cooperare con gli invasori;
  • Contemporaneamente in Baviera i nazionalisti di Hitler e di Ludendorff  hanno preparato un colpo di stato per il 9 novembre del 1923 in quel di Monaco;
  • Il colpo di Stato fallisce e i colpevoli vengono prima condannati a cinque anni di galera, ma dopo pochi mesi scarcerati per buona condotta;
  • Il Presidente Stresemann nel frattempo aveva ridotto i salari e interrotto la stampa di cartamoneta. Chiede alle banche di limitare il credito pur di frenare l’inflazione e far recuperare valore al marco. Insomma si trattò di una manovra lacrime e sangue, ma nonostante i sacrifici la Germania non riuscì ancora a riprendersi;
  • Gli americani, preso atto che gli europei non sono in grado di risolvere la situazione, entrano in campo con ingenti investimenti, alcuni a fondo perduto, nel disperato tentativo di rilanciare l’economia e stabilizzare la situazione politica tedesca;
  • Gli USA perciò intervengono con il piano Dawes atto ad aiutare la repubblica di Weimar a ripagare i debiti di guerra;
  • Così gli americani convincono i vincitori ad allentare la presa sulla Germania inducendoli ad abbandonare gradualmente la Ruhr;
  • Tra gli anni 1924 e 1925 la Repubblica di Weimar comincia a stabilizzarsi, fino a giungere ad una iniziale ripresa economica nel 1928;
  • Ma nel famigerato ’29 crolla Wall Street e il mondo piomba nella crisi globale e con esso ovviamente anche la Germania che non sarà più in grado risollevarsi;
  • Nel ’25 muore il Presidente Stresemann e alle successive elezioni le forze di sinistra si dividono sull’appoggio al candidato comune proposto dai social democratici e le elezioni vanno a Hindemburg, di cui Hitler è il delfino.
  • Tra il 1930 e il 1932 vengono varati pesanti piani di austerity con tagli alle spese del Governo pari al 15%, vennero innalzate le tasse sui redditi più alti per una media del 10% e vennero tagliate le indennità di disoccupazione, le pensioni e le prestazioni sociali.
  • Il PIL calò del 15% (e diconseguenza anche le entrate fiscali e la disoccupazione schizzò dal 22,7% al 43,8%;
  • 1933 la Repubblica di Weimar capitola, mentre Hitler raccoglie l’enorme consenso popolare e dà inizio al tragico periodo nazista.

Molti dati possono essere consultati in questo paper internazionale.


Nel 1933 Il partito nazista chiude la Bauhaus il cui direttore negli ultimi 11 anni era stato il pittore russo, naturalizzato francese, Vasilij Kandinskij, considerato l’inventore della pittura astratta.

 


Che mondo sarebbe stato se…

Che mondo sarebbe stato se, al posto dell’austerity, ci fossero stati gli investimenti nel modello Weimar, è facile intuirlo.

È la stessa differenza che si trova fra arricchire e impoverire un’economia.

Di sicuro non avremmo avuto il nazismo e al posto della fame, dell’umiliazione e del conseguente odio nazionalista, la Germania avrebbe respirato aria di pace, di fiducia.
Al posto dello spirito di rivalsa forse oggi offrirebbe collaborazione, che tanto servirebbe di nuovo in Europa.

Eppure oggi, quelli che tirano in ballo la Repubblica di Weimar per criticare l’emissione di moneta, pur mantenendo la stessa mentalità dei vincitori di allora, vogliono metterci in guardia dal non ripetere “errori”.

E sono anche gli stessi che da trent’anni ci vogliono spingere a convertire la nostra produzione nell’industria pesante, quando il nostro DNA è costituito di micro e piccole imprese.
Nonostante il nostro tessuto produttivo sia già pronto a ripartire subito.
Quelle PMI sono le stesse che ci hanno portato a primeggiare.
Sono quelle che hanno inventato il made in Italy.
Ma loro se ne vergognano. E nonostante la nostra imprenditoria sia ai primi posti al mondo per diversificazione merceologica, ci paragonano allo Zimbawe e al Venezuela, come se il tessuto produttivo italiano fosse uguale o come se l’Italia campasse su una unica risorsa: le banane o il petrolio di scadente qualità.

