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E se Fassina avesse ragione? Se le misure renziane di rilancio ci porteranno ad un aumento del debito pubblico e finanche ad un intervento della Troika stile Grecia…

Stefano Fassina, ex Fondo Monetario Internazionale in quota PD, ha dichiarato pubblicamente che le misure renziane di rilancio comporteranno una salita del rapporto debito/PIL, ossia non una crescita come sbandierato ai quattro venti ma piuttosto il contrario. Chi ha ragione, Renzi con il suo smisurato ottimismo o Stefano Fassina, ben più cinico-realista?

Andiamo a fare un rapido fact check, penso che mai come in casi di incertezza come questa sia necessario attenersi strettamente ai fatti. Propongo 12 sintetiche rilfessioni, analizzando una per una le criticità della situazione ecoonomica italiana in relazione al quadro macro e geopolitico.

1. A partire dall’introduzione dell’euro, il limite del deficit del 3% sul PIL annuo è stato sforato da Francia e Germania in sette anni su undici (fino al 2011, vedasi grafico indicato sotto), per ciascun paese. Questo è sicuramente un fatto incontrovertibile, come lo è affermare che l’Italia fino al 2010 si è comportata meglio di grandi ed importanti partner europei in termini di crescita del PIL. Sembra incredibile ma il Belpaese oggi sotto assedio euro-tedesco ha retto – eccome! – la sfida dell’euro meglio della Germania fino al 2010, vedasi il grafico successivo [la crescita percentuale del PIL Italiano è stata superiore a quella tedesco dall’introduzione dell’euro fino al 2010]. Viene da pensare che l’Europa della moneta unica sia strutturalmente un’entità globalmente a bassa crescita, lo spunto tedesco a partire dal 2011 e soprattutto a partire dal governo Monti è avvenuto a spese dei partners più deboli, ossia a maggiore crescita tedesca è corrisposta un mix progressivo di recessione, depressione e deflazione che nell’insieme dei periferici, mantenendo di conseguenza l’euro in una posizione di non eccessiva forza rispetto alle altre valute mondiali (la percezione dell’euro con i periferici lo svaluta intrinsecamente, a vantaggio della Germania).

Vedasi anche: https://scenarieconomici.it/grafico-giorno-regola-3/

ITA GER ITA GDP 1999

ITA GER GDP Growth

2. La Germania ha tratto enormi vantaggi dall’euro, più di qualsisi altro paese europeo. Affermazione assolutamente vera, la crescita della macchina industrial-esportatrice tedesca è avvenuta grazie ad una valuta, l’euro appunto, percepita dai mercati come valuta molto più debole del marco tedesco che la Germania avrebbe avuto senza l’euro. E questa debolezza si è concretizzata solo grazie alla presenza dei paesi periferici oggi in crisi nella compagine valutaria continentale. Viceversa per l’Italia.

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ITA GER Ccy vs Unemblpoy GER 1999

China Gere bal trade 1999

Notas: l’attivo della bilancia dei pagamenti tedesca è triplicato dall’introduzione dell’euro; vedasi: https://scenarieconomici.it/diciamola-tutta-mario-monti-ha-fatto-un-disastro-ecco-perche/?preview=true&preview_id=4084&preview_nonce=490e3de0dc&post_format=standard

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3. La Germania non vuole mutualizzare dei periferici i debiti con gli euro bond, questo è fatto risaputo. La ragione di tale presa di posizione sta che nel fatto che Angela Merkel non vuole pagare per i debiti dei paesi che si sono comportati da cicale in passato. Forse non è molto risaputo che la Germania ha visto “abbonato” il proprio debito pubblico da parte dei paesi europei negli anni ’50 e ’90 pur dopo aver fatto sostenere ai paesi invasi durante la guerra mondiale enormi costi per difendersi dall’aggressività tedesca: se l’Europa invasa si fosse comportata come la Germania si sta comportando oggi fa con i periferici il paese di Goethe sarebbe schiavo del debito, ossia schiavo anche dei periferici. Forse bisognerebbe ricordare che la Germania è il paese europeo che più ha guadagnato dalla crisi, caso quasi unico nel panorama economico mondiale.

