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Ricchiuti (P.P.I.) “Acconti , carte e tarocchi “

In Italia viviamo in un sistema fiscale del tutto opprimente. A farne le spese sono soprattutto i possessori di partite iva e piccole imprese, che oltre a dover fare i conti con un infinità di tasse e balzelli, a fine anno si ritrovano a dover anticipare iva, irpef e inps per l’anno successivo ! Lo stato ci chiede di pagare le tasse su delle “ipotesi di guadagno” non ancora avvenute. Follia pura!!

Il sistema attuale soffoca e deprime l’economia, rendendo impossibile lo sviluppo del lavoro autonomo . Negli ultimi anni è stata applicata una metodologia di base che prevedeva lo smantellamento del lavoro autonomo . Per metodo, per esempio si intende anche il sistema iniquo degli acconti, che obbligano un imprenditore a pagare le tasse sulla base di una prospettiva, di una previsione, non di un reale incasso. Siamo alla futurologia applicata alle imposte, alla vessazione fiscale preventiva: “io intanto ti stango, poi vediamo se riesci a incassare tanto quanto mi hai pagato”.

La dimostrazione plastica di come lo Stato voglia essere socio di maggioranza della tua azienda fintantoché le cose vanno bene, godendo di buona parte dei tuoi incassi; e sia pronto a mandarti quelle lettere minatorie che sono le cartelle esattoriali, non appena per colpa di quello stesso Stato diventi un contribuente non esemplare ! Un “pizzo” legalizzato concepito da burocrati con stipendio e testa fissi, che non hanno minimamente idea di cosa significhi fluttuazione di un mercato o realtà vera per cui un anno magari guadagni 10, ma l’anno dopo puoi benissimo guadagnare 5.

Chi lavora lo sa: deve per forza avere sotto controllo la dinamica della propria attività: di conseguenza, specialmente se l’attività è di piccole dimensioni, ogni operatore sarebbe in grado entro gennaio di produrre esattamente tutte le voci della propria fiscalità riferita all’anno appena concluso, punto. Che su quelle si facciano i pagamenti dovuti: discuteremo poi del fatto che le aliquote percentuali di questi pagamenti siano troppe o giuste, ma almeno opereremmo sulla realtà e non su una matematica fittizia, organizzata ad arte per chiedere “sempre e soltanto”, esattamente quello che strozza e reprime ogni spirito di iniziativa, tanto più necessario in un contesto come quello economico attuale. Due numeri di esempio su come funziona?

Decidi di lavorare da solo anzichè elemosinare un impiego che non si trova: Alla fine del primo anno di attività hai prodotto 10. Sempre alla fine del primo anno devi pagare in anticipo IVA ed IRPEF, ma ti inviteranno tutti ad essere sereno, perchè il pagamento sarà per forza zero, visto che è basato sull’anno precedente che per te significa l’anno prima di quello in cui hai iniziato ad esistere, quindi un anno in cui non avevi prodotto ovviamente alcun reddito. Il secondo anno lavori; a metà dell’anno devi pagare le tasse su quei 10 che avevi prodotto l’anno prima: diciamo che devi pagare 5 (esempio generoso). In tasca resteranno i 5 di differenza su quei 10 incassati l’anno prima. Ovviamente anche durante il secondo anno avremo lavorato, ma mettiamo che per una congiuntura (tutt’altro che rara) abbiamo incassato solo 5 e non 10 come l’anno precedente: Beh: alla fine del nostro secondo anno il Fisco ci chiederà il 100% di anticipo sulle tasse di IVA ed IRPEF da pagare per l’anno che si sta chiudendo (quello in cui si è incassato 5): peccato che il calcolo non è fatto sui dati veri dell’anno a cui si riferisce l’anticipo, ma sui dati dell’anno prima (quello in cui avevamo incassato 10). Nel nostro esempio quindi noi avremo in tasca 5 che avremo incassato nel secondo anno, ma dovremo pagare circa 5  allo Stato, perchè questo è il calcolo per l’anticipo: il 100% di quanto successo l’anno precedente (quello in cui avevamo incassato 10). Quanto resta in tasca, dunque, di questo nostro secondo anno? Zero .  In pratica avremo lavorato producendo 5 e ci toglieranno 5 .

Chiedo a chiunque, anche a chi viva da dipendente, come si può considerare decente una regolamentazione simile. “Ma dopo vai a credito sulle tasse” ti dicono: certo, peccato che intanto i soldi che hai anticipato in più rispetto a quanto dovuto non li rivedrai mai; e peccato che dentro a quei soldi ci stanno le risorse necessarie per rigenerare l’attività stessa, che non cade dall’alto: viene creata dandosi da fare, spendendo, provandoci. In pratica la libera iniziativa per sopravvivere condannata a crescere all’infinito, cosa impossibile perchè significa matematicamente non avere mai un equilibrio, dover sempre rifinanziare un circolo obbligato ad ingrandirsi: e se una grande società in qualche modo accede a canali di risorse per organizzarsi in dimensioni maggiori, il singolo piccolo operatore economico non può (non è nemmeno detto che ne abbia necessità o desiderio) perennemente crescere di dimensioni. Sono peraltro questi principi e questa elefantiasi che hanno portato i grandi gruppi internazionali ad avere la necessità di un mercato totale, globale, per piazzare i propri prodotti ad un pubblico sempre più numeroso: sono loro, quei “pochi” che hanno spinto e generato la globalizzazione approssimativa che conosciamo e di cui noi, nel mezzo di chi ci tira da sotto e chi ci schiaccia da sopra.

Lino Ricchiuti – presidente nazionale movimento politico Popolo Partite Iva


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