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Economia

Sabato in Paraguay, la storica firma dell’accordo Ue – Mercosur

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Nonostante ancora permanga la ferma opposizione di alcuni paesi, come Francia, Polonia Austria, Irlanda e Ungheria, e il mondo agricolo sia ancora sul piede di guerra, il prossimo weekend in Paraguay, Ursula Von der Leyen e Antonio Costa, sigleranno l’accordo di libero scambio tra i Paesi dell’Unione europea e i paesi che formano il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Decisivo è stato il via libera del governo italiano, diventato il vero ago della bilancia. Ma sono ancora tanti i dubbi intorno a quello che viene definito per certi versi un accordo storico. La firma sull’accordo di sabato, infatti, dovrà poi ricevere la ratifica del Parlamento, cosa che non appare cosi scontata come qualcuno dalla commissione vuol far credere “Nelle prossime settimane la Commissione si concentrerà sul coinvolgimento dei membri del Parlamento europeo per ottenere il loro sostegno, in vista del voto finale di approvazione dell’accordo”, ha confermato ieri, il portavoce per il Commercio dell’esecutivo UE, Olof Gill.

Sottolineando che a palazzo Berlaymont ritengono che “si tratti di un accordo che il Parlamento possa sostenere con piena fiducia”. Ma in parlamento la discussione sarà certamente accesa, come ci conferma anche Carlo Ciccioli, membro della delegazione del parlamento per i rapporti con il Sudamerica “Come delegazione Sudamerica abbiamo lavorato perché l’accordo non penalizzi le nostre eccellenze e il nostro commercio. Per Fratelli d’Italia. il libero scambio ha senso solo se è equo e basato sulla reciprocità delle
regole. Non accetteremo mai che l’apertura dei mercati avvenga a discapito di qualità, sicurezza alimentare e lavoro europeo”.

La questione è ormai nota: l’accordo tra i 4 paesi latino americani e la Ue, dopo 25 anni di infruttuosi colloqui, sembrava essere arrivata ad una sua positiva definizione già a dicembre, ma poi a poche ore dal via libera, Giorgia Meloni che, come in molti altri dossier, anche qui gioca un ruolo determinante, si è schierata un po’ a sorpresa con la Francia di Macron, che da sempre è contraria alla firma. La decisione così è stata rimandata a dopo le feste natalizie, per permettere di mettere a punto ancora le salvaguardie per gli agricoltori espressamente richieste (ed ottenute) dall’Italia. Il ministro dell’agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida ha fatto sapere che all’interno dell’accordo c’è un fondo da 6,3 miliardi di euro per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato.

E poi come detto sono presenti anche quelle clausole di salvaguardia, applicabili a prodotti sensibili, come pollame, uova, zucchero e carne bovina, che sono quelle più a rischio dell’invasione dei prodotti sudamericana. Le indagini scattano ogni qual volta venga superata la soglia del 5% di impatto sui mercati di riferimento, e non più l’8%, come era previsto in precedenza, proprio per venire incontro alle richieste del nostro paese. La Von der Leyen, infatti, ha deciso due giorni fa di “accontentare” le richieste italiane, promuovendo un aumento consistente dei prossimi fondi per la Pac (all’Italia andrebbero ben 10 miliardi in più del previsto) e garantendo maggiori garanzie come chiesto dal ministro Francesco Lollobrigida. Secondo fonti di Bruxelles, in questa fase, ha giocato un ruolo determinante anche il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, che ha lavorato molto abilmente a livello diplomatico, con le parti in causa per arrivare ad una soluzione che mettesse tutti d’accordo.

Il nostro paese diventato a tutti gli effetti l’ago della bilancia tra i paesi contrari alla firma, come Francia Polonia, Austria e Ungheria e quelli invece favorevoli, guidati da Germania e Spagna. Ed è per questo motivo che la presidente Von der Leyen ha voluto in tutti modi cercare di agevolare le richieste italiane.