…L’accordo [di Londra] normava anche i debiti delle riparazioni della Seconda Guerra Mondiale e questi vennero messi in correlazione con la riunificazione tedesca (evento che nel 1953 sembrava lontano e non certo). Venne definiti che i debiti sarebbero stati congelati fino alla riunificazione della Germania. Quando nel 1990 questo evento si verificò i suddetti debiti vennero quasi totalmente cancellati, questo per permettere al nuovo stato di gestire una costosa e difficile riunificazioni.[3] Del totale rimasero operativo solo delle obbligazioni per un valore di 239,4 milioni di Marchi Tedeschi che vennero pagati a rate. Il 3 ottobre 2010 la Germania terminò di rimborsare i debiti imposti dal trattato[4] con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro”

[http://www.stern.de/politik/geschichte/rueckzahlung-abgeschlossen-deutschland-hat-keine-kriegsschulden-mehr-1609987.html]

Economist Germany gained from Crisis

4. Il Fiscal Compact determinerà la richiesta di matrice europea di un maggiore attivo di bilancio italiano a partire dal 2015 per un ammontare compreso da 40 e 45 mld EUR annui: questo sarà un problema per il bilancio statale, in quanto se già è difficile per Renzi spiegare dove troverà le coperture per le misure di rilancio già approvate, sembra addirittura impossibile iso-tasse, ossia senza aumentarle, sostenere che le risorse attuali sono sufficienti anche per coprire gli effetti del fiscal compact. Si ricordi che successivamente all’introduzione del recupero automatico del debito al 60% in 20 anni, fiscal compact appunto, verrà introdotto di legge l’European Redemption Fund – ERF che avrà il diritto di attingere prioritariamente alla tasse nazionali per il raggiungimento degli obiettivi sopra citati. Ossia, una volta innescato ed approvato l’ERF per trovare le risorse in una situazione di bassa crescita globale e/o nessuna crescita nazionale – fatto che preclude l’introduzione di nuove tasse “tradizionali”, vedasi oltre – bisognerà semplicemente tagliare le prestazioni e le erogazioni statali e/o negare i diritti acquisiti, fin anche tagliando le pensioni.

5. La copertura del Fiscal Compact comporterà nuove tasse: anche questo sembra inevitabile, la crescita è – si sostiene – in linea o leggermente inferiore alle attese del governo precedente, per cui al normale deficit si dovrà aggiungere il 3% di PIL circa di nuove imposte atte a coprire i requisiti del fiscal compact. Oggi tutto è silente in quanto non bisogna provocare la popolazione alla vigilia di un voto europeo che è cruciale, potendo fare eleggere una maggioranza anti euro ed anti tedesca. Da Giugno prossimo ne vedremo delle belle, ritengo.

6. Dunque, seguendo la traccia precedente, dobbiamo attenderci nuove tasse. Certamente questa sembra una logica conseguenza. E aggiungo che tali misure impositive non dovranno minare la crescita economica, (notasi, misure aggiuntive rispetto ad una pressione fiscale già tra le più alte paesi OCSE). Tali misure certamente straordinarie dovranno essere implementate seguendo tre indirizzi: combattere la supposta evasione del passato (ricordiamo che le verifiche fiscali vanno ad incidere sempre su annualità passate, di almeno due o tre ani or sono), incidere sul capitale inattivo come suggerito dall’FMI (leggasi tasse sui risparmi, patrimoniale), incidere su altri stock di ricchezza, leggasi modifica del catasto, fatto che parallelamente verrà giustificato da un criterio di supposta equità del prelievo. Faccio notare che combattere l’evasione, fatto di per sé perfettamente lecito, rischia oggi di incidere sulle già disastrate casse delle famiglie e delle imprese in modo particolarmente rilevante per via di un’ipotesi – ad esempio – di maggiori introiti passati da pagare oggi ed in futuro via accertamenti di evasione, ossia da saldare quando di introiti ce ne sono certamente meno rispetto al passato (se ce ne sono…).

Leggasi: https://scenarieconomici.it/dimenticate-lfmi-la-germania-vuole-per-litalia-una-patrimoniale-con-il-fine-di-abbassare-il-debito-pubblico-ecco-una-prima-analisi/

7. La moneta unica europea è un piano di origine nazista. Vero, il ministro dell’economia del Reich, W. Funk, la preconizzo come piano per l’Europa Comune, piano appunto del terzo Reich per gestire economicamente e più precisamente per sfruttare i paesi invasi. In soldoni, il piano diceva che tutti i flussi finanziari sarebbero dovuti essere centralizzati in Germania, i paesi mediterranei non avrebbero dovuto avere industrie – appannaggio della sola Germania – ossia sarebbero dovute diventare riserve di manodopera a basso costo avendo come scopo esistenziale solo il consumo. Le attività “ammesse” sarebbero dovute essere solo le industrie leggere e l’agricoltura. Pensandoci bene, oggi non siamo molto lontani da tale obiettivo se si preconizza un prossimo intervento euro-tedesco atto a conquistare le industrie strategiche dei paesi periferici oggi in crisi (ed in parte francesi). Dimenticavo, importante: secondo il piano di W. Funk il progetto di Europa comune doveva servire a mantenere alto il livello di vita delle popolazioni del nord Europa, e qui sembra invece che ci siamo davvero arrivati. Ossia, non aspettiamoci trattamenti con guanti di velluto, piuttosto prepariamoci a degli schiaffoni economici dati da gente col giubbotto di pelle, di coloro grigio scuro e lungo fino a sotto le ginocchia.

