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Telegraph: L’Ucraina Va Fuori Controllo e la Russia è Sotto Minaccia di una Crisi Finanziaria

Mentre, in Ucraina c’e’ l’accordo Yanukovich-opposizioni: elezioni anticipate e governo di unità nazionale (fonte), il Parlamento apre la strada a liberazione Timoshenko.
Vi proponiamo questo pezzo molto interessante da Voci dall’Estero
Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph analizza la drammatica escalation della crisi in Ucraina: l’Europa orientale e la stessa Russia rischiano di diventare l’epicentro di una nuova crisi finanziaria. 
 

 

 
La Russia si trova di fronte alla scelta tra subire grandi perdite da un default o affrontare spese sempre maggiori per sostenere l’economia dell’Ucraina
La drammatica escalation della guerra civile in Ucraina e i timori di un intervento militare russo hanno suscitato timori sulla situazione finanziaria di tutta l’Europa orientale, trasformando la regione nel nuovo punto nevralgico della crisi dei mercati emergenti.
 


Questa è improvvisamente passata dall’essere una storia nazionale ucraina ad uno scontro geopolitico“, ha detto Lars Christensen, di Danske Bank.

Il rublo russo è sceso a un minimo record contro l’euro, con il contagio che negli ultimi giorni ha raggiunto la Polonia, l’Ungheria e la Romania. “I movimenti in Russia sono molto simili a quelli verificatisi durante la guerra in Georgia, nel 2008. I mercati stanno scontando il rischio di un intervento russo” ha dichiarato Christensen.
Qualsiasi dispiegamento di truppe russe per sostenere il governo ucraino – anche se dietro invito del presidente Viktor Yanukovich – potrebbe finire fuori controllo, portando ad uno stallo nei rapporti Est-Ovest che non si vedeva dai tempi della guerra fredda. Potrebbe anche essere visto come una riedizione dell’intervento russo in Ungheria del 1956 per evitare che il Paese uscisse dalla sfera di influenza Sovietica.
 
Il Ministro degli Esteri Tedesco Frank-Walter Steinmeier ha definito l’Ucraina una “polveriera”, con il bilancio delle vittime salito a 70 morti, mentre il premier Polacco Donald Tusk ha lanciato l’allarme di una guerra civile.
Il ministro degli esteri Russo Sergei Lavrov ha definito i manifestanti dei fascisti determinati a una “Rivoluzione delle Camicie Brune” in stile anni ’30. Mosca ha accusato l’Unione europea di istigare un colpo di stato attraverso violenze di massa.
Regis Chatellier, di Société Générale, ha detto che vi è un “alto rischio” che l’Ucraina possa dichiarare default sul proprio debito sovrano di € 60 miliardi, innescando uno shock del credito per le banche russe. Sberbank e VTB sono entrambe grandi detentrici di obbligazioni ucraine. Fondi obbligazionari dei mercati emergenti globali detengono il 3pc del loro portafoglio in debito ucraino. “Le ricadute di un default ucraino sarebbero significative, ma non di tipo sistemico”, ha dichiarato.
La decisione di questa settimana della roccaforte nazionalista ucraina di Lvov di dichiarare l'”indipendenza” da Kiev ha alzato la posta, creando un clima di volatilità, con l’esercito ucraino che può essere costretto a intervenire per scongiurare la guerra civile.
L’Ucraina è sull’orlo della divisione in due del paese. Stiamo assistendo ad eventi che in Europa non vedevamo dalla disgregazione della Jugoslavia“, ha detto un economista della City con collegamenti a Lvov . “Quando ci sono questi livelli di odio e di diffidenza, tutto può succedere.
 
Le riserve in valuta estera dell’Ucraina sono a livelli minimi. La Russia ha finora mantenuto il paese a galla con un prestito di 3 miliardi di dollari, la prima tranche di un bailout da 15 miliardi di dollari, ma gli ulteriori pagamenti sono in dubbio.
La Russia si trova di fronte alla scelta tra subire grandi perdite da un default o spendere sempre di più per sostenere l’economia dell’Ucraina. L’intervento militare per sottomettere i ribelli nelle roccaforti cattoliche dell’Ucraina occidentale potrebbe portare a un pantano.
 