Si è trattato quindi di una grande vittoria diplomatica del nostro paese, che ha saputo fare un grande gioco di squadra. Tutto quindi sembra pronto per la firma su un patto che può certamente rappresentare una svolta non solo dal punto di vista commerciale per un‘Europa, che sembra sempre più isolata nel
contesto geopolitico che si sta creando. In buona sostanza, l’ accordo con il Mercosur è un’ iniziativa che viene appoggiata dai grandi produttori europei, che vedono nell’America Latrina un importante sbocco per i loro prodotti, creando un mercato di 700 milioni di persone.

Attualmente L’Unione europea è già il secondo partner del Mercosur per quanto riguarda gli scambi di beni, che rappresentano quasi il 17% degli scambi totali del Mercosur nel 2024 (111 miliardi il valore degli scambi nel 2024). il Mercosur invece è il decimo partner commerciale dell’Europa. Un mercato che fa molto gola ai grandi produttori industriali tedeschi (auto motive, chimica, siderurgia in testa) che vedono una importante alternativa al mercato statunitense, soprattutto dopo l’imposizione dei dazi da parte di Donald Trump, Ma al contempo l’accordo rappresenta una importante occasione per i grandi
produttori agricoli sudamericani di vendere i propri prodotti in Europa, e questo chiaramente
preoccupa molti gli agricoltori europei. Ma la questione in questi ultimi anni si è parecchio aggrovigliata, a causa dell’espansione della Cina nella Regione, che ha accresciuto di molto la sua presenza e la sua forza diplomatica economica sul Sud America.

I recenti fatti del Venezuela, con la cattura di Maduro da parte di un commando degli Stati Uniti d’America, dimostrano come sotto il presidente Trump, la politica estera americana abbia intrapreso un
nuovo cammino, che non può prescindere dal far valere quelli i propri diritti su quello da sempre viene definito il cortile di casa. Si tratta, come alcuni sostengono, di una sorta di ripristino della vecchia dottrina Monroe, secondo la quale il mondo doveva essere diviso in sfere di influenze da una parte l’Europa e dall’altra le America. Il problema è che l’Europa ormai pare da tempo avere perso quel ruolo centrale che aveva fino agli anni sessanta. Ora sulla scena ci sono nuovi protagonisti primo fra tutti la Cina di Xi Jinping, poi la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan.

E il Sudamerica destinato a finire sotto la sfera di influenza cinese, sembra ora tornato ad essere centrale dopo l’intervento in Venezuela di Trump, nel tentativo di restaurare una nuova dottrina Monroe (che qualcuno ha già denominato Donroe). Negli ultimi anni ben 21 dei 33 paesi della regione latino americana (che comprende anche i paesi dell’America centrale) hanno aderito alla Belt and Road Initiative (BRI), il trasporto pubblico in molte capitali latinoamericane si muove su mezzi e infrastrutture Made in China, accordi di cooperazione scientifica hanno permesso a Bolivia, Ecuador e Venezuela il lancio di satelliti spaziali.

L’elezione di Lula alla presidenza brasiliano non ha fatto altro che accelerare il processo di interdipendenza del grande continente latino americano alla Cina e alla Russia. Ed è in contesto di questo tipo che l’Europa potrebbe giocare un ruolo molto importante in un continente abitato da oltre 600 milioni di persone, che cuba oltre il 5% del Pil mondiale e che soprattutto è ricchissimo di materie prime, come il litio e il rame, di cui l’Europa avrebbe un grandissimo bisogno. Il nostro paese poi nella regione sudamericana soprattutto storicamente ha da sempre una relazione commerciale, storica e culturale assai solida. Secondo i dati di Info Mercati Esteri, l’export italiano verso il Brasile nel 2024 ha
raggiunto circa i 5,8 miliardi di euro, con una crescita del 8% rispetto all’anno precedente.

l’America latina tutta ospita più di 3mila imprese italiane. Ecco allora che la firma dell’accordo oltre ad essere una grande occasione per l'interscambio economico può rappresentare anche un primo passo verso quella politica estera comune di cui tanto si parla in Europa, ma che stenta a decollare, per usare un eufemismo. E il fatto che il nostro paese per una volta giochi un ruolo da assoluto protagonista rappresenta un’occasione in più per avere un potere negoziale ancora maggiore e per fare da guida in questo delicatissimo passaggio politico per un’Europa che appare sempre più smarrita.

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