8. Le differenze di ricchezza tra ricchi e poveri in Germania sono tra le più accentuate del mondo occidentale e soprattutto le più alte tra i paesi europei. Fatto assolutamente vero, il divario ricchi-poveri in Germania è il più alto dell’eurozona. Non c’è da stupirsi, il paese di Goethe ha un patto sociale con i propri cittadini finalizzato a garantire un minimo di sussistenza per i tedeschi a pegno di una classe dirigente che possa accumulare molto potere ed altrettanto denaro. Questo non stupisce affatto, essendo questo aspetto un possibile retaggio del nazismo: in misura maggiore di quanto successe in Italia dopo la caduta del regime mussoliniano, i supporters economici del nazismo, i Thyssen, i Krupp (oggi ThyssenKrupp), i Quandt (BMW, nipoti di Goebbels), i Piech (Porsche, Volskwagen) ecc. non vennero annientati ed oggi continuano anzi a ricoprire nella Germania ricostruita il ruolo che è consono alla loro estrazione. Parallelamente, il patto sociale si base sul riconoscimento del proprio ruolo di garanzia per l’occcupazione delle maestranze, arricchendosi, ma implicando una protezione politica retrostante atta ad eliminare quando possibile i competitors stranieri utilizzando ad esempio le stesse politiche monetarie che oggi uccidono i periferici in generale e l’Italia in particolare, ossia principalmente il residuale maggior competitor manifatturiero continentale delle imprese tedesche (questo significa fare sistema!). E questo è anche il motivo per cui l’Italia deve aspettarsi un trattamento diciamo “particolare” da parte della burocrazia euro-tedesca, leggasi particolarmente punitivo (ancora per qualche tempo). La conferma fattuale avverrà non appena qualche azienda del blocco euro-franco-tedesco cercherà di accaparrarsi le poche aziende strategiche italiane rimaste di proprietà statale (ENEL in primis, …).

Vedasi: http://www.lastampa.it/2014/02/27/economia/germania-cresce-il-divario-ricchipoveri-06MkzNrzpzzniLcVXbLAHK/pagina.html

9. La Germania non permetterà a nessun paese di uscire dall’euro, anche a costo di usare la forza. Questo è un fatto autoesplicativo. Che non si voglia fare uscire nessun paese dall’euro lo dimostra il caso greco, il paese ellenico oltre al fatto che non sarebbe dovuto entrare nella compagine europea oggi sta domostrando che non può nemmeno rimanerci, a meno che si accetti un debito persistente ed irredimibile che renderà i colleghi greci schiavi del debito probabilmente per sempre. Che poi si sia addirittura pronti ad usare la forza per mantenere lo status quo, anche per il tramite di un protettorato tedesco atto ad esempio a scongiurare un eccesso di affluenza di extracomunitarti dai confini non presidiati causa crisi, lo confermano eminenti testate tedesche, tra tutte la Frankfurter Algemeine di qualche tempo fa, vedasi la nota in calce. Ossia, se l’Italia ad esempio volesse deragliare i progetti europei della Germania uscendo dall’euro correrebbe il rischio di innescare un meccanismo perverso che potrebbe rapidamente portare il Belpaesesu verso una china autoritaria o verso una nuova strategia della tensione. Se ben ci pensiamo la Gestapo e fin anche l’Interpol l’hanno inventata gli stessi che oggi governano economicamente l’Europa con il pugno d’acciaio.

Referenze:

– Sleeping Demons, German Foreign Policy, 07 October 2013, 

http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/58684

 Thomas Straubhaar: “Wir brauchen ein Protektorat”; www.tagesspiegel.de 06.05.2012

– Wolfgang Münchau: Willkommen in Weimar; www.spiegel.de 09.05.2012

– Griechenlands Schicksalswahl; Frankfurter Allgemeine Zeitung 18.05.2012

10. Gli USA, che per 70 anni sono stati una sorta di nume tutelare dell’indipendenza politica ed economica Italiana – anche grazie alla “sponda” degli italo americani spesso in odore di mafia (d’altronde l’Italia agli occhi degli americani è stata liberata dai siciliani…) – sono oggi in crisi epocale con un dollaro che sta piano piano perdendo il suo status di valuta di scambio globale, sfidata economicamente dalla massa dei paesei emergenti molto più invadenti rispetto al passato e soprattutto in contrapposizione economica con Russia e Cina. Ciò significa che il primato capitalistico USA è in pericolo ed oltreoceano si stanno rendendo conto che scambiare merci fisiche con carta sarà sempre più difficile in futuro. In questo contesto gli alleati seppur fedeli si possono sacrificare, partendo dai meno utili.

