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Squali positivi alla cocaina nelle acque delle Bahamas: l’impatto inaspettato del turismo e degli scarichi umani

Sorpresa nell’arcipelago atlantico: tracce di inquinanti farmaceutici e sostanze stupefacenti trovate negli squali durante una ricerca scientifica: come il turismo di massa e le infrastrutture fognarie inadeguate stanno alterando l’ecosistema marino.

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La realtà, spesso, supera la fantasia. I ricercatori hanno recentemente rilevato tracce di cocaina, caffeina e antidolorifici nel sangue degli squali che nuotano nelle acque cristalline delle Bahamas. Non si tratta della trama di un improbabile film di serie B, ma di una seria ricerca scientifica che getta luce sull’impatto sempre più pervasivo delle attività umane sugli ecosistemi marini, il tutto riportato dal Daily Mail.

Il team del Cape Eleuthera Institute ha studiato la fauna al largo dell’isola di Eleuthera, nell’Oceano Atlantico. Su 85 animali testati, una percentuale significativa ha mostrato la presenza di sostanze destinate esclusivamente al consumo umano. I risultati sono emblematici di un problema sistemico:

  • Caffeina: rilevata in 27 squali (la sostanza più frequente).
  • Diclofenac (antinfiammatorio comune): presente in 13 esemplari.
  • Paracetamolo: trovato in 4 squali.
  • Cocaina: confermata in 2 esemplari.

Gli studiosi, tra cui la ricercatrice Natascha Wosnick, ipotizzano che i predatori marini entrino occasionalmente in contatto con i panetti di stupefacenti dispersi in mare, mordendoli per istinto esplorativo. Tuttavia, vi è una causa ben più strutturale. Il maggior numero di rilevazioni chimiche proviene da un’area ad altissima densità turistica. L’industria delle vacanze genera certamente ricchezza locale, ma impone un costo ambientale non calcolato. L’incremento del traffico marittimo e, soprattutto, un sistema di smaltimento delle acque reflue evidentemente non adeguato a filtrare i residui farmaceutici umani, stanno trasformando l’habitat naturale. È la classica esternalità negativa di un boom economico mal gestito dal punto di vista infrastrutturale.

Non è la prima volta che si assiste a un fenomeno del genere. Recentemente, un caso analogo è emerso in Brasile, dove gli scienziati della Fondazione Oswaldo Cruz hanno testato tredici squali catturati nell’Oceano Atlantico meridionale. Tutti gli esemplari presentavano alti livelli di cocaina nei tessuti. In quel contesto, la causa è stata ricondotta direttamente all’uso umano della sostanza e al conseguente scarico di acque reflue urbane non depurate.

La presenza di questi inquinanti altera i marcatori metabolici degli squali, come il lattato e l’urea. Sebbene gli animali non mostrino comportamenti anomali o segni di intossicazione acuta, gli effetti a lungo termine di questa esposizione chimica restano un’incognita per la biologia marina.

Curiosamente, il regno animale non è nuovo al contatto con sostanze che alterano lo stato psicofisico, sebbene ciò avvenga solitamente in contesti naturali per scopi precisi:

Specie AnimaleSostanza o ComportamentoEffetto Osservato
DelfiniTossina del pesce pallaApparente intossicazione ricreativa
Mandrilli e GorillaRadice dell’arbusto ibogainaForte effetto psichedelico
LemuriSecrezioni di millepiedi gigantiStato di trance e repellenza per i parassiti
Scimmie ragnoFrutta fermentata e alcolicaRicerca di calorie e stato di ebbrezza

La scoperta non dovrebbe farci sorridere unicamente per la bizzarria del titolo, ma deve spingerci a riflettere sulla gestione della cosa pubblica. La pressione del turismo e l’inadeguatezza cronica delle infrastrutture idriche finiscono per esportare il nostro stile di vita direttamente nelle profondità oceaniche, dimostrando che l’inquinamento moderno è fatto anche di molecole invisibili.

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