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Tesla guida la corsa all’abbandono delle terre rare e costose

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L’industria dei veicoli elettrici ha una nuova priorità: trovare un modo per produrre batterie senza bisogno di litio, cobalto e altri minerali di terre rare. Questi minerali non solo sono costosi e lo diventano ogni giorno di più, ma sono anche bloccati in catene di valore monopolizzate che conferiscono un’influenza energetica enorme alla Cina. Questo cammino è guidato da Tesla, ma non lascia insensibili gli altri operatori del settore.

Mentre il mondo si sta ancora riprendendo dalle conseguenze disastrose di un’eccessiva dipendenza dalle esportazioni energetiche russe in un clima geopolitico tumultuoso, molti Paesi e industrie hanno una prospettiva nuova e spaventosa sull’attuale stato di vulnerabilità delle catene di approvvigionamento di energia pulita in generale e in particolare dei mercati delle terre rare.

Tesla ha guidato lo sviluppo di batterie EV di nuova generazione che non dipendono da magneti permanenti ricavati da minerali di terre rare, perché ha capito che è questo fattore quello che risulterà vincente nella competizione fra le euro elettriche. Già nel 2020 l’azienda aveva annunciato che stava lavorando attivamente all’eliminazione del cobalto dalle proprie batterie per creare un modello migliore e più economico.

La preoccupazione principale era il denaro, poiché la riduzione dei prezzi dei veicoli elettrici è essenziale per assicurarsi una maggiore quota di mercato e i componenti necessari per la produzione di veicoli elettrici continuano a diventare sempre più costosi. Inoltre, il cobalto non è uno dei minerali delle terre rare che provengono principalmente dalla Cina, ma è prodotto in gran parte nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’instabilità e il rischio di interruzione della catena di approvvigionamento sono elevati, così come le possibilità di lavoro minorile e altre forme di sfruttamento dei lavoratori.

Ora, Tesla continua a guidare la carica lontano dai minerali delle terre rare e verso percorsi e tecnologie più  diversificate. All’inizio di quest’anno, l’azienda ha annunciato l’intenzione di eliminare le terre rare dai suoi veicoli elettrici di nuova generazione e il resto del mercato dei veicoli elettrici l’ha seguita. Case automobilistiche come General Motors, Jaguar Land Rover e Nissan stanno attualmente studiando o hanno già sviluppato motori a basso contenuto di terre rare. La maggior parte di questi modelli si basa su una tecnologia chiamata EESM (macchine sincrone ad eccitazione esterna senza magneti) che è in grado di generare un campo magnetico utilizzando la corrente elettrica.

Stanno già nascendo start-up che producono EESM in risposta a quello che pensano sarà un boom della domanda in arrivo, quando il settore si allontanerà dalle terre rare e dalla Cina. La decisione pubblica di Tesla di abbandonare la tradizionale produzione di batterie agli ioni di litio e al litio-ferro “ha aperto gli occhi agli acquirenti sul fatto che non c’è bisogno di terre rare per produrre magneti per veicoli elettrici”, ha dichiarato Jonathan Rowntree, CEO di Niron Magnetics, una delle nuove start-up di EESM. Anche Vitesco ha sviluppato un proprio motore EESM, che sembra essere il domani della mobilità elettrica.

Motore EESM Vitesco

I veicoli elettrici sono solo uno dei tanti settori che attualmente dipendono in modo preoccupante dai mercati cinesi delle terre rare. Molte industrie, tra cui la produzione di celle solari e turbine eoliche, hanno bisogno di quantità considerevoli di questi materiali e non hanno altra scelta che rivolgersi alla Cina per ottenerli. La Cina ospita il 34% delle terre rare del pianeta (con 44 milioni di tonnellate di ossido di terre rare (ROE) equivalenti in riserve), ha effettuato il 70% dell’estrazione globale di terre rare nel 2022 e rappresenta l’85% della capacità globale (almeno) di trasformare i minerali di terre rare in materiali di produzione. Ciò ha conferito alla Cina un ruolo di primo piano nei mercati energetici globali e ha concesso una grande influenza a un regime di cui molte potenze mondiali non si fidano completamente.

Oltre a rafforzare la sicurezza energetica globale e ad alleviare le preoccupazioni geopolitiche, l’eliminazione graduale dei minerali di terre rare nella produzione di veicoli elettrici sarebbe anche una vittoria ambientale. Sebbene le terre rare siano fondamentali per le infrastrutture di energia rinnovabile, in realtà sono piuttosto terribili per l’ambiente in altri modi. “La raffinazione delle terre rare, come il neodimio e il disprosio, comporta l’uso di solventi e rifiuti tossici che sono in conflitto con gli obiettivi di sostenibilità”, ha riportato Reuters all’inizio del mese. Inoltre, qualsiasi attività estrattiva comporta gravi esternalità ambientali che devono essere considerate in un’analisi del ciclo di vita della sostenibilità di queste tecnologie “pulite” e “verdi”.

 


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