11. Parallelamente la presidenza Obama, disponiibile allo scontro per fini ideologici come furono la gran parte dei presidenti USA di stampo democratico a partire dall’inizio del secolo scorso, sta giocando la propria partita per mantenere lo status di prima potenza mondiale: da qui le numerose sfide quasi belliche che hanno infiammato il vicino oriente ed il nord Africa, il fallito tentativo di scatenare il caos in Siria, le ruggini con la Turchia di Erdogan diventato troppo “intraprendente” (in Turchia non si è riusciti a scalzare il primo ministro usando le solite armi degli scandali sessuali o corruttivi, dunque il tentativo di Erdogan di giocare la propria partita usando la forza americana per annettere la Siria resterà impunito) e tutto questo per trovare il nemico che le serve, quello di sempre, ossia la Russia di Putin, dicasi il paese che per ricchezza netta (ossia, al netto del debito, la Russia di fatto non ne ha, gli USA ne hanno ben oltre il proprio GDP annuale) può veramente competere con gli USA anche per il tramite di un sodalizio di confine con la Cina. In questo contesto la storia sta ancora una volta ripetendosi avvicinando l’improvvido presidente USA alla Germania, visto che quest’ultimo paese è considerato oltreoceano l’unico vero baluardo continentale contro l’orso russo. Come contropartita è stato permesso alla Germania di prendersi economicamente l’Europa, schiacciando – come iniziale conseguenza economica – il primo competitor manifatturiero continentale in grado di sfidare il gigante teutonico, ossia propria la bella Italia (la Francia verrà più tardi). Che sia chiaro: senza il beneplacito USA con cavolo che la Germania avrebbe potuto fare quello che oggi sta facendo in Europa; purtroppo gli USA ancora non capiscono che una volta di più stanno loro stessi creando il nuovo avversario là da venire e quando se ne accorgeranno gli alleati storici saranno stati rasi economicamente al suolo ossia non potranno supportarli. Peccato che Cossiga non sia più tra noi, con le sue indicibili verità da Moro ad Ustica ha tenuto sotto scacco i nemici italiani per trenta anni.

12. Come conclusivo fact check, affermiamo che se l’Italia in generale e Renzi in particolare non metteranno in discussione il fiscal compact ed il successivo ERF – European Redemption Fund (andando per altro contro i desiderata d’oltreoceano), l’Italia sarà destinata a finire sotto la tutela di una troika di fatto, diventando anch’essa – come accaduto in Grecia- schiava del debito sine die con l’ERF sistematicamente a saccheggiare il bilancio statale, con parallelo impoverimento e soprattutto deindustrializzazione progressiva determinata da tasse inaccettabili ed incompatibili con qualsiasi tipo di attività economica.

Dunque, torniamo alla verifica di cui alla premessa. Fassina sostiene che le misure proposte da Renzi non creeranno crescita ed anzi causeranno a termine una decrescita, con conseguente aumento del debito. Visto quanto abbiamo argomentato sopra è chiaro che se si decide di non rinnegare bellamente il fiscal compact – per inciso, firmato da Mario Monti, vedremo se un giorno dovrà rispondere delle proprie azioni davanti agli italiani – le tasse dovranno automaticamente essere aumentate per pagare il debito statale, innescando come conseguenza una vera ed irrimediabile depressione economica. Ossia, visto che è lapalissiano oltre che confermato dallo stesso governo di Matteo Renzi che a maggiori tasse corrisponderebbe una decrescita del PIL – il moltiplicatore fiscale è ormai superiori a uno in Italia, se si eccettua in parte l’eventuale introduzione di tasse “straordinarie” sullo stock di risparmio -, Stefano Fassina purtroppo ha pienamente ragione, le misure renziane causeranno un aumento del debito. E la conseguenza quale sarà? Come da desiderata tedeschi, tasse sullo stock di risparmio (chiamatela patrimoniale se volete) con buona pace di coloro che ancora si illudono che Renzi rispetterà il dogma – ormai insostenibile – dell’intoccabilità della ricchezza privata e finanche dei diritti acquisiti. E con la soddisfazione di quella sinistra ex comunista di cui lo stesso Fassina fa parte.

‘Abbandonate ogni speranza voi che entrate...’ nell’inferno fiscale Italiano del terzo millennio”. Cercasi disperatamente Virgilio per uscirci. Astenersi perditempo e uomini della Provvidenza.

L’Italia è fottuta, assieme al Cav che è chiaramente game over. Come il Belpaese.

 

Mitt Dolcino

 

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