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TRUFFE DERIVATI MPS-ETRURIA: LE RESPONSABILITA’ DEL PD CON I SOLDI DEGLI ITALIANI di Cesare Alfieri

Mentre Mario Draghi, imparata la lezione e capita l’antifona, fa slittare Basilea 3, cioè la stretta sui requisiti patrimoniali delle banche sistemiche al primo gennaio 2022, vale a dire che queste dovranno reperire 120 miliardi di euro di capitale aggiuntivo con un po’ di tempo, impazzano tuttora in Italia le scoperte sulle magagne delle banche e sui bancari, sui mancati controlli dei controllori non controllanti e collusi, e sui finanziamenti dati alle ditte proprie ed amiche.

Magagne riguardanti cioè i reati e gli illeciti, civili e penali, dei mille filoni ignorati dalla magistratura sinistra connivente e collusa. C’è poi la politica sinistra, quella di Renzi che dal governo emanava i decreti che servivano a proteggere i responsabili dei reati, che ha finora solo finto di consegnare le carte sui derivati che sono la montagna puteolenta alla base dell’iceberg dei puteolenti malmostosi istituti di credito collusi. C’è infatti in questo insieme illecito truffaldino e delinquenziale di banche dalle consulenze d’oro e soldi agli amici degli amici – mai restituiti -, di politica pd e massona collusa che utilizza i canali e gli strumenti pubblici, i decreti, per lucrare e fare affari per sé, e di magistratura settaria connivente illecita, tutto un mondo di porcherie pubbliche e private, sinistre, che “spiega” come sia impossibile, finchè non si cambia, per il Paese riemergere.

Soldi dei correntisti e dei risparmiatori italiani regalati dalle banche a se stessi ed agli amici degli amici senza che nessun controllo rilevasse e fermasse, punisse alcunchè. Si pensi all’ex presidente di Etruria Lorenzo Rosi che, da membro del consiglio di amministrazione della banca-truffa, chiedeva ed otteneva prestiti per una controllata di una società da lui stesso presieduta, e quello stesso credito, veniva rinnovato grazie al voto di papà Boschi, ovviamente mai rientrato. Si tratta di una perdita pari a quattro milioni di euro.

E si pensi alla “buona uscita” da ben un milione e duecentomila euro per l’ex direttore generale di Etruria Luca Bronchi liquidato da papà Boschi e Lorenzo Rosi e che la magistratura di Arezzo guarda caso ha archiviato. Consulenze approvate dai consigli di amministrazione di papà Boschi, con cui sono stati regalati 13 milioni di euro e fidi finiti in sofferenza e finanziamenti per milioni erogati gratis, mentre la magistratura di Arezzo non ritiene guarda caso siano da indagare né da considerarne reati i rinnovi dei medesimi finanziamenti.

Si pensi ad esempio a quelli regalati alla cooperativa Castelnuovese di San Giovanni Valdarno di 5 milioni, rinnovati per ben quattro volte con papà Boschi e presidente Lorenzo Rosi, in tutto sono stati ben diciassette gli amministratori che hanno liquidato il finanziamento gratis senza prescrizioni né garanzie alcuna; e si pensi alla controllata Castel Sant’Angelo sviluppo con incagli milionari ed alla Castel Sant’Angelo outlet village S.p.A. con 3 milioni mai restituiti.

E la procura guarda caso non ritiene né ha ritenuto di procedere contro gli amministratori, come nel caso della Isoldi holding S.p.A.. Saranno cretini in procura o solo molto collusi? Certo il giudice Roberto Rossi al governo Renzi, relatore ai convegni con la figlia Boschi, ha sempre archiviato ed insabbiato una bellezza ed ogni volta riguardo ai casi delittuosi di papà Boschi. Mentre dal governo Renzi-Boschi sfornavano decreti a protezione delle terga dei suddetti. Conflitti di interessi a iosa, di politici e di bancari, di pm e di giudici, di cui tuttavia non si parla nella commissione parlamentare di insabbiamento presieduta da Pierferdinando Casini. Si pensi che combinazione quando nello studio di Luciano Nataloni ex presidente del collegio sindacale della Castenuovese ed ex consigliere della Castel Sant’Angelo outlet approda guarda caso Emanuele Boschi, fratello di Maria Elena e figlio di papà Boschi di banca Etruria, appena dimissionario addetto al “controllo” dei costi di Etruria.

