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Udo Gumpel dice di saper leggere i libri: allora cominci da quelli di storia!

Questa mattina in un programma di una rete televisiva nostrana due ospiti d’eccezione si sono di nuovo stagliati nel panorama dell’etere italiano: Udo Gumpel, perfetto rappresentante del pangermanesimo di regime europeista e Fausto Bertinotti, rappresentante, da sempre, della sinistra (sinistra?!) italiana al cashmere. Tralasciando le peripezie ed i voli pindarici di quest’ultimo, arcinoti, fuori moda e che, sinceramente, hanno anche un po’ stancato, il “focus” sarà posto piuttosto posto su un’affermazione proprio del primo, seguita ad uno scambio di opinioni con il secondo.

Udo Gumpel ha sostenuto che tra i tanti mali che infestano l’Italia ci sarebbe anche quello di auspicare sempre un intervento esterno per sistemare gli affari interni. Alla risposta di Bertinotti secondo la quale, in alcuni casi, ci saremmo aiutati anche da soli – con l’esempio della Resistenza e della liberazione dal nazi-fascismo – e che forse Udo non se lo ricorda perché non c’era, l’Udo pangermanico ha risposto che lui non c’era ma sa leggere i libri e che l’Italia fu liberata dalle truppe alleate. A parte il fatto di chi ha liberato chi e cosa, di molto altro, e che le truppe alleate hanno liberato anche la Germania – ma probabilmente per Udo la liberazione dal nazismo non è stata una liberazione – quello che più fa specie è vedere una persona, il cui lavoro è offendere gli italiani, venire ospitata in una tv nazionale e magari ricevere pure un cachet proprio per svilire ed insultare in diretta l’Italia ed i suoi abitanti.

Inoltre, è pressoché inutile dire di saper leggere i libri, quando invece non si conosce la storia oppure la si ignora proditoriamente per imputare ad un paese ed ai suoi abitanti le vergogne ed i difetti che sono, o sono stati, quelli del proprio paese e dei suoi abitanti. E siccome non si è proprio convinti in toto, dato quello che dice, che il signor Udo sappia leggere, il presente articolo non sarà fatto di grafici che devono essere interpretati o parole a profusione che danno un senso di inutile prolissità quanto, piuttosto, da fotografie storiche che sono di più semplice interpretazione e non richiedono uno “sforzo di lettura”.

Più volte, ed in varie occasioni, il pangermanico Udo ha ripetuto che la valuta italiana precedente all’introduzione dell’€uro, la Lira, era una moneta senza valore e che la sua eventuale reintroduzione avrebbe potuto causare un’inflazione che ci avrebbe costretto a fare la spesa con le carriole. A parte il fatto che un’uscita dell’Italia dall’€uro non fatta con procedure e modi adeguati (consenso, contrattazione, accordi, ecc. ecc.) potrebbe essere effettivamente veicolo di problemi, si preferisce osservare, visto che si parlava di libri, quello che è riportato proprio sui libri invece che paventare e scimmiottare problemi che non è detto possano ricorrere o che, in caso ricorressero, sarebbero più che altro il frutto di scelte sbagliate. Insomma, si cercherà di valutare più quello che è già successo invece che quello che potrebbe succedere con i “se” e con i “ma”.

Per quanto riguarda la moneta debole e svalutata ricordiamo che mentre l’Italia della liretta ha stampato al massimo banconote da cinquecentomila lire, la Germania, con il Marco, anzi con il marcone, ha stampato banconote da duecento miliardi di marchi, si ripete: duecento miliardi di marchi! Per i più riottosi a credere che la Germania abbia stampato banconote di simile taglio e per Udo, riportiamo la “pistola fumante”:

500 milalire
Ecco: Zweihundert Milliarden Mark vuole proprio dire duecento miliardi di marchi. Pertanto, se c’è qualcuno che ha stampato moneta oltre ogni limite ragionevole, tanto da portarla ad essere molto svalutata – ai livelli dello Zimbabwe – non è stata certamente l’Italia della liretta ma, bensì, la Germania del marcone!

Di poi, è stato spesso paventato il rischio inflattivo utilizzando come esempio l’alta inflazione italiana di metà anni ’70 ed inizio ‘80. Anche qui si ignora qualcosa, infatti l’inflazione in Italia, in quegli anni, è arrivata ad un massimo del 25%, mentre per la Germania basterebbe una sola parola (nome): Weimar. E, visto che Udo sa leggere i libri, si riporta un breve estratto di un libro dal titolo “Bert e il Mago” – del quale gli si potrebbe consigliare la lettura – che parla della vita di Bertolt Brecht e Thomas Mann, ed il cui autore è Fabrizio Pasanisi:

“La signora, sembra volersi scaldare con la carta. Infila nella stufa le inutili banconote deprezzate dal tempo, dalle ore. Un francobollo costa quattro chili di carta; cinque belle patate sette chili. (…). Persone su persone che provano a sapere come fare, svegliandosi un mattino del 1923, in gennaio, a pagare un chilo di pane 250 marchi, pensando che per un dollaro di marchi ne servono già 35.000. A luglio quel pezzo di pane costerà 3465 marchi, e un dollaro 350.000. A settembre ci vorrà un milione e mezzo di marchi per il pane, e 98 milioni per il solito, singolo, dollaro. (…)”.

E sempre per i più riottosi e per Udo, si riporta anche la foto di quando con il marcone ci si accendeva la stufa:

weimar marchi nella stufa
Infine, per la spesa con le carriole riportiamo ancora un paio di fotografie:

Carriole di machi

Marchi ramazzati
Le banconote caricate sulla carriola della prima foto e che vengono “ramazzate” nella seconda, non sono le lirette, ma i marconi. Per cui, al momento, tra italiani e tedeschi, sembra proprio che gli unici che hanno fatto la spesa con le carriole siano proprio i tedeschi piuttosto che gli italiani.

In conclusione, di quella che è una brevissima nota piuttosto che un articolo, dunque, tra italiani e tedeschi, sembra abbastanza chiaro come quelli che hanno stampato banconote di maggior taglio, in relazione ad una svalutazione oltre misura della propria valuta, siano proprio i tedeschi; che sia della Germania anche il primato dell’inflazione; e che gli unici che hanno fatto la spesa con le carriole, al momento, siano ancora i tedeschi. Nonostante questo, il lettore prodigio di libri, Udo Gumpel, continua a parlare di liretta, scimmiottare il rischio inflattivo e paventare la minaccia della spesa con le carriole. Pensate che onestà intellettuale e che (mis)conoscenza della storia: proiettare sugli italiani i “misfatti” storici che invece sono propri tedeschi e della “grande Germania” (e sono riusciti a fare anche molto di peggio)! E noi dovremmo stare a sentire quello che dice questo signore, ritenerlo credibile, prendere lezioni da lui e magari pagargli anche un cachet?! Se lor signori della superiorità pangermanica vogliono continuare a darcela a bere forse è meglio che cambino argomenti e scelgano qualcuno di più credibile di un uomo che dice di saper leggere i libri ma che sembra ignorare la storia!

Luca Pezzotta di Economia Per I Cittadini

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