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Quello che gli Italiani non hanno capito, tanto per cambiare…. Chi suggerisce di abbandonare l’Italia ha ragione

Oggi gran parte dell’Italia festeggia la decadenza del Cavaliere, dopo venti anni di politica attiva. In breve, c’è poco da festeggiare, anzi. Prima di tutto, con la sentenza su Berlusconi, avvenuta applicando una legge in odore di anticostituzionalità, sembra che la giustizia italiana si lavi la coscienza, curioso sentire lo sproloquio di messaggi tutti apologeticamente positivi – soprattutto da parte della sinistra – secondo cui l’Italia finalmente funziona. Io voglio restare con i piedi per terra: oggi la giustizia in Italia è e resta un delirio, sia quella civile, che quella penale, che – aggiungo, lo vedrete il prossimo anno quando la ricerca di denaro da parte dello Stato si farà spasmodica – quella fiscale. Su quella civile, i tempi per ottenere giustizia sono inaccettabili, l’Italia è agli ultimi posti nel mondo occidentale. Su quella penale, beh, come non ricordare la carcerazione preventiva di Scaglia che dopo circa cinque anni di gogna è stato poi assolto perché il fatto non costituisce reato (nei precedenti gradi di giudizio la condanna era stata di 7 anni), o del caso Meredith Kercher in cui Raffaele Sollecito ed Amanda Knox, assolti in un primo tempo, ora con la revisione del processo verranno probabilmente condannati a pene detentive di circa 30 anni. Chiaramente, chi se ne va dall’Italia vince, ossia non va in galera, caso Kercher docet (Amanda Knox, emigrata in USA pochi giorni dopo la prima sentenza di assoluzione, non verrà mai estradata in Italia). Per il delirio in tema di processo fiscale, beh, chi segue la pagina norme e tributi sul Sole 24 Ore sa a cosa mi riferisco (il duo Agenzia delle Entrate-Equitalia sembra ormai autoreferenziale nell’irrogare sanzioni).

Ora, il Cavaliere: verrebbe da chiedersi perché non se ne sia andato anche lui, all’estero avrebbe evitato la gogna e forse avrebbe vissuto molto meglio di quello che è oggi la sua esistenza di sconfitto prossimo al carcere. Alla luce di quanto sopra è certo che gli italiani che rimangono in Italia fanno e soprattutto faranno un errore madornale, rischiano di essere degli stupidi eroi. Se vediamo il caso del figlio di Ligresti in Svizzera, e dunque non arrestabile per il caso Fonsai, o l’ing. De Benedetti che vive in Svizzera propinando al resto degli italiani la ricetta della patrimoniale (tanto lui non la paga), o il caso dei rampolli della dinastia Agnelli, di cittadinanza statunitense e quindi con interessi preminentemente non italici, ci rendiamo conto a cosa io mi riferisca. Dunque, viste anche le angherie a cui in Italia ogni cittadino è quotidianamente soggetto con il fine di pagare il debito pubblico, fine con direzione tedesca, chi dice di scappare dall’Italia ha pienamente ragione, questo è un dato di fatto. E questa considerazione è ben lungi dal voler essere correlata alla difesa del Cavaliere per i processi in corso, non è questo l’argomento che si vuole trattare: le colpe di Berlusconi sono innegabili, ma l’interesse del Paese dovrebbe – secondo chi scrive sempre e comunque – venire prima di pulsioni viscerali quali le reazioni sulla sentenza di decadenza che si  stanno scatenando in questi giorni. E quindi festeggiare per la decadenza berlusconiana, consci del disastro che aspetta al Paese per non sapere o volere opporsi alla Germania dell’austerity, rischia di essere un gravissimo errore. In tutto questo, è interessante verificare che il Cavaliere non abbia approfittato di comode via d’uscita “estere”.

