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Scontro globale: il Senato USA vota contro Xi Jinping. Una frattura profondissima
Senato USA rompe con la Cina: accuse drammatiche di crimini contro l’umanità e spionaggio in un voto che fa tremare la geopolitica. Dalla crisi di Taiwan all’alleanza con Russia e Iran, ecco perché Washington considera ormai Xi Jinping una minaccia esistenziale. I dettagli di una rottura storica.

Se qualcuno pensava che i rapporti tra Stati Uniti e Cina potessero tornare a una tranquilla normalità diplomatica, dovrà cambiare idea alla svelta. Il 16 giugno 2026, il Senato americano ha approvato all’unanimità la Risoluzione 444. Non è la solita dichiarazione di facciata o un semplice rimprovero. È un attacco politico diretto e senza precedenti al leader cinese Xi Jinping, descritto senza mezzi termini come una minaccia per la pace mondiale.
L’aspetto più importante è il consenso. Repubblicani e Democratici, di solito divisi su ogni legge, hanno votato insieme per condannare Pechino per “inganni, minacce alla sicurezza e crimini contro l’umanità”. È un linguaggio duro, che segna una chiara linea di rottura nelle relazioni internazionali tra le due superpotenze.
Geopolitica e Alleanze Pericolose
Leggendo il testo, si nota subito che il centro del problema non è più solo la fabbrica del mondo, ma l’espansionismo di Pechino. Gli Stati Uniti accusano la Cina di rovinare attivamente la stabilità del pianeta attraverso una serie di mosse molto chiare:
- Pressione Militare Continua: I voli record degli aerei cinesi nello spazio aereo di Taiwan e le continue prepotenze contro le navi delle Filippine non sono più visti come piccoli incidenti. Washington li considera chiare prove di aggressione per dominare il Pacifico.
- L’Asse Anti-Americano: Il Senato accusa Pechino di dare supporto alla Russia nel conflitto in Ucraina. Inoltre, si fa notare che la Cina compra il 90% del petrolio dell’Iran e sostiene gli scambi commerciali con la Corea del Nord, tenendo in vita nazioni apertamente ostili agli USA.
- Avanzata in Asia Centrale: Preoccupano molto anche i nuovi accordi cinesi per estendere i loro affari fino all’Afghanistan, ora controllato dai Talebani.
Sicurezza Interna e Spionaggio
Lo scontro tra le due nazioni si combatte anche dentro i confini americani. La risoluzione accusa la Cina di aver riempito gli Stati Uniti di fentanyl, una droga sintetica letale, rimangiandosi le vecchie promesse di bloccarne l’esportazione.
Ancora più drammatica è la questione della sicurezza. Si parla in modo diretto di spionaggio, ricordando i dati rubati a 145 milioni di americani nel caso Equifax e, fatto ancora più grave, la scoperta di vere e proprie stazioni di polizia cinesi segrete nascoste sul territorio americano per controllare i cittadini cinesi all’estero.
L’Economia come arma di controllo
Anche se le questioni militari e diplomatiche dominano il testo, l’economia viene vista come l’arma principale usata da Pechino per legare a sé i paesi più deboli. Il Senato ricorda che la Cina ha violato le regole mondiali del commercio fin dal 2001.
Viene citata la cosiddetta “trappola del debito”: Pechino presta enormi quantità di denaro a nazioni in crisi in cambio del controllo delle loro risorse. Un esempio riportato è il disastro in Zambia, dove una miniera cinese ha distrutto un intero fiume. A questo si aggiungono le pesantissime denunce sui diritti umani: dai campi di lavoro forzato per la minoranza uigura, alla cancellazione della libertà a Hong Kong, fino al controllo del Tibet.
La diplomazia dei sorrisi e dei grandi accordi commerciali sembra molto lontana in questa risoluzione, e il fatto che sia stata approvata all’unanimità viene a mostrare come questa diffidenza sia presente in tutto lo schieramento politico americano. Washington si prepara a trattare la Cina non più come un semplice rivale d’affari, ma come un avversario strategico su tutti i fronti, praticamente come una minaccia esistenziale, come lo fu, ai suoi tempi, l’URSS, l'”Impero del Male” per citare Raegan. Ora resta da capire cosa faranno l’Europa e il resto del mondo di fronte a questo nuovo “muro” globale.







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