Anche la stessa Russia è già vicina alla recessione. La produzione industriale si è contratta nel corso dell’ultimo anno e gli investimenti fissi sono diminuiti del 7pc . “Pensiamo che la Russia è la più esposta. L’avanzo delle partite correnti è sceso molto bruscamente”, ha detto Liza Ermolenko, di Capital Economics.
La Russia ha quasi 500 miliardi di dollari di riserve in valuta estera – è  al terzo posto per l’ammontare di riserve nel mondo – ma queste non possono essere facilmente impiegate in una crisi economica. Il paese ha imparato nel modo più duro nel 2008-2009 che un’azione di questo genere ha un effetto collaterale di stretta monetaria. La banca centrale ha bruciato fino a $ 200 miliardi per sostenere il rublo, ma nel processo ha distrutto parte del sistema bancario russo.
La banca centrale è intervenuta con cautela sui mercati dei cambi nelle ultime settimane, ma se il rublo crolla può sentirsi tentata di andare oltre. “Pensiamo che una simile difesa potrebbe diventare molto costosa per l’economia russa“, ha dichiarato Danske Bank.
La Russia è in gran parte sfuggita alla prima ondata della crisi dei mercati emergenti – soprattutto diretta nei confronti dei paesi, come la Turchia, il Sud Africa e il Brasile, con ampi disavanzi correnti – ma ora è divenuta l’epicentro della crisi, come le preoccupazioni si rivolgono alla geopolitica. Quest’anno il rublo si è svalutato del 10pc contro il dollaro.
La Russia non si è mai completamente ripresa dal crollo post-Lehman nel 2008-2009. È un caso da manuale di “malattia olandese”, eccessivo affidamento su petrolio e gas a discapito della produzione manifatturiera. Esso richiede prezzi del greggio sopra i 110 dollari per equilibrare la bilancia, lasciandola fortemente vulnerabile se una marea di petrolio da Iran, Iraq e Libia quest’anno porta ad un forte calo dei prezzi.
 
La crisi Ucraina sta avvenendo in un contesto di stress per i mercati emergenti, con la Federal Reserve Statunitense e la Banca Centrale Cinese che fanno politica monetaria più restrittiva. Questo impone a una serie di paesi di stringere simultaneamente per sostenere le loro valute, anche se le loro economie stanno rallentando.
Il Fondo Monetario Internazionale ha detto in un rapporto per il vertice del G20 di questo fine settimana che i problemi dei mercati emergenti sono il rischio più critico per la ripresa globale, avvertendo che una tripletta di “deflussi di capitale, tassi di interesse più elevati e forte deprezzamento della moneta” potrebbe innescare una crisi del debito delle società.
 
Société Générale ha detto in un nuovo rapporto che nel corso degli ultimi 20 anni i mercati emergenti sono cresciuti dal 18pc della produzione mondiale al 40pc, il che significa che un vasto sconvolgimento in questi paesi oggi avrebbe “conseguenze molto maggiori per l’economia globale”.
Lo strategist della Banca Cinese, Wei Yao, ha detto che le autorità Cinesi sembrano determinate a fermare la bolla del credito del loro paese, indipendentemente dalle sofferenze che questo potrà provocare. “Non c’è altro modo di porre fine alla massiccia cattiva allocazione del credito in Cina che affrontare una crisi dolorosa”, ha detto.
Société Générale ha detto che questo avrebbe pesanti conseguenze per gli esportatori di materie prime e ha consigliato i clienti di prepararsi quest’anno a un crollo nei titoli azionari dei mercati emergenti del 30pc o più.

1 Comment

  • […] Una domanda inizia a circolare in Europa negli ambienti diplomatici ed in quelli finanziari: l’Europa vorrebbe “comprarsi l’Ucraina? L’interrogativo deriva dall’ultima mossa fatta dai componenti della Commissione Europea, cioè precisamente da quel gruppo di burocrati della oligarchia tecno finanziaria europea che si è reso responsabile del disastro economico dei paesi europei nel sistema euro e che adesso vorrebbe intromettersi nella questione ucraina per avallare la richiesta di una parte della popolazione (soltanto una parte) di associarsi all’Unione Europea. Questi ineffabili oligarchi hanno dato la loro disponibilità nel richiedere, per conto del nuovo governo di Kiev, l’intervento del FMI per un finanziamento straordinario al governo ucraino, vista la situazione catastrofica dell’economia di quel paese. (vedi scenari economici). […]

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