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Svizzera, ultima speranza per l’Europa

articolo di Roland Desjardins, 27 Marzo 2015

[pubblicata su lesobservateurs.ch il 27/3/2015, traduzione di Alberto Lusiani]

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Nel momento in cui la sinistra a Ginevra intensifica la sua propaganda pro-UE, in particolare tra i giovani, è importante ricordare le differenze politiche fondamentali tra la Svizzera e l’Unione Europea. I nostri cittadini devono capire che l’adesione alla UE farà perdere alla Svizzera la sua democrazia diretta e la sua identità. Inoltre distruggerà per i popoli europei ogni speranza di alternativa al totalitarismo morbido di Bruxelles.

Il 23 febbraio, in occasione dell’ultima sera delle “Promozioni dei Cittadini” di Ginevra, riservata ai giovani che hanno appena raggiunto la maggiore età, le signore Emery-Torracinta e Esther Alder, insieme al signor Sami Kanaan, sono riusciti a far troneggiare la bandiera dell’Unione europea tra quella svizzera e quella di Ginevra. Queste personalità benpensanti del partito socialista e dei verdi hanno voluto così condizionare il loro giovane pubblico ad accettare l’idea che il destino del nostro Cantone e del nostro paese sia quello di aggregarsi alla UE. Ma che cosa è l’Unione europea, e quali sono le differenze tra UE e Svizzera sul piano politico?

Ideologia contro pragmatismo

L’UE è disciplinata secondo i principi stabiliti da ideologi, tecnocrati e politici imbevuti di utopie. Persuasi di incarnare il Bene, il progresso e della modernità, questi esortano le nazioni europee ad abbracciare il loro modello unico di società perfetta. Gli svizzeri vogliono essere governati da persone con esperienza pratica di relazioni umane che abbiano sia il rispetto dei cittadini, sia senso della realta’, sia il consenso necessari al funzionamento armonioso di una vera democrazia del popolo per il popolo.

Elites contro popolo

Nei circoli dirigenti dei paesi e delle istituzioni della UE regnano la convinzione che la politica è solo una questione di élite ed esperti hanno necessariamente una formazione universitaria. I cittadini comuni non sono considerati in grado di esprimere un parere autorevole e qualificato sugli orientamenti politici, economici e sociali che orientano l’evoluzione della loro societa’. Questa mentalità è particolarmente radicata nella burocrazia dell’UE che aborre la democrazia diretta e non stima i cittadini comuni, che percepisce come mediamente ignoranti, incapaci di riflettere e retrogradi. Molte decisioni della tecnocrazia di Bruxelles sono prese a dispetto dell’opinione pubblica, e anche contro la volontà popolare espressa nei referendum.

L’esempio più lampante di questo approccio è l’adozione nel 2007 da parte della UE e dei suoi Stati membri del Trattato di Lisbona, che comprendeva la maggior parte del Trattato sulla Costituzione europea, bocciato nettamente nel 2005 dai referendum popolari olandesi e francesi. In Svizzera non c’e’ il culto degli studi superiori e di conseguenza non c’e’ alcuna legittimazione trascendentale dei mandarini dalla classe intellettuale. I politici sono eletti sulla base del loro programma e delle loro azioni concrete, e la loro formazione è un elemento secondario.

Stato contro singoli

Le istituzioni della UE, seguendo l’esempio francese, sono fermamente convinte che lo Stato europeo che hanno costruito pietra per pietra per trenta anni deve avere un ruolo centrale nella vita dei cittadini. La fede nella onniscienza e l’infallibilità di quello che è ancora un proto-stato viene continuamente affermata per giustificare la pretesa di gestire ogni aspetto della societa’.

Gli svizzeri rispettano il loro Stato, cui hanno affidato poteri sovrani. Ma consapevoli del rischio di uno Stato eccessivamente intrusivo, hanno messo chiari limiti al potere del governo di intromettersi nella vita dei cittadini e delle imprese. Nel modello politico svizzero l’individuo rimane al centro, non lo Stato.