La Procura tace sugli enormi conflitti di interessi, anche di un altro ex vice presidente di Etruria banca che guarda caso anche lui aveva lasciato andare in sofferenza un altro prestito di 3 milioni liquidato ad una azienda di cui guarda caso era socio. Nessuna indagine, nessuna inchiesta. Riguardo ai derivati che hanno mandato in malora la banca sinistra Monte dei Paschi di Siena, alla luce del sole perchè in malora lo era già,  è che si copriva e nascondeva, anche eliminando fisicamente David Rossi uccidendolo, è di ieri la sentenza secondo cui i giudici d’appello tutti sapevano: ispettori, controllanti, politici, bancari e banchieri dell’operazione di ristrutturazione del derivato Alexandria con Nomura, operazione che ha messo in ginocchio il Monte dei Paschi di Siena.

Sapeva tutto la vigilanza di Banca d’Italia, per niente ostacolata nella conoscenza dei derivati Mps. Così ha sentenziato la Corte d’Appello di Firenze assolvendo il presidente di Mps Giuseppe Mussari, il direttore di Mps Antonio Vgni ed il capo dell’area finanza di Mps Gianluca Baldassarri. Si ricordi che il salvataggio della banca Mps è stato imposto agli italiani con oltre 3 miliardi di euro di noi tutti contribuenti con cui il ministero del Tesoro è divenuto così primo azionista della fallimentare fallenda Mps. Il contratto Alexandria e l’operazione Btp 2034, che collega i conti tracollati di Mps con gli acquisti di titoli di Stato da parte di Nomura, era nascosto a quanto pare in una cassaforte in uso all’ex direttore generale Mps Antonio Vigni, ed è stato “trovato” da Fabrizio Viola ben dieci mesi dopo dall’essere stato nominato direttore generale di Mps, poi anche nominato da Banca d’Italia commissario della banca popolare di Vicenza. Si ricordi che le audizioni della commissione di insabbiamento schedulate nei prossimi giorni sono degli ex vertici delle banche venete Gianni Zonin presidente della popolare di Vicenza, Vincenzo Consoli, amministratore delegato di Veneto banca e Pietro D’Aguì amministratore delegato di banca immobiliare del gruppo Veneto banca. Sulla questione dei derivati niente si sa né si dice. Bisogna invece sapere nel dettaglio quali siano i contratti capestro sottoscritti dal Ministero dell’economia e delle finanze, tutti non solo quelli stipulati tra il 2011 ed il 2012 e che nel 2016 hanno costretto lo Stato italiano cioè noi tutti a pagare più di un miliardo di euro a una banca d’affari – quale? – su suo anticipato recesso.

A giugno 2017 la Corte dei Conti ha contestato anche il versamento tra il 2011 ed il 2012 da parte delo Stato italiano di ben altri 3,1 miliardi nelle casse di Morgan Stanley, su suo recesso anch’essa anticipato e per tutti i contratti stipulati dal 1994, in violazione dei principi di correttezza e buona fede nella esecuzione contrattuale. Il tema dei derivati, lo si ripete, è la montagna sotto l’iceberg del sistema bancario sinistro dietro cui c’è a dir poco opacità e totale oscurità. Si tenga presente che il picco dei derivati va a maturazione proprio nel triennio 2017-2019 e che la somma dei titoli di Stato coperta da contratti corrisponde per questo periodo alla astronomica cifra di 100 miliari di euro. Se le banche con cui il ministero del Tesoro ha stipulato contratti dovessero recedere da quei contratti perfezionati, il nostro Paese sarebbe costretto a versare ben 37,8 miliardi di euro. Chi è responsabile di tali fatti?

Chi decide di stipulare contratti capestro di tale natura? Come può l’Italia e noi tutti tollerare di essere messa nella condizione di essere debitrice di tali cifre monstre? Quanti e quali altri contratti di derivati che possono dare luogo a situazioni del genere ha il ministero del Tesoro?


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