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Spagna nei guai: i tribunali USA aprono la caccia ai beni statali per il disastro delle rinnovabili

La Spagna perde la battaglia legale negli USA: i creditori delle rinnovabili pronti al sequestro dei beni. Il conto sale a 700 milioni.

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La protezione diplomatica non basta più: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sbarrato la strada alla Spagna, rendendo esecutive le condanne per i tagli retroattivi agli incentivi alle rinnovabili. Ora, i creditori internazionali possono puntare direttamente ai beni dello Stato spagnolo per recuperare i miliardi persi nel decennio scorso.

Il caso BayWa è l’apripista. Un tribunale di Washington ha appena riconosciuto un credito definitivo di 28,2 milioni di dollari, pronti per essere eseguiti. Non è solo una questione di soldi, ma di un principio che crolla: la sicurezza giuridica degli investimenti.

La fine di un’era per Madrid

La strategia legale di Madrid, che puntava a negare la giurisdizione dei tribunali americani, è ufficialmente fallita. Il governo aveva scommesso tutto sulla speranza che la giustizia USA si dichiarasse incompetente su lodi arbitrali internazionali.

La Corte Suprema ha invece dato il via libera definitivo. Cosa significa? Che i creditori non devono più perdere tempo a discutere “dove” fare causa, ma possono passare alla fase pratica: il sequestro dei beni. Ora i beni spagnoli su territorio degli USa, come sedi consolari, istituti culturali, fondi d’investimento, etc, sono sotto minaccia. Non l’oro spagnolo detenuto presso il Fondo Monetario Internazionale, che è sotto tutela di extraterritorialità. Questi i dati più rilevanti delle contese spagnole:

  • Il danno: Oltre 700 milioni di euro di sentenze registrate solo nelle ultime settimane negli USA.
  • L’effetto a catena: Le sentenze si sommano a quelle già attive in Australia, Belgio, Singapore e Paesi Bassi.
  • La realtà pratica: Quando uno Stato cambia unilateralmente le regole del gioco, attirando capitali con incentivi per poi azzerarli, il mercato non perdona. La credibilità finanziaria di un Paese si misura anche sulla capacità di onorare i contratti, non solo sulle promesse elettorali.

Le ricadute: chi paga il conto?

Madrid si trova ora in una morsa. Mentre cerca di evitare il sequestro di asset simbolici, la lista dei creditori – fondi d’investimento e grandi player energetici come NextEra e 9REN – preme per riscuotere.

L’ironia, se vogliamo chiamarla così, è che lo Stato spagnolo ha speso milioni in consulenze legali per cercare di negare l’evidenza, accumulando interessi di mora che continuano a correre. Un pessimo affare per le casse pubbliche, che si trovano a dover pagare il conto salato di una politica energetica miope e aggressiva. Il tutto mentre ora, in Spagna , l’energia solare vale praticamente zero per un eccesso d’offerta

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