Ci dicono che la Repubblica di Weimar crollò per colpa dell’inflazione e che oggi sarebbe la stessa cosa se stampassimo moneta per uscire dalla crisi economica, accelerata dall’epidemia di coronavirus.

Quelli che oggi predicano il rispetto delle regolette europee, l’ordine dei conti pubblici, come il PD e mezzo M5S, sarebbero contrari a un altro piano Dawes o Marshall.


Dimostrazioni di tutti i giorni

Peccato che oggi il mondo sia completamente diverso; che la moneta non è più agganciata dall’oro già dal 1971 e che le banche centrali dei Paesi sovrani emettano tranquillamente migliaia di miliardi nell’economia senza nemmeno solleticare l’inflazione.

E lo dimostrano USA e Giappone su tutti.

Non solo, le teorie inflazionistiche così in voga ancora oggi, obbediscono ciecamente a principi vetusti e superati come il principio di inflazione secondo Friedman, che oggi non trovano più alcun riscontro scientifico.

 

L'inflazione secondo Milton Friedman

Inflazione secondo Milton Friedman – pagina tratta dal libro di economia spiegata facile.

 


I detrattori del modello keynesiano ragionano con i modelli proposti da Malthus. Roba ottocentesca rispetto ai modelli economici odierni…

 

Lo dimostra la stessa BCE che, attraverso il quantitative easing, ha emesso oltre 8 mila miliardi di euro senza produrre significative ripercussioni sull’inflazione, nonostante questo fosse il suo obiettivo principale. Far aumentare l’inflazione!

Beh certo, se l’Europa è rimasta quella del 1923, che deindustrializza le economie e che al posto dei debiti di guerra infierisce con le strette sul debito pubblico… Quando si passa dalla Francia alla Germania ad interpretare il ruolo del predatore, probabilmente Luigi Marattin e “compagni” fanno bene a metterci in guardia.

Dall’Europa però!

La solidarietà tedesca in tempi di coronavirus assomiglia all'invasione della Ruhr da parte dei belgi e dei francesi

La solidarietà tedesca in tempi di coronavirus assomiglia all’invasione della Ruhr da parte dei belgi e dei francesi

Impoverire l’economia invece che investirci.
I soldi girano per migliaia di miliardi di Euro nella finanza e vengono continuamente prelevati dall’economia.
Come mai i mercati finanziari non sono diventati poveri nonostante vi si immettano ogni anno tutti quei miliardi?

Perché l’obiettivo è impoverire le nazioni-preda per poterle comprare a basso costo.

fonte: Italia Oggi

 


 


Ma che mondo sarà se non cambiamo mentalità?

Questa è la domanda attorno cui si svolge tutta l’attività di Economia Spiegata Facile; cioè far capire alle persone che, così come i soldi si creano dal nulla, così è necessario saperli investire.
Al posto dei tagli alla sanità, alla scuola, alla cultura e alla manutenzione dei ponti e delle strade, occorre tornare a valorizzare il saper fare oltre che la conoscenza.
Sono così necessari quando ci si trova a dover ricostruire…


Conclusioni

L’iniziale e duratura stretta all’economia e alla capacità produttiva della Germania fu seguita da ingenti investimenti americani ed a un allentamento del guinzaglio da parte di Francia, Belgio e Inghilterra.
Questi investimenti non produssero inflazione poiché irrigarono tutti i settori produttivi che, ora che Francia e Belgio avevano allentato la presa fu di nuovo possibile mettere in moto.

Tuttavia la classe dirigente e quella industriale, che partivano da un forte output gap, non seppero progettare a breve termine investendo tutto sull’industria pesante.
Da quel tipo di investimenti ci si attendeva una ripresa a lungo termine che però non arrivò mai a causa del crollo di Wall Street nel 1929.
La crisi planetaria che ne seguì,
causò non solo la chiusura dei rubinetti dello Zio Tom, ma anche l’inabissamento nei debiti di una industria che non ebbe il tempo di entrare in moto e si ritrovò ancor più indebitata di prima.


