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Stretto di Hormuz: la tregua USA-Iran è morta e il mercato non ci crede più. Il conto salato arriverà in autunno

Scaduta la tregua di 60 giorni su Hormuz: il petrolio viaggia a fari spenti, l’Iran impone pedaggi e il conto da 550 milioni di barili mancanti colpirà i prezzi in autunno.

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Il memorandum di Islamabad tra Washington e Teheran si è spento alla mezzanotte del 17 agosto nel silenzio più totale. Nessun accordo, nessuna proroga, nessun tavolo aperto. La vera notizia, però, è che ai mercati e agli armatori non importa già più nulla dei proclami diplomatici, come ha ben evidenziato Kpler nel suo più recente report.

Il Brent ha superato i 90 dollari al barile mentre il corridoio strategico del Golfo Persico si trasformava in una rotta fantasma. La finzione politica di una pace negoziata ha retto meno di un mese; la realtà delle navi racconta un’altra storia: tutti si stanno già organizzando per fare a meno delle vecchie regole.

Prezzo del Brent, da Tradingeconomics

La grande illusione dei sessanta giorni

Sulla carta l’accordo doveva liberare i passaggi e allentare la morsa economica. Nei fatti, ogni singolo impegno è crollato nelle prime quattro settimane. La deroga statunitense sulle sanzioni petrolifere è durata appena venti giorni, revocata dopo gli attacchi ai mercantili nei primi giorni di luglio. Lo sminamento promesso dall’Iran non è mai partito.

I dati di tracciamento di Kpler mostrano un quadro netto:

  • Petrolio bloccato: le navi ferme come depositi galleggianti sono scese rapidamente da 61 a 16 milioni di barili nelle prime tre settimane.
  • Flusso reale: il passaggio medio è stato di soli 6,1 milioni di barili al giorno, contro i circa 15 milioni standard registrati prima del conflitto.
  • Greggio in stallo: a fine finestra c’erano ancora 130 milioni di barili intrappolati nel sistema del Golfo, un volume perfino superiore a quello di inizio guerra.

La tregua è servita solo a svuotare le navi intrappolate nella prima fase del blocco, ma non ha riaperto affatto il canale commerciale.

Parametro flussiRegime ordinario (2025)Finestra accordo (estate 2026)
Transito greggio giornaliero~15 milioni di barili/giorno6,1 milioni di barili/giorno
Tracciabilità delle naviSuperiore al 95%Crollata al 34% nell’ultima settimana
Carichi iranianiRegolari su mercato asiaticoCrollati a 156.000 barili/giorno

Navi al buio e pedaggi unilaterali

Verso la fine della tregua, il 66% del greggio uscito dal Golfo viaggiava senza un porto di partenza tracciabile. I comandanti spengono i trasponditori radar (AIS) per non farsi intercettare o colpire. Le navi con gas liquefatto (GPL e GNL) hanno interrotto i passaggi per settimane prima di muoversi esclusivamente a fari spenti.

Oggi Teheran dichiara nullo il patto e pretende pedaggi marittimi e permessi speciali per transitare. Washington risponde che il passaggio resta libero e mantiene le scorte armate. Nel frattempo, i carichi iraniani sono crollati da 893.000 a 156.000 barili al giorno: la Repubblica Islamica finisce questo periodo vendendo molto meno petrolio di prima.

Il vero conto economico arriva a settembre

Durante i due mesi di finta tregua sono mancati all’appello circa 550 milioni di barili rispetto ai consumi normali. Finora le raffinerie mondiali hanno resistito attingendo alle scorte di magazzino e ai carichi svuotati in fretta a giugno.

Questi cuscinetti si stanno esaurendo. Gli armatori hanno smesso di inviare petroliere vuote nel Golfo (gli ingressi sono scesi a due al giorno) e stanno deviando i percorsi via oleodotto verso Yanbu sul Mar Rosso o circumnavigando l’Africa. I costi delle assicurazioni contro i rischi di guerra sono alle stelle e le rotte alternative costano molto di più. Quando l’autunno chiederà nuovo carburante per riscaldamenti e trasporti, il buco dell’offerta presenterà il conto direttamente alle pompe di benzina e alle bollette industriali.

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