“Valori” comunitari contro democrazia diretta

L’Unione europea è un’entità post-democratica, che si propone come una comunità di valori. Le popolazioni dell’unione Europea vengono obbligate a condividere i valori stabiliti dalle élite politiche e tecnocratiche della UE. L’espressione democratica della volontà popolare viene rispettata da Bruxelles solo se non è in conflitto con questi valori. La Svizzera, invece, e’ concepita come una democrazia diretta in cui i cittadini devono rimanere padroni del proprio destino. Ai valori specifici delle élite al potere, gli svizzeri preferiscono la saggezza collettiva che si esprime col voto popolare.

Legislatori designati contro legislatori eletti

Il corpo legislativo principale dell’UE, la Commissione europea, è composto esclusivamente da funzionari non eletti. Ventotto commissari di Bruxelles sono nominati dai capi di Stato e di governo dei paesi membri.
In Svizzera sono i deputati che traggono la loro legittimità dal suffragio universale, il governo eletto dall’Assemblea federale e il popolo stesso che elaborano e propongono le leggi.

Politici professionali contro politici di milizia

Nella UE la stragrande maggioranza dei parlamentari eletti sono politici di carriera provenienti dalle amministrazioni statali, che in alcuni casi sono costretti a tornare nell’amministrazione statale quando non sono confermati alle elezioni. Conoscono molto bene i corridoi del potere e dei partiti, nonché il funzionamento dello Stato. Ma di solito ignorano le leggi dell’economia. In Svizzera una frazione significativamente minore di eletti sono professionisti della politica, inoltre chi viene eletto di regola mantiene la propria occupazione durante il mandato elettorale. Questo è il principio della politica come milizia. Molti eletti in Svizzera hanno attività nel settore privato e conoscono le regole base dell’economia.

Differenze nei rapporti tra cittadini e legislatori

Nei paesi europei le democrazie sono rappresentative: gli elettori scelgono i deputati a rappresentarli, ma poi non hanno più alcun controllo sulle leggi votate nel Parlamento europeo e nei parlamenti nazionali.

In Svizzera invece i referendum danno diritto ai cittadini di bocciare le leggi approvate dall’Assemblea federale. Inoltre i cittadini possono anche, attraverso iniziative popolari, proporre nuove leggi all’approvazione del popolo sovrano. Allo stesso modo, al livello comunale e cantonale sono sempre gli elettori, non i politici, che hanno l’ultima parola grazie ai numerosi referendum promossi da cittadini, associazioni e partiti politici.

Centralizzazione contro decentramento

L’Unione europea, attingendo ancora una volta dal modello politico francese, è diventata negli anni un’organizzazione molto centralizzata.

Non è cosi’ in Svizzera, dove il federalismo consente un’ampia autonomia dei Cantoni e dei Comuni.

Sovranità condivisa contro sovranità indivisibile

L’UE ha organizzato dal 1980 – spesso con la complicità dei capi di Stato e di governo nazionale – un trasferimento crescente di sovranità dagli Stati nazionali alle sue istituzioni. Bruxelles ritiene vantaggioso questo processo di evoluzione verso una sovranità condivisa e vieta a chiunque di vedere un attacco ai diritti democratici fondamentali.
Tuttavia, questo trasferimento ha come conseguenza non solo la perdita del controllo della costruzione europea da parte dei popoli e dei parlamenti dei Paesi che compongono l’Unione europea, ma anche la fine dell’indipendenza delle politiche nazionali, che anzi vengono progressivamente sempre più influenzate dalle direttive di Bruxelles.

La Svizzera è visceralmente attaccata alla sua sovranità nazionale e il potere legislativo deve sempre poter essere controllato direttamente dal popolo. Qualsiasi trasferimento di sovranità a istituzioni sovranazionali suscita molte polemiche nel Paese. Così, il primato della Corte europea dei diritti dell’uomo sui tribunali svizzeri dal 1974 costituisce un problema per un numero sempre maggiore di svizzeri. La supremazia giuridica della CEDH potrebbe presto essere messa in discussione da una iniziativa popolare per ripristinare la superiorità della legge svizzera sul diritto internazionale.

Desiderio di standardizzazione contro desiderio di libertà

La UE sostiene di essere l’unico soggetto politico in grado di rappresentare l’Europa. Per Bruxelles forme alternative di organizzazione sono sospette o illegittime. All’Unione europea non piace la diversità e la concorrenza rappresentati ancora dagli altri sistemi politici rimasti in Europa (Norvegia, Islanda, Svizzera, Liechtenstein). Essa cerca unificazione politica totale del continente, per raggiungore un potere completo. Il modello svizzero è respinto da Bruxelles in quanto prodotto di una storia unica che non può essere applicata in altri Paesi.

Per quanto riguarda la Svizzera, ha modesto successo e non cerca di influenzare i suoi vicini. Vuole solo difendere e preservare le sue caratteristiche che hanno permesso alla sua democrazia di fiorire e alla sua economia di prosperare. La Svizzera vuole commerciare con l’Unione Europea, scambiare studenti e partecipare a progetti scientifici e culturali comuni. Ma non vuole far parte dell’Europa politica e del mercato comune europeo, adottando il corrispondente quadro normativo. Senza complessi nei confronti delle élite del potere di Bruxelles, la Svizzera vuole stare lontana dall’esperienza disfunzionale, ansiogena e deleteria che e’ diventata la UE. La Svizzera vuole solo rimanere libera e sovrana.

Identità orizzontale contro identita’ verticale

Bruxelles cerca di costruire un’identità post-storico partendo da dogmi globalisti disancorati dall’eredita’ storica europea. La sua ideologia pretende di superare non solo la storia e la personalità di ciascuno dei paesi che compongono l’Unione europea, ma complessivamente tutta la civiltà europea. La pretesa di universalità UE va quindi anche oltre i confini europei. L’Unione europea si propone come un modello di governo per il mondo intero, e ambisce ad accogliere nel suo seno un giorno anche Paesi non europei. Questa visione è percepita con sospetto e apprensione dai popoli degli Stati della UE che restano, contrariamente a quanto pretende Bruxelles, molto attaccati alle loro radici nazionali e alle specificità della civiltà originale che si è sviluppata nel nostro continente.

La Svizzera rivendica invece una forte identità, ancorata al suo territorio e alla sua storia, costruita sui valori della democrazia diretta, della libertà individuale, della responsabilità del cittadino e dell’amor di patria.

Futuro contro passato e presente

L’UE ha solo disprezzo il passato nazionale dei Paesi che compongono il nostro continente, passato nazionale che riduce alle loro guerre. Critica la condizione presente dell’Europa, che tarda a piegarsi al suo destino sublime di completa unificazione statale. Magnifica il futuro meraviglioso che ci prepara senza sosta, un futuro ideale per la sua oligarchia ma visto con angoscia da gran parte della popolazione europea.

La Svizzera si prende cura della sua condizione presente senza rinnegare il suo passato che le dà l’ispirazione e il coraggio per costruire il suo futuro.

Rottura contro eredita’

I partigiani esaltati della UE hanno rifiutato di assumere e perpetuare il paradigma nazionale, democratico e liberale dei Paesi europei, prodotto fragile e imperfetto dell’evoluzione, costruito dall’esperienza e il ragionamento delle generazioni precedente. Come i giacobini rivoluzionari francesi del 1793, che si lasciarono abbagliare da una ideologia radicale e semplicistica di rottura con il passato. Purtroppo, hanno fatto la scelta di rifiutare in blocco le culture e la sovranità nazionali che ritengono pericolose. Hanno anche abbandonato gli elementi specificamente europei della nostra civiltà nel respingere la tradizione giudaico-cristiana e indebolendo notevolmente le sue democrazie nazionali, che sono ora soggette a una comunità di valori imposti da una casta tecnocratica. L’utopia degli Stati Uniti d’Europa pretende di liberare il nostro continente dai suoi demoni del passato, ma non fa altro che precipitarlo verso un ordinamento disumanizzante e stile alla libertà.

I concetti di conservazione, continuità, e trasmissione della cultura storica rimangono saldamente radicati in Svizzera. Gli svizzeri rifiutano di abbandonare un modello di società che e’ stato ben sperimentato. Non sono interessati al futuro luminoso di uguaglianza indifferenziata che viene fatto baluginare da Bruxelles. La Svizzera percepisce la modernita’ uniformatrice del procetto UE come come terribile e regressiva dal punto di vista democratico e rifiuta pertanto con fermezza di essere espropriata della propria unicità e autonomia.

Senso di colpa e pentimento contro orgoglio e fiducia

Il “nocciolo del reattore nucleare” dell’ideologia UE è la colpevolizzazione dei popoli europei per la loro storia presentata essenzialmente come storia di guerra, di schiavitù e di colonizzazione. Bruxelles continua a ripetere che l’unico modo per non ricadere nel nostro storico distruttivo è di pentirsi e di unirci politicamente sotto il suo patrocinio benevolo.

La Svizzera non ha mai attaccato nessun paese ed e’ riuscita ad evitare la maggior parte dei conflitti che hanno devastato l’Europa nel corso degli ultimi secoli. Dal momento dello sgombero delle truppe napoleoniche agli inizi del XIX secolo, il paese è in pace. La Svizzera sente questo senso di colpa di essere responsabile di innumerevoli crimini, vergogna su cui l’UE ha costruito la sua ragione di essere. Non si sente preoccupata per l’auto-flagellazione e la mortificazione che Bruxelles impone costantemente agli altri Paesi europei per giustificare il suo dominio. Rimane orgogliosa della sua storia e guarda al futuro con serenità.

Unione europea contro Europa

La fine delle nazioni, e con essa l’uniformità politica e culturale perseguita dalla UE mondialista, suonerebbe la campana a morto per la diversità europea. Ma e’ proprio questa molteplicità, di cui la Svizzera è uno degli eventi più vivi, che hanno reso possibile il pluralismo critico europeo, che ha portato, per l’emulazione tra sistemi di pensiero in competizione tra loro, alle straordinarie produzioni intellettuali occidentali sul piano scientifico, tecnico, culturale, artistico e democratico. Se l’Europa è diventata il continente creativo, ingegnoso e rispettoso dei diritti e delle libertà della persona, è grazie alla sua natura contraddittoria, prodotta dalla sua eterogeneità. Standardizzando i modi di vita e di pensiero, l’Unione europea rischia di annientare la feconda diversità e quindi di degradare la civiltà europea, o addirittura di provocare la sua fine.

Svizzera, modello alternativo della UE e ultima speranza dell’Europa

L’Unione europea è diventata una utopia al contrario che indebolisce l’Europa e minaccia di distruggerla se non lo fa la riforma. La Svizzera invece è molto più di un Paese insolente e di successo nel mezzo di una UE in crisi. Modello alternativo a Bruxelles, incarna un’alternativa al totalitarismo morbido per gli altri Paesi del nostro continente. La Svizzera è la prova vivente che il centralismo burocratico e post-democratico dell’Unione europea non è, contrariamente a quanto sostenuto i suoi governanti, l’orizzonte politico obbligato dell’Europa. Il modello svizzero, nonostante gli attacchi che subisce dalle elite politiche europee e dai loro compari svizzeri rimane una speranza per i nostri vicini. Noi svizzeri abbiamola responsabilità morale di mantenere in vita questa speranza.

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