Ora gli Italiani: purtroppo, come al solito, non hanno capito bene la situazione, verrebbe da dire che non ci hanno capito davvero nulla. Il Cavaliere ha certamente delle colpe, secondo chi scrive la prima è quella di aver potuto cambiare l’Italia con maggioranze mai viste nella storia repubblicana e non aver fatto nulla, perdendosi per altro tra varie bellezze effimere. Ma dire che ha tutte le colpe della disastrosa situazione italiana attuale è davvero un errore marchiano (chi scrive ritiene che tra i maggiori responsabili ci sia Mario Monti ed il suo governo, governo finalizzato a salvare l’Europa e l’Euro affossando l’Italia). Constato dunque la mera realtà affermando che il Cavaliere, che sempre scampò alla giustizia negli ultimi venti anni, è decaduto nel preciso momento in cui ha affermato quello che sembra ormai evidente a tutti gli addetti ai lavori – economisti in primis – ossia che l’euro attuale non funziona e che bisognerebbe prendere in considerazione l’uscita da tale diabolico meccanismo. Ossia nel momento in cui il Cavaliere è andato contro al titano economico del momento, la Germania, si è scatenato l’inferno che lo ha travolto. Dunque, due più due, et voilà le incaute affermazioni volte alla uscita dell’Italia dall’euro fatte dal Cavaliere nell’autunno del 2011, come ci ha indicato per primo Bini Smaghi, vedasi il suo libro Morire d’Austerità (editore il Mulino). Quello che non capisco è tutto l’ardore, il piacere, la soddisfazione che molti italiani provano oggi a valle della sentenza di decadenza di Berlusconi: non capiscono che quello che in realtà sta succedendo è qualcosa di diverso, ossia quanto si sta materializzando è che tutti gli italiani se la stanno prendendo in quel posto. Si, in quel posto, avete capito bene! Effettivamente comprendo l’antipatia ed il fastidio che la persona Berlusconi può determinare o aver determinato nelle coscienze se non collettive almeno in quelle di sinistra in relazione ai suoi comportamenti ed alla sua storia politica degli ultimi venti anni. Quello che non capisco è come gli italiani siano di così limitate vedute. Il vero problema è infatti che, per uno strano gioco del destino, uccidere oggi politicamente il Cavaliere significa avallare stenti indicibili per le prossime generazioni italiche, stenti finalizzati al pagamento del debito per fare un piacere all’Europa tedesca. Mi spiego meglio: il governo Letta, pressato dalla Germania, essendo senza statura e forza necessaria per reagire, si è detto disposto a fare tutto quello che è necessario per tenere in piedi l’euro, senza chiedersi se questo euro austero sia nell’effettivo interesse degli italiani, meglio detto degli italiani che continuano a risiedere in Italia riferendomi alla stragrande maggioranza dei cittadini (e non di coloro – pochi ma potenti – che hanno convertito i patrimoni dalla vecchia lira nello stabile pseudo marco chiamato euro). Fare tutto quanto è necessario per stare nell’euro significa, soprattutto, anzi e comunque fare gli interessi della Germania. Per inciso, come dimostrato in precedenti interventii, la Germania grazie all’euro sta avendo tanto potere come ne ebbe l’ultima volta nel 1940 all’atto della conquista di Parigi. Prima considerazione: se sentite dire qualcuno che la Germania prima o poi uscirà dall’Euro per cortesia non credeteci, conoscendo bene i tedeschi non sono così stupidi di andare contro i loro stessi interessi. Piuttosto la Germania sta prendendo tempo, in quanto il tempo gioco a loro favore. L’Italia ha un debito che di fatto è andato in iperbole a causa di una contemporanea riduzione dei consumi, alti interessi da pagare sul debito maggiorati dallo spread (per altro in un contesto di tassi addirittura in salita prospettica) e crisi globale. Dunque, la seconda considerazione: con il fine di mantenere l’Italia nell’euro e quindi di pagare il debito estero Letta farà tutto quello che è necessario per ridurre il livello e la qualità di vita degli italiani, con misure che ad esempio si concretizzeranno in un blocco dell’indicizzazione delle pensioni – misura in parte già attuata -, in una possibile tassazione patrimoniale – allo studio, probabilmente il prossimo anno – ed azzoppando ogni possibile recupero futuro svendendo i campioni nazionali che stanno alla base del nostro sistema manifatturiero – date 6 mesi di tempo e vedrete cosa succederà all’energia, acciaio, difesa e possibilmente anche ad alcune banche nazionali -. A questo aggiungiamo tasse altissime per i prossimi venti anni (tanto per essere sicuri che di ripresa in Italia non ce ne sarà), le più alte del mondo occidentale, fatto che di per sé determina un forte incentivo a trasferire o a direttamente acquisire per poi delocalizzare aziende italiane con partecipazioni estere che generano buoni profittiii (ENEL, ENI, Finmeccanica?), come ad esempio i campioni nazionali, vedasi oltre. E tutto questo senza toccare i costi della politica e le caste. Per caste, si noti, intendo anche quelle internazionali: ad esempio nessuno si è mai chiesto perché i costi standard sanitari siano fumo negli occhi oltre che per questo governo anche per l’establishment in generale, establishment sovranazionale direi anche? Ricordate sempre che per ogni corrotto c’è un corruttore, ossia se ad esempio un medicinale costa il Italia il doppio di quello che costa in Francia, chi ci guadagna prima di tutto è l’industria farmaceutica che poi magari assolverà i propri “doveri” con la politica (…). Visto che in Italia di industrie farmaceutiche praticamente non ce ne sono più, fate voi due più due…

