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Unicredit avanza su Commerzbank: la battaglia dei numeri e l’opposizione “a costo zero” di Berlino
Unicredit sale oltre il 37% in Commerzbank. Scontro duro tra Milano e Francoforte sulle adesioni all’OPA. L’ironia dell’opposizione tedesca “a costo zero”: se Berlino vuole fermare l’operazione, deve aprire il portafoglio.

L’avanzata di Unicredit nel mercato tedesco continua a generare forti dibattiti. Nel quadro dell’offerta pubblica di acquisto (OPA) avviata all’inizio di maggio, gli azionisti hanno consegnato il 10,91% delle azioni di Commerzbank. Secondo le comunicazioni ufficiali dell’istituto milanese, questo passaggio fa salire la quota potenziale in mano alla banca italiana dal 26,77% al 37,68%.
L’offerta proposta prevede uno scambio ben preciso: 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank. Valutando le quotazioni attuali, il prezzo offerto da Milano risulta inferiore di circa due euro rispetto al valore in Borsa della banca tedesca, che viaggia stabilmente intorno ai 36,80 euro. Eppure, le adesioni all’offerta non sono mancate.
Le accuse di Francoforte alla vigilanza
La direzione di Commerzbank non ha accolto bene la mossa e ha deciso di passare al contrattacco. Secondo le analisi interne dell’istituto tedesco, le azioni consegnate provengono in gran parte da istituzioni partner di Unicredit, come la banca d’investimento giapponese Nomura, e non da grandi fondi di investimento o dal mercato aperto.
Per questo motivo, la banca tedesca ha accusato Unicredit di aver fornito ai mercati un quadro poco trasparente, chiedendo l’intervento della BaFin, l’autorità di vigilanza finanziaria della Germania. Il messaggio di Commerzbank è chiaro: queste adesioni non dimostrano un vero supporto da parte degli azionisti terzi. Un portavoce della banca ha rincarato la dose, sottolineando come le adesioni da parte dei piccoli risparmiatori pesino appena per uno 0,05%, senza contare alcuna vera adesione istituzionale. Del resto la guerra fa presagire un aumento nel valore dei titoli, quindi gli investitori retail stanno a guardare
La replica netta da Milano
La risposta di Unicredit è stata dura e immediata. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha definito le accuse “gravi e infondate”, criticando aspramente le continue fughe di notizie verso la stampa tedesca orchestrate da fonti vicine a Commerzbank. Secondo Milano, la banca tedesca non ha alcun diritto di ostacolare la procedura diffondendo dubbi e informazioni fuorvianti sulla correttezza dell’offerta. In caso Unicredit prenda il controllo, ne vedremo delle belle ai vertici della banca tedesca.
Il quadro delle partecipazioni: una mossa calcolata
Per comprendere la solidità dell’assalto italiano, è utile guardare come è costruita l’operazione finanziaria. La struttura è complessa ma molto efficace:
- Azioni dirette e titoli in adesione: 37,68%
- Strumenti finanziari convertibili in azioni: 3,22%
- Derivati liquidabili in contanti: 13,19%
Questo ampio uso di derivati permette a Unicredit di proteggersi dai rischi di mercato e di gestire la propria posizione di forza, blindando gli interessi dei propri azionisti.
Il paradosso del governo tedesco
Dal punto di vista economico, la mossa di Unicredit ha una logica forte. In un mercato europeo ancora troppo diviso, unire due grandi banche crea un gruppo più solido e capace di finanziare l’economia reale. I mercati, infatti, premiano l’operazione: il titolo Commerzbank è salito fino a sfiorare i 37 euro, segno che gli investitori credono che l’unione creerà valore.ù
La politica tedesca, però, frena. Il governo di Berlino, che è il secondo azionista con il 13%, e l’amministratore delegato Bettina Orlopp si oppongono fermamente alla vendita. Qui emerge un paradosso tipico della politica europea: il governo tedesco vorrebbe dettare le regole e proteggere il “campione nazionale”, pur avendo una quota minoritaria e senza intenzione di investire nuovi fondi pubblici.
In economia, le parole non bastano per fermare il mercato. Se lo Stato tedesco, o leader dell’opposizione come Friedrich Merz, vogliono davvero mantenere la banca indipendente, devono investire capitali freschi. Per dirla in parole povere: per fare opposizione, bisogna aprire il portafoglio. Pretendere di fermare un compratore deciso cercando di spaventarlo “a costo zero” è una strategia debole. Nel frattempo, Unicredit continua a costruire pazientemente il suo controllo sul secondo istituto della Germania.








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