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SOLIDARISMO IMMAGINARIO E FINANZA €UROPEA ESPROPRIATRICE: LA CRISI ITALIANA CHE SVELA IL VERO VOLTO DEI TRATTATI (da Orizzonte48)

Vi proponiamo un estratto (questa volta se volete tutto l’articolo dovrete andare al blog originale qui) da Orizzonte 48. In questo articolo si analizza il fatto che Eurobond, Mes, etc sono in realtà lo stesso strumento che prevede la RESTITUZIONE CON INTERESSI di qualsiasi cifra verremo a ricevere dall’Unione Europea. Questo perchè proprio nei TFEU è stato posto nero su bianco che qualsiasi monetizzazione, operazione ovvia nel momento dell’emergenza e che viene svolta da qualsiasi altra nazione al mondo, non possa essere compiuta nell’Unione, e questo è stato non un errore casuale, ma voluto e figlio di una filosofia ordoliberista che mette il denaro prima di tutto, prima dei diritti umani, dei diritti sociali, della stessa vita umana. 

Buona lettura

L’evoluzione della crisi del covid-19 si avvicina alla fase in cui non potrà più funzionare, in tutta la sua “geometrica” potenza finora manifestata, l’inibizione, psicologica ed emotiva di massa, a riflettere su cosa stia veramente accadendo intorno a noi e nelle proprie rispettive esistenze. Un’inibizione di massa creata dalla capillare insistenza mediatico-televisiva sui pericoli alla salute (col contorno del balletto delle cifre sui morti giornalieri e il battibecco continuo dei virologi “di Stato” in chief, insofferenti a qualsiasi interrogativo sull’attendibilità dei dati e delle informazioni, pure ondivaghe, che hanno alimentato la strategia).

Insomma, entro poche settimane, gli italiani saranno posti a confronto con la durezza del vivere senza alcun diaframma di protezione,  non dico materiale e legalitario quale offerto dal “fu” Stato democratico costituzionale (con il welfare e l’intervento dello Stato nell’economia), ma neppure mediatico-virtuale; cioè quello innnescato dal clima da serial televisivo, distopico horror, in cui la comunicazione ufficiale li aveva immersi a reti unificate.

2. Il fatto è che occorrerà affrontare i due ordini di problemi economici e sociali che, connessi ma distinti (qui, pp. 6-8), si stanno per rivelare come i compiti prioritari che gli Stati dovranno, giocoforza, affrontare per evitare una depressione economica e una destabilizzazione sociale devastanti: il ripristino conservativo, mediante trasferimenti incondizionati di liquidità, della capacità produttiva e dei livelli occupazionali, e, immediatamente dopo, la riorganizzazione delle filiere produttive riconsiderate (in profondità) come strategiche e essenziali e, come tali, da riaccentrare e rilocalizzare nel territorio degli Stati stessi.
Si tratterebbe della riedizione, sia pure in condizioni eccezionali, epocali, dello Stato inverventista: l’eccezionalità della situazione fa molto vulgata neo-keynesiana non priva di ambiguità su cosa veramente significhi “cambio di paradigma”.3.Ma, al di là della giustificazione sul piano macroeconomico, dal punto di vista istituzionale, (e, se vogliamo, geo-politico), si profila il recupero della funzione essenziale di ogni Stato sovrano: quella di tutela dell’ordine pubblico economico.
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L’Italia, invece, con regolarità statistica degna dell’asseverazione, in chiave orwellian-comunicativa, della Legge di Murphysi distingue per essere il paese in cui persino l’appello (o editto enfatico) di Draghi, affidato al megafono del Financial Times, è stato metabolizzato e poi rimosso, nell’inconscio collettivo di un solidarismo europeo del tutto immaginario.

In Italia, i media mainstream e la larga maggioranza dei partiti, nonché le stesse associazioni corporative dei principali interessi economici, continuano a ragionare come se le regole dell’eurozona, e il suo assetto istituzionale unico al mondo, basato sulla banca  centrale indipendente pura, non siano IL problema e come se, anzi, non esistano affatto, pensando che, – pur in presenza di un vincolo da diritto €uropeo impostoci in forma di travolgente prevalenza su qualsiasi limite legalitario costituzionale-, istituti, soluzioni di politica finanziaria ed economica pubblica, misure anticicliche adeguate, siano liberamente proponibili e negoziabili!

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In sintesi estrema, consapevoli che, tanto, di fronte alla cieca fiducia nel diritto europeo immaginario, qualsiasi accurata analisi normativa, fondata su approfonditi elementi letterali e sistematici è del tutto vana: comunque, il permeismo aggressivo la butterà in caciara):

  • i “paesi la cui moneta è l’euro” non dispongono di una banca centrale che abbia il potere/dovere di ricorrere alla monetizzazione;
  • infatti, il finanziamento diretto degli Stati ad opera di tale banca centrale è vietato (art.123 TFUE);
  • in aggiunta, gli Stati (e le stesse istituzioni Ue) non possono avere alcun accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie (art.124 TFUE), e pertanto possono ricevere credito soltanto secondo i criteri prudenziali, usati dal prestatore, ai quali sono assoggettati tutti gli ordinari debitori, ed in funzione della concreta garanzia patrimoniale che gli Stati stessi possono offrire ai fini della restituzione;
  • Gli impegni assunti da uno Stato non possono in alcun caso essere estesi agli altri Stati (fatte salve le “garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto economico specifico”: art.125 TFUE).

Da ciò deriva che non può aversi (cioè è vietata) una finanza federale comune, volta a operare trasferimenti compensativi  (delle differenze di crescita, di competitività, e di conseguente livello di indebitamento fiscale e verso l’estero) all’interno dell’eurozona. E, dunque, non può aversi neppure la condivisione del debito pubblico, che implica, quantomeno, la sopportazione da parte di uno Stato-membro di parte dell’onere finanziario legato al servizio del debito (interessi) di un altro Stato: cioè non possono essere emanati gli eurobondcomunque li si voglia denominare; a meno che non li si inserisca in uno dei due sistemi di finanziamento oneroso ed espropriativo che stiamo per esaminare; e  che ricomprendono pure la foglia di fico delle garanzie per un progetto economico in comune, che daranno pur sempre luogo a un pesante credito privilegiato all’istituzione Ue prestatrice.

E non possono, questi, a loro volta, ed inoltre, essere finanziati direttamente dalla creazione monetaria della BCE alla loro emissione (vi ostano gli artt.123 e 124 appena menzionati).


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