Dunque, il Cavaliere in questo contesto storico sembra essere l’unica persona che, per trascorsi politici e manageriali e per forza finanziaria, poteva e può permettersi il lusso di non dover lavorare per vivere, potendo fare oltre che i propri interessi anche quelli del Paese (il problema è piuttosto fargli ben capire come debba essere interpretato il rapporto tra i suoi ed altrui interessi) sfidando se necessario i partners europei [fa quasi impressione per chi scrive arrivare a simili conclusioni, difendendo a spada tratta il Cavaliere, oggi…]. Ed infatti era disposto ad uscire dall’euro, lui che le attività industriali le ha quasi tutte in Italia o nei paesi sud-europei ha ben capito che senza crescita – che con l’euro austero è impossibile – non ne avremo per i prossimi venti anni! E quindi, anche con un pizzico di orgoglio personal/nazionalistico oltre che scenografico aveva sfidato i potentati europei andando contro l’euro in un momento in cui nessuno era disposto a seguirlo. Quindi necessariamente è decaduto.

Con i politici che gli sono succeduti, tutti o quasi cooptati dall’Europa tedesca anche in virtù della loro incapacità di opporsi alle richieste “imperiose” della Germania, quello che succederà sarà una svendita dello Stato trasformando il sud Europa fino a ieri ricco e prospero in un serbatoio di manodopera a basso costo, con gente che deve solo consumare ma senza arricchirsi, e questo con il fine per il nord Europa di accaparrarsi lo spazio vitale – leggasi le aziende che possano integrarsi con il loro sistema – utili a mantenere alto li livello di vita dei popoli del nord Europa (il vero problema della politica italiana è che è diventato un lavoro fine a stesso, ossia i politici devono vivere solo della propria posizione pubblica oltre che dover sbarcare il lunario, quindi restano cooptabili se non corruttibili). Dunque, avere un’Europa periferica senza industria pesante ma solo servizi e turismo, oltre che agricoltura dove applicabile. Voi dite, questo è quello che sembra accedere oggi in Italiaiii. No, vi dico io: questo è semplicemente il sunto del programma nazista di Walther Funk per l’Europa Comune – comune nel senso che la Germania applica/va il concetto “quel che tuo è mio, quel che è mio è mio” -, programma presente in rete anche su Wikipedia ma solo in tedesco, guarda caso. Ossia, l’euro potrebbe essere uno strumento per arrivare agli stessi fini nazisti preconizzati da Funk nella sua visione di Europa (comune), avendo già introdotto la dimostrazione di come l’euro possa effettivamente e facilmente essere asservito – volontariamente o meno – a delle finalità riconducibili ad una forma moderna di fascismoiv. E’ assolutamente scandaloso che la scorsa settimana nessun italiano si sia mobilitato oltre che indignato leggendo le considerazioni dell’economista Hans Werner Sinn dell’IFO tedescov, secondo il Financial Times il più importante economista tedesco oltre che uno delle persone più influenti in Germania, parole che hanno direttamente confermato come Berlusconi avesse un piano per l’uscita dell’Italia dall’Euro nell’autunno 2011, indirettamente avallando la considerazione secondo cui doveva essere politicamente eliminato. Se gli italiani non capiscono queste cose dimenticando totalmente i propri interessi vitali, ossia