 

Output gap e disoccupazione. Dal libro di economia spiegata facile


Tragedia della sorte volle che proprio sull’industria pesante, debitamente convertita a macchina bellica, il nazismo fonderà sia la ripresa dell’occupazione che quella economica, visto che andrà ad impiegare masse di operai.
Con quale moneta?
Con una sorta di moneta complementare, su base fiduciaria, che andò a sostituire dollari americani e marchi tedeschi.
Ma questa è un’altra storia.


Perché pubblichiamo questo articolo

Questo articolo ci svela che l’inflazione in Germania venne causata dall’impossibilità di ripagare i debiti di guerra, quindi dalla austerity introdotta per fare fronte alle pretese contenute nel trattato di Versailles.

La nostra tesi infatti serve a confutare la teoria filo liberista, oggi tanto in voga, che racconta soltanto metà della storia.
Quella che fa comodo ad interessi particolari. Agli interessi dei predatori.
Così facendo induce il pubblico nel tranello di credere che l’inflazione fu la causa di tutto, mentre in realtà fu solamente una conseguenza delle politiche di dominazione dei vincitori.


Che la storia possa servire da esempio

Il crollo della Repubblica di Weimar ebbe due origini principali: una esogena, cioè esterna, legata all’imposizione di restrizioni di ogni genere e alle riparazioni di guerra impossibili (che possiamo tradurre con il termine, austerity); una seconda endogena, dovuta alla scarsa percezione degli eventi futuri della classe imprenditoriale tedesca che non seppe approfittare in poco tempo dei prestiti americani.

Urge dunque riportare la storia della Repubblica di Weimar all’interno della cornice corretta e agurandoci di aver contribuito con questo pezzo a far riconsiderare tutta la faccenda ai nostri lettori.

Che la Repubblica di Weimar possa svolgere da esempio e da monito contro quegli istinti vendicativi che vorrebbero la riduzione della Germania di nuovo a cumulo di macerie.
Allo stesso modo deve servire ai liberisti a ritornare sulle proprie impronte correggendo le aberrazioni e le storture della forma-pensiero che hanno sempre ricalcato.
Sia da un lato che dall’altro entrambi gli schieramenti vengono tirati dai fili della propaganda contrapposta atta a creare due tifoserie, opposte ed uguali.

Chissà, forse tutto sommato, chi aveva visto il pericolo che fosse il sud Europa a diventare lo sconfitto del ventunesimo secolo, fu Giulio Andreotti, il quale pronunciò la famosa frase:

Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due

 


Attenti alle truffe

Associare la Repubblica di Weimar all’immagine delle file dai fornai con le carriole piene di marchi, significa raccontare solo parte della storia: quella utile a sostenere una tesi infondata.

Perché se conoscessimo nel suo insieme questa triste storia, ci accorgeremmo che è andata all’opposto rispetto a come ce la vogliono raccontare.

Se vuoi sapere cos’è l’inflazione, leggi il nostro approfondimento sull’argomento.
Nel libro di economia spiegata facile parliamo diffusamente di inflazione e di tutti i meccanismi finanziari che modificano la nostra economia reale.

A causa dell’ignoranza di intere generazioni che hanno preferito dimenticare gli errori del passato, la Repubblica di Weimar è rimasta un non-luogo e un non-tempo nella storia, nel senso che è praticamente sconosciuta agli italiani.
E ciò accade nonostante lo sentano tirare in ballo spessissimo nelle discussioni televisive, negli articoli economici e nei video sul web, perché fanno riferimento all’unico aspetto, peraltro misconosciuto e decontestualizzato nei dibattiti, che è quello dell’inflazione.

Ci spiegano, con una non-spiegazione, che la causa dell’iperinflazione nella Repubblica di Weimar fu il fatto che il Governo stampava moneta come se non ci fosse un domani.

E grazie, bella scoperta. Ma a Weimar questa non fu la causa. Questa fu l’effetto.

Ma a Weimar non c’era produzione, non veniva creata ricchezza, perché gli veniva impedito.

Oggi l’Italia al contrario ha un enorme potenziale incatenato.
Per questo chi ci parla di Weimar sta facendo il gioco del nemico invasore.


 

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