Seguici su

EconomiaRegno Unito

Tempesta sul Regno Unito: Il piano Burnham terrorizza i mercati finanziari

Pubblicato

il

La Gran Bretagna è sull’orlo di una svolta radicale che potrebbe sconvolgere i mercati finanziari globali. Con le imminenti dimissioni di Keir Starmer, il favorito alla successione Andy Burnham si prepara a prendere le redini di Downing Street. Le prime indiscrezioni sul suo programma economico inviano già segnali di forte allarme alla City di Londra. Non si tratta di semplici aggiustamenti, ma di una vera rivoluzione fiscale e industriale.

I dettagli emersi nelle ultime ore delineano una strategia d’urto guidata dalla sua consigliera principale, Louise Haigh. L’obiettivo dichiarato è una ristrutturazione profonda del sistema economico britannico. Questo piano prevede massicci aumenti della tassazione sulle plusvalenze e sulle eredità, uniti a un massiccio programma di nazionalizzazioni.

La strategia di Burnham: addio all’austerità

La rotta politica del probabile nuovo Primo Ministro segna una netta rottura con il passato recente. Il fulcro del programma, ribattezzato informalmente “Manchesterism”, rigetta in modo categorico il modello economico basato sulla teoria del “gocciolamento” (trickle-down), per cui la ricchezza data in “Alto” ai livelli centrali e ai mercati, poi comunque cade verso il basso. Secondo la sua visione, la ricchezza creata dai mercati non si distribuisce spontaneamente verso il basso, ma necessita di un forte intervento regolatore dello Stato.

La consigliera Louise Haigh ha esplicitato questa visione sulla rivista Renewal. Haigh ha affermato senza mezzi termini che per garantire una reale rinascita economica serve una riforma fiscale radicale. L’idea chiave è colpire l’accumulazione improduttiva di capitale per alleggerire la pressione fiscale sul lavoro.

Le principali riforme fiscali proposte:

  • Allineamento della Capital Gains Tax: L’imposta sulle plusvalenze finanziarie verrebbe parificata all’imposta sul reddito da lavoro.
  • Nuova tassa di successione: Introduzione di una severa imposta patrimoniale sui grandi patrimoni ereditari per garantire l’equità tra generazioni.
  • Smantellamento del Tesoro: Una proposta shock per ridimensionare il potere burocratico del ministero delle Finanze di Whitehall, decentrando la spesa pubblica.

I primi due punti porteranno ad un effetto chiaro, evidente, e già visto in Europa: il trasferimento  gei capitali, o meglio dei loro gestori, su altri lidi. Se il surplus sulla vendita di un titolo in borsa è tassato, speculerò sul suo ETF, la sua rappresentazione, in un mercato non regolato. Se poi ho abbastanza soldi, come tanti cittadini britannici che la Haigh vorrebbe colpire, lo farò tramite una società finanziaria. Idem per i patrimoni privati, come già hanno fatto le famiglie italiane più potenti, e senza neppure la minaccia di enormi tasse di successione. Comunque i laburisti non riescono a scappare dall’imporre sempre nuovi balzelli. Sembra più forte di loro…

Il nodo delle nazionalizzazioni: il caso Thames Water

Il primo grande banco di prova per il nuovo esecutivo sarà la gestione dei servizi pubblici essenziali. Burnham intende estendere il controllo pubblico su acqua, energia, trasporti e alloggi. La sanatoria del sistema privatizzato negli anni ’80 parte da una situazione di profonda emergenza industriale.

Il caso più emblematico e urgente è quello di Thames Water, la più grande azienda idrica del Paese, che serve oltre 16 milioni di cittadini. L’utility si trova in una gravissima crisi di liquidità, schiacciata da un debito monster di quasi 20 miliardi di sterline. Senza un intervento straordinario, l’azienda rischia di esaurire completamente i fondi entro il prossimo ottobre.

I grandi fondi speculativi e i colossi di Wall Street, tra cui Elliott Management, Apollo Global Management e BlackRock, sono i principali creditori dell’azienda idrica. Le trattative tra il consorzio dei creditori London & Valley Water e il regolatore Ofwat sono in stallo. Il governo uscente ha sollevato forti dubbi sui piani di salvataggio privato, ritenendoli inadeguati per i consumatori. La strada verso un’amministrazione pubblica speciale (SAR) sembra ormai tracciata.

Il decentramento e l’intervento industriale

Oltre alla finanza e ai servizi pubblici, Burnham vuole scardinare l’assetto istituzionale del Regno Unito. Il Paese è attualmente uno dei più centralizzati del G7 in materia di fisco e spesa pubblica. Il piano prevede il trasferimento automatico di ampi poteri di spesa e di tassazione ai sindaci regionali.

Per dare un segnale plastico di questo cambiamento, verrà creato un nuovo ufficio della presidenza del Consiglio a Manchester, denominato “No 10 North”. Non saranno più i territori a dover chiedere risorse a Londra, ma i poteri verranno devoluti di default per favorire la reindustrializzazione locale. In teoria questo dovrebbe garantire migliore efficienza operativa: un amministratore locale conosce progetti e problemi più di un nburocrate di Londra. Vedremo poi in pratica cosa succederà.

Burnham inoltre vuole intervenire direttamente, come Stato, nel salvataggio delle industrie viste come strategiche nel Regno Unito, come British Steel, che gestisce gli ultimi due altiforni attivi nel Regno Unito. Il Guardian, un giornale a lui vicino politicamente, lo celebra come un ritorno alla politiche di Clement Attlee, del 1945, quando lo stato praticamente pubblicizzò un quinto dell’industria britannica per salvarla dalla crisi post bellica. Qualcosa che altri Paesi, come l’Italia, evitarono di fare ottenendo economicamente migliori risultati e con minori stress per i cittadini. Inoltre l’esperimento finì, non a caso, con il ritorno al governo di Churchill nel 1951. Resterà un intervento episodico e limitato al mantenimento della “Riserva nazionale”, o andiamo verso una socializzazione dei mezzi di produzione.

Le conseguenze macroeconomiche: mercati in rivolta e debito fuori controllo

Le conseguenze pratiche di questa mastodontica espansione dello Stato non si sono fatte attendere. Il mercato obbligazionario ha reagito immediatamente con forte scetticismo e preoccupazione. I piani di nazionalizzazione sollevano un interrogativo cruciale: chi pagherà per l’acquisizione dei servizi pubblici e per il risanamento dei loro debiti miliardari?

La risposta più logica spaventa gli investitori: sarà il bilancio dello Stato a farsi carico di queste passività, facendo impennare il debito pubblico britannico. Lo Stato si trova già in una condizione di massima tensione finanziaria, e l’aggiunta di decine di miliardi di debiti privati rischia di far saltare i conti.

I dati macroeconomici confermano il nervosismo della City. Come visibile nel grafico del rendimento dei titoli di Stato a 10 anni del Regno Unito (United Kingdom 10Y Bond Yield), i tassi di interesse sono schizzati verso l’alto nelle ultime sedute, superando la soglia critica del 4,80%.

Titoli di stato britannici a 10 anni

Questo aumento dei rendimenti rappresenta un chiaro segnale di sfiducia da parte dei mercati globali. Gli investitori istituzionali richiedono un premio di rischio molto più elevato per finanziare il debito sovrano britannico. Se il trend dovesse consolidarsi, il costo del rifinanziamento pubblico diventerà insostenibile, riducendo drasticamente i margini di manovra del nuovo esecutivo. Molti imprenditori e fondatori di startup tecnologiche stanno già pianificando il loro trasferimento all’estero per evitare la tassa d’uscita sui capitali. Insomma il progetto Burham può anche essere interessante quando parola di politica industriale, ma senza l’intervento della Bank of England non sarà finanziabile facilmente.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento