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Trappolone tedesco in movimento: i satelliti richiamano all’austerità

 

Il trappolone austero si sta aprendo per inghiottire i paesi del Sud Europa e chiudere la breve primavera della “Clausola di salvaguardi”; che ha permesso di rispondere, anche se parzialmente, alla crisi economica causata dal Covid.

Attualmente, e dalla primavera del 2020, i vincoli europei (60% del debito/PIL e 3% deficit PIL, per iniziare, a cui aggiungere tutto il patto di stabilità, con il six pack ed il two pack) sono interrotte dall’applicazione della “Clausola di salvaguardia” che si applica nei momenti di emergenza. Però questa finestra si chiuderà nel 2023. Le trattative sul “Dopo” non sono ancora iniziate, ma i “Falchi” hanno già messo le mani avanti. in un documento congiunto i ministri delle finanze di Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca Finlandia Slovacchia, Slovenia e Repubbliche Baltiche, il cui contenuto può essere così riassunto: se volete un cambiamento nelle “Patto di stabilità”; dopo questo dovrà essere implementato con rigidità.

Insomma il desiderio degli austeri è quello di richiudere nuovamente la UE in una gabbia di austerità da cui i paesi del sud, Italia , Spagna e Francia in testa, uscirebbero fortemente mortificati. Appare incredibile come dieci anni di storia economica non abbiano insegnato proprio nulla, come sembra non importare a nessuno il fatto che siamo l’aerea dalla crescita morta del mondo.

Che faranno ora i paesi del sud Europa? Premettiamo che si inizierà seriamente a discutere del tema a fine 2021. Le soluzioni potenziali sono due:

  • ci si piega, ma così facendo si incrementano le rigidità dell’euro e si pongono nuovamente le basi per una sua rottura, quando i fattori socio politici per il suo rifiuto saranno maturati;
  • ci si oppone duramente,  sfruttando la maggioranza nella BCE oltre al maggior peso politico di Francia e Spagna, e alla temporanea figura di Draghi, puntando ad un accordo “Flessibile”, cioè che adatti le regole di bilancio alla disoccupazione ed alla crescita economica dei singoli paesi rispetto alla media UE.

Manca però la posizione dell’elefante nel negozio di cristalli: la Germania. Attualmente è il pese che sta avendo l’inflazione più elevata, ma, il teoria, il prossimo cancelliere sarà il socialdemocratico Scholz. La sua parte politica ha fatto dell’europeismo un fondamento e potrebbe quindi accettare la soluzione dei paesi del sud. Però rimane sempre un tedesco e in questa campagna elettorale tutti i partiti battono il tasto dell’inflazione.  La posizione della Germania dopo le elezioni del 26 settembre sarà il punto di cardine sulla sopravvivenza dell’area euro o sulla sua rottura.

 

 


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