se gli italiani preferiscono vivere nell’ignavia – peccato per altro creato ad hoc per il popolo italiano dal grande Dante Alighieri circa 500 anni fa – bene, allora vuol dire che si meritano gli stenti che dovranno patire nel prossimo futuro, stenti che dureranno almeno per i prossimi venti anni. Se nemmeno una notizia di questo genere smuove la gente, beh, allora penso che sia bene che l’Italia vada in malora (per altro i media main stream italiani si sono guardati bene dal pubblicizzare con troppa enfasi le affermazioni di Sinn). Attenti però, quelli che oggi festeggiano per la caduta del Cavaliere, ossia dell’unica persona che ha dimostrato di volersi e potersi mettere contro il leviatano germanico, saranno i primi a dover fare mea culpa, per altro senza essere salvati né perdonati.

Io semplicemente non ci sto. Ed anzi, personalmente non accetterò lamentele dalle persone conosciute che oggi festeggiano quando in realtà non c’è un bel niente da festeggiare. Stigmatizzo che in un paese normale la gente avrebbe manifestato contro l’inaccettabile ingerenza nella gestione della propria nazione da parte di una potenza estera, se effettivamente la caduta del Cavaliere fosse da correlare ad una forma di  attivismo germanico finalizzato alla sua morte politica.

Italiani, attenti: gli interessi in gioco sono enormi, la Germania ha fatto l’ultima guerra mondiale per ragioni squisitamente economiche, pensate che oggi sia diverso? La Cina oggi sta rallentando e dunque in prospettiva anche i consumi dell’estremo oriente: la Germania deve agire prima che questo accada e l’unica possibilità per mantenere intatta la sua competitività è proprio – prima di tutto – quella di eliminare il più grande competitor manifatturiero continentale, ossia l’Italia. Rapidamente. Se poi tale competitor è anche ricco di risparmi meglio ancora, la patrimoniale arriverà e servirà per manutenere i tassi tedeschi artificiosamente bassi, a fronte di tassi sud europei più alti di quello che dovrebbero essere, oltre che per affossare ulteriormente i consumi e quindi la crescita italiana, tanto per non sbagliarsi. E la conquista dei campioni nazionali italiani è solo questione di tempo, io penso che ENEL sarà il primo obiettivo (anche perché se i conglomerati energetici tedeschi non se la comprano velocemente, entro due anni sarà ENEL a comprarsi loro dall’alto di un EBITDA doppio di quello del più grande competitor energetico continentale escluso EDF). Mortis tua vita mea. E voi italiani residenti, che dite? Non fate nulla? Mi spiace dirlo ma ha ragione Funny King di rischiocalcolato.it a consigliare l’emigrazione …..

Un accorato saluto agli ignavi!

 

Mitt Dolcino

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iii Oggi sentivo alla radio un giornalista esprimere gaudio per investimenti di Microsoft in Grecia, giustificati da ipotetici miglioramenti della situazione economica ellenica: aprirà un call center per il mercato europeo, con impiego per 350 persone. Per me questa è la prova provata che l’indirizzo dell’Europa tedesca è quello di creare sacche di manodopera a basso costo all’interno della stessa Europa, povera Grecia prima l’hanno massacrata con il fine di investirci a basso costo in